Cinema

Aspettando gli Oscar 2015: un Extra

Con l’articolo di questa sera si è conclusa la nostra recensione delle pellicole che, tra qualche ora, si contenderanno il titolo di Miglior Film del 2014.

Sebbene questi 8 film coprano una buona parte delle nomination, nelle altre importanti categorie degli Oscar ce ne sono altrettanti che questa sera andranno a caccia di gloria. Con questo articolo a sorpresa abbiamo deciso di regalarvi una panoramica di quelli che sono riusciti a guadagnarsi una chance in regia, recitazione o sceneggiatura.

Gone-Girl-poster-3GONE GIRL

Regia: David Fincher

Cast: Ben Affleck, Rosamunde Pike, Neil Patrick Harris, Tyler Perry, Carrie Coon

Nominations: Miglior Attrice Protagonista (Rosamunde Pike)

La moglie di Nick Dunne (Ben Affleck) scompare il giorno del loro quinto matrimonio. La sparizione ottiene subito una grande copertura mediatica perché lei, Amy (Rosamunde Pike), è figlia e musa dei due autori della famosa collana di libri per bambini, Amazing Amy. Nonostante Nick processi con fermezza la sua innocenza, tutti gli indizi sembrano avvalorare la sua colpevolezza di omicidio. Ma il cambio di prospettiva è in agguato. Siamo ormai abituati all’associazione mentale tra Fincher e il thriller psicologico di pregiata fabbricazione. Il regista ha un invidiabile talento nel riscrivere il concetto di “moderno” del genere e uno stile seducente ed esclusivo. Caratteristiche che lo collocano spesso e volentieri nel punto d’incontro tra critica e pubblico. Gone Girl non è di certo la sua opera migliore ma rimane uno dei principali eventi cinematografici del 2014. Merito in particolare della Pike che ci regala un’interpretazione disorientante – in senso buono –  e difficile da dimenticare.

 

wild_ver2_xlgWILD

Regia: Jean-Marc Vallée

Cast: Reese Witherspoon, Laura Dern, Michiel Huisman, Thomas Sadoski, Gaby Hoffmann

Nominations: Miglior Attrice Protagonista (Reese Witherspoon), Miglior Attrice non Protagonista (Laura Dern)

Regia e montaggio di Vallée erano proprio l’aggiunta che serviva alla Witherspoon per il suo progetto di portare sul grande schermo la storia della scrittrice Cheryl Strayed (Reese Witherspoon) che nel 1995 intraprese in solitaria la Pacific Crest Trial per affrontare i suoi demoni dovuti alla morte della madre (Laura Dern), al recente divorzio e alla spirale di sconsideratezza e pessime scelte che ne derivò. Il regista, fresco d’aver guidato due dei precedenti vincitori dell’Academy (Leto e McConaughey), ha giocato un ruolo fondamentale in questa doppia candidatura. Dando così l’occasione alla Witherspoon di regalarci la sua seconda grande performance in una carriera altrimenti non molto osannata (dopo il ruolo di June Carter in Walk the Line). Chissà che il tocco magico di Vallée non segni la sua svolta come pare aver fatto proprio con McConaughey. È un buon film che parla per immagini, molto coinvolgente e intenso. Caratteristica – quest’ultima – che deve all’ottimo montaggio (sempre di Vallée). A mio avviso non riesce però a staccarsi dal suo grande precessore Into the Wild con il quale le similarità sono un po’ troppe a livello di struttura dello script, image system e fotografia. E del quale non condivide la metà della drammaticità.

 

foxcatcher__spanFOXCATCHER

Regia: Bennett Miller

Cast: Steve Carell, Channing Tatum, Mark Ruffalo, Sienna Miller, Vanessa Redgrave

Nominations: Miglior Regista (Bennett Miller), Miglior Attore Protagonista (Steve Carell), Miglior Attore non Protagonista (Mark Ruffalo), Miglior Sceneggiatura Originale (E. Max Frye, Dan Futterman),  Miglior Trucco e Acconciature (Bill Corso, Dennis Liddiard)

I fratelli Schultz, Mark (Channing Tatum) e Dave (Mark Ruffalo), sono entrambi campioni olimpici di lotta libera. Mark, il più giovane, si sente però scavalcato dal fratello. L’occasione di riscatto arriva nelle sembianze di John E. Du Pont (Steve Carell), erede di una delle più ricche famiglie americane che deve la sua fortuna al mercato degli armamenti. L’eccentrico benefattore condivide con lui la passione per lo sport olimpico e lo invita nella sua reggia in Pennsylvania per allenarsi e avviare il Team Foxcatcher. Il twist drammatico non tarda ad arrivare e il facoltoso benefattore si rivela essere un inquietante despota, guastato dal suo stile di vita. Ancora una volta Bennett Miller ci mostra il suo amore per le storie vere, in questa cronaca sinistra di una tragedia magistralmente diretta e ingiustamente esclusa dalla corsa all’Oscar più ambito. Può però compiacersi della candidatura a Miglior Regista, statuetta che meriterebbe se non fosse che quest’anno l’asticella è davvero alta e sarà difficile spiccare tra i suoi pari Inarritu e Linklater. Foxcatcher ha senza alcun dubbio il miglior cast tra le pellicole in gara, condotto da uno sfigurato Carrell nella parte più sorprendente della sua carriera. Altra menzione speciale va al trucco che gioca un ruolo fondamentale nella visione di Miller, rendendo i due attori candidati quasi irriconoscibili. Personalmente me ne sono accorto solo ai titoli di coda.

