Basato sulla storia vera di William Bonin, l’assassino tristemente noto in tutta l’America come “il killer dell’autostrada”, Freeway Killer ripercorre la carriera omicida di uno dei protagonisti delle tante pagine macchiate di sangue della storia americana.

  • Titolo: Freeway Killer Locandina Freeway Killer
  • Regia: John Murlowski
  • Sceneggiatura: David Birke
  • Fotografia: Tim Wooster
  • Montaggio: Mark Talbot-Butler
  • Musica: Erik Godal
  • Interpreti principali: Scott Anthony Leet, Dusty Sorg, Cole Williams, Michael Rooker, Debbon Ayer, Eileen Dietz
  • Produzione: Ehud Bleiberg, Jeff Davis, Nicholas Donnermeyer, Nadine Leonova, Larry Rattner, Tim Swain
  • Distribuzione: Image Entertainment
  • Origine: USA, 2010
  • Genere: Horror, Crime, Thriller
  • Durata: 88′
  • Colore: Colore
  • Sinossi: Autostrada della California, fine anni ’70 inizio anni ’80. Per lavoro Bill batte le strade in lungo e in largo, da Los Angeles alla Contea di Orange, con il suo Chevy van, instancabilmente, dando un passaggio a giovani autostoppisti ai quali offre anche un po’ di puro divertimento, tra fumo e pasticche. I giovani ci vanno a nozze. Un buon samaritano? No, un serial killer.

William George Bonin nacque nel Connecticut nel gennaio del 1947, da un padre reso schiavo dal gioco d’azzardo e dall’alcol e violento di natura, contro moglie e figli. La madre, rispetto alla dedizione all’alcol, non era da meno, per cui affidava spesso i figli al nonno dei piccoli, che abusava sessualmente e ripetutamente di loro. Bonin crebbe, così, in un ambiente infestato da demoni che lo portarono, tra il 1979 e il 1980, a rapire, torturare e infine uccidere 21 adolescenti tra i 13 e i 19 anni. Ma tuttora lo si sospetta di altri 15 omicidi. Bonin condivide il suo soprannome, impostogli dai media, con altri due “killer dell’autostrada”: Patrick Kearney, che smembrava le sue vittime e le buttava nei cassonetti dell’immondizia, arrestato nel 1977, e Randy Steven Kraft, che prediligeva i Marine degli Stati Uniti, che drogava e poi uccideva, arrestato nel 1983.

Il fim descrive, omicidio dopo omicidio, l’eccitazione di Bill davanti alla morte che lo soggioga da anni, fino al culmine del suo delirio di onnipotenza sfogato sui giovani ragazzi, tutti di sesso maschile, che il destino ha posto sulla sua strada. È la storia di un solitario che negli anni ha imparato a convivere con i demoni e lo ha insegnato a degni compagni di un’atroce esperienza, come Vernon e Kyle, che diventano complici attivi e passivi di un macabro passatempo. È la storia di una madre che cerca di elaborare il lutto per un figlio scomparso e mai ritrovato, implorando il suo assassino di darle la certezza che il suo unico figlio sia una delle sue vittime.

Ambientazione tipica della fine degli anni ’70, quindi film decisamente scarno di effetti speciali, e cast di volti poco noti, anche se di passaggio in serie TV quali CSI, CSI Miami, Cold Case, NCIS, NCIS Los Angeles e Ghost Whisperer. Di spicco, però, troviamo Michael Rooker, protagonista in parecchi film, quali Mississippi Burning, Sea of Love, Days of Thunder, JFK, Cliffhanger, tanto per citarne alcuni, ma che gli amanti degli zombi di The Walking Dead riconosceranno seduta stante. Sulla trama e sull’originalità del tema c’è poco da dire, essendo purtroppo fatti realmente accaduti; sulla narrazione, invece, si può di sicuro affermare che è sì lenta, ma scandisce bene le varie fasi del personaggio principale, Bill, interpretato da Scott Anthony Leet. Fasi che si ripetono, come fossero racchiuse in un cerchio senza fine, che spingono Bill in un turbinio di eccitazione, depravazione, delirio, senso d’appagamento, tormento e infine noia, che guida l’omicida a ricominciare tutto da capo, rischiando sempre di più. E qui Scott Anthony Leet è stato bravo a far trapelare quel qualcosa che scatta un attimo prima che l’idolo degli autostoppisti si trasformi in mostro. In certi passaggi è un po’ troppo violento, ma l’interpretazione degli attori è piuttosto convincente e lascia spazio a riflessioni che portano lo spettatore a chiedersi come faccia la mente umana, in questi casi, ad agire in maniera così perversa.

 

 

 

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