 

TwoDays-oneSheetTWO DAYS, ONE NIGHT

Regia: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne

Cast: Marion Cotillard, Fabrizio Rongione,

Nominations: Miglior Attrice Protagonista (Marion Cotillard)

Belgio. Dopo un periodo di assenza da lavoro, dovuto a un crollo nervoso, Sandra (Marion Cotillard) torna nella piccola azienda di fotovoltaico per scoprire che qualcosa è cambiato. La direzione ha realizzato che i sedici colleghi possono coprire facilmente anche il suo turno e propone un bonus di mille euro a ognuno per votare il licenziamento della donna. Incoraggiata dal marito, Sandra dovrà combattere le sue insicurezze per visitare i colleghi uno ad uno, durante il weekend, per convincerli a cambiare il loro voto e restituirle così la possibilità di lavorare. Two Days, One Night (Deux Jours, Une Nuit) è un dramma struggente sul precariato, rafforzato dal timbro d’autenticità dei fratelli Dardenne. Un film cucito su misura attorno a un’intensa performance della Cotillard, pura ed energica. L’inno alla vita di una madre schiacciata dalla crisi.

 

into-the-woods-poster1INTO THE WOODS

Regia: Rob Marshall

Cast: Meryl Streep, Anna Kendrick, Johnny Depp, Emily Blunt, James Corden, Lilla Crawford, Daniel Huttlestone

Nominations: Miglior Attrice non Protagonista (Meryl Streep), Miglior Scenografia (Dennis Gassner, Anna Pinnock), Migliori Costumi (Colleen Atwood)

Molto prima di Once Upon a Time ci aveva pensato Stephen Sondheim, drammaturgo pluripremiato, a giocare con gli ingredienti della fiaba dei fratelli Grimm. Into the Woods già nel lontano 1988 strappava tre Tony Awards miscelando con maestria elementi da Cappuccetto Rosso, Cenerentola, Jack e il Fagiolo Magico e Raperonzolo. Quello di Marshall non è altro che l’ottima trasposizione cinematografica del musical, con un cast decisamente all’altezza guidato dall’eterna Meryl Streep. Una pellicola leggera e generalmente apprezzata dalla critica.

 

Still_Alice_-_Movie_PosterSTILL ALICE

Regia: Richard Glatzer, Wash Westmoreland

Cast: Julianne Moore, Kristen Stewart, Alec Baldwin, Kate Bosworth, Hunter Parrish

Nominations: Miglior Attrice Protagonista (Julianne Moore)

Alice Howlamd (Julianne Moore). Professoressa di linguistica alla Columbia. Moglie di John (Alec Baldwin) e madre di tre figli molto diversi tra loro. Quando piccoli problemi di memoria iniziano a manifestarsi, scopre suo malgrado di aver ereditato dal padre una precoce forma di Alzheimer destinata a degenerare molto rapidamente. Alice vede sfuggirsi progressivamente ricordi e conoscenze, che fanno di lei quello che è.
Un film cucito magistralmente sulla Moore che – a mio parere – merita più delle colleghe la statuetta. Una commedia pulita e nostalgica. Tears-Alert.

 

The_Judge_2014_film_posterTHE JUDGE

Regia: David Dobkin

Cast: Robert Downey Jr., Robert Duvall, Vera Farmiga, Billy Bob Thornton, Vincent D’Onofrio, Leighton Meester, Jeremy Strong, Dax Shepard

Nominations: Miglior Attore non Protagonista (Robert Duvall)

Alla morte della madre, Hank Palmer (Robert Downey Jr.), facoltoso avvocato difensore dei delinquenti di Chicago, è costretto a sospendere una causa in corso per fare ritorno alla sua piccola cittadina natale: Carlinville, in Indiana. E soprattutto a riallacciare i rapporti con una famiglia lasciata alle spalle per colpa del difficile rapporto con il padre, il giudice Joseph Palmer (Robert Duvall). Quella che dovrebbe essere un’amara manciata di giorni, diventa un periodo molto più lungo quando il padre si ritrova ad affrontare un processo per un omicidio di cui non ha nessun ricordo. The Judge è una storia di nostalgia alimentata dal conflitto tra due ego ostinati, magistralmente ritratti dai due protagonisti. Duvall è in grado di spogliarsi della sua durezza, raccontando le debolezze di un uomo di prestigio che deve confrontarsi con il deterioramento del suo fisico. Un film che non mira a grandi obiettivi ma che merita la nomination ricevuta.

 

IV POSTERINHERENT VICE

Regia: Paul Thomas Anderson

Cast: Joaquin Phoenix, Josh Brolin, Owen Wilson, Katherine Waterston, Reese Witherspoon, Jena Malone, Benicio Del Toro, Joanna Newsom

Nominations: Miglior Sceneggiatura non Originale (Paul Thomas Anderson), Migliori Costumi (Mark Bridges)

È il 1970. Larry “Doc” Sportello (Joaquin Phoenix) è un investigatore privato immerso in una spirale mistica di vizi e marijuana. Shasta è la ex che chiede il suo aiuto per smascherare un anomalo rapimento ai danni dell’attuale fidanzato. Il primo tassello di un intricato puzzle che presenterà a Doc alcuni dei più eccentrici personaggi di Los Angeles. Inherent Vice – tradotto come “vizio di forma” – è il difetto di un oggetto che ne causa il deterioramento, l’instabilità delle sue parti. Un rischio. Il film del visionario Anderson è una sequenza sfuggente di eventi animati dalle grandi performance degli attori, che a turno si confrontano con uno straordinario Joaquin Phoenix. In particolare, mi sento in dovere di menzionare il ruolo della Waterston. Certo non passa inosservato il lavoro fatto da Anderson sullo script. Rilegata da un voice over femminile e filosofeggiante, molto originale, la trama avanza tra dialoghi taglienti e brillante umorismo. Un altro caso di “pellicola che meritava di più”.

 

MR-TURNER-final-posterMR. TURNER

Regia: Mike Leigh

Cast: Timothy Spall, Dorothy Atkinson, Marion Bailey, Paul Jesson

Nominations: Miglior Fotografia (Dick Pope), Migliori Costumi (Jacqueline Durran), Migliore Colonna Sonora (Gary Yershon), Migliori Scenografie (Suzie Davies, Charlotte Watts)

La storia della travagliata vecchiaia del paesaggista J. M. W. Turner (Timothy Spall). Il rapporto con il padre, la pittura e gli amori. Sebbene le nomination del film inglese non riguardino regia, sceneggiatura o recitazione, ho fatto uno strappo alla regola aggiungendolo a questo extra. E non mi sono sentito in dovere di farlo tanto per le quattro candidature ottenute – tutte papabili statuette nella loro categoria (Dick Pope su tutti). Ma per quella non ottenuta: Miglior Attore Protagonista per Timothy Spall. Altro che Keaton, Cumberbatch e Cooper…

 

tumblr_inline_nhejgipluK1ryva51NIGHTCRAWLER

Regia: Dan Gilroy

Cast: Jake Gyllenhall, Rene Russo, Bill Paxton, Riz Ahmed

Nominations: Miglior Sceneggiatura Originale (Dan Gilroy)

Lou (Jake Gyllenhall) è un ladruncolo di Los Angeles con una straordinaria cultura autodidatta (passatemi l’uso come participio passato che nella nostra lingua manca) e una cinica morale, figlia del mondo in cui vive. Casualmente scopre le proficue possibilità che la carriera del nightcrawler offre ad un animo freddo come il suo. Il mestiere consiste nel precipitarsi sul luogo di un incidente, battendo la concorrenza, e documentare con telecamera alla mano il sinistro per poi vendere il filmato al miglior offerente tra le stazioni televisive locali. L’assioma del mestiere è: If it bleeds, it leads (letteralmente: se sanguina, fa notizia). Il debutto noir di Gilroy rappresenta la presa di coscienza di un cinismo dilagante che prospera in un terreno di open-source e punti di riferimento evanescenti. Un grido d’aiuto in una società che evoluzione e libertà hanno paradossalmente riportato dritta dritta alla legge della giungla. Nightcrawler è un unico riflettore puntato sull’agghiacciante protagonista rivelato da Gyllenhall in tutta la sua complessità. Una lezione di recitazione che non è stata colta dall’Academy. La pellicola – a mio parere – entra a pieno titolo nella top 4 dei film più significativi dell’anno. E sento già bisbigliare in lontananza la parola cult.

Molti altri titoli meriterebbero l’ingresso in questa rubrica con cui abbiamo voluto accompagnarvi in questi ultimi giorni. Ma la scampagnata – ahimé – termina qui. Questa volta per davvero.

Sono sempre più convinto che il 2014 sia stato un’annata magica ed eccezionale per il cinema mondiale e in questa luce mi piace pensare che le statuette  che verranno consegnate stasera brilleranno un po’ più del solito, sotto il cielo stellato di Los Angeles.

Buona Nottata.

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Matteo Pilon

Rocket Scientist, Alpinist, PirateBayers, Adobe Expert, ScreenWriter, Butcher, Drinking Buddy. Amo le serie TV di ogni razza e colore, ma venero le Dark Comedy. Se un Pilot sfiora l'etere, io l'ho visto. Cinefilo per folgorazione e per proto-professione. Cazzaro

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