Cinema

Mine: un soldato, una mina e il cinema italiano

Oggi parliamo di quello che è, a parere di chi scrive, il miglior film italiano dell’anno passato: Mine (di Fabio & Fabio).

Cento minuti ritraenti un soldato immobile sopra a una mina, stessi produttori di Buried – Sepolto (un film tanto spettacolare quanto superficiale e vuoto) e due registi italiani al loro esordio cinematografico: gli elementi per partorire un mattone di pellicola c’erano tutti, ma se siamo qui a parlarne non è soltanto perché i due registi ci hanno ampiamente smentito, bensì perché hanno dato una lezione al cinema italiano. Non preoccupatevi, non ci saranno spoiler pericolosi.

Mine-poster

LA TRAMA

Ci troviamo in Afghanistan. Mike (Armie Hammer) e Tommy (Tom Cullen) sono due soldati con una missione ben precisa: uccidere un presunto terrorista durante il suo matrimonio. Mike ha però un rimorso di coscienza e si rifiuta di farlo, non essendo sicuro che l’uomo che ha sotto tiro sia il loro target. Poco dopo vengono scoperti dai mercenari dell’uomo e sono costretti a fuggire in mezzo al deserto per nascondersi nel villaggio più vicino. Poco distante dal villaggio, però, i due si imbattono in un campo minato, dove Tommy calpesta una mina e muore dissanguato. Mike, a sua volta, ne calpesta una e chiede soccorso attraverso la radio. La base lo informa che nelle vicinanze passerà un convoglio di forze alleate che potrà salvarlo, ma dovrà attendere almeno 52 ore. Riuscirà Mike, da solo, a rimanere immobile sopra a una mina per quasi tre giorni? Come se non bastasse, cominciano a riaffiorare alcuni suoi traumi mai superati, che renderanno la situazione sempre più instabile.

Da survival thriller a dramma esistenziale onirico

Schermata 2017-01-07 alle 19.05.31La trama riassunta poco fa copre solamente i primi dieci minuti del film, ovvero la parte più debole dell’intera pellicola. Le premesse infatti sembrano indicare che stiamo andando incontro a un survival thriller come ne esistono a dozzine, in cui il protagonista deve sfidare i limiti del proprio corpo se vuole tornare a casa sano e salvo. Un paio di dialoghi abbastanza scontati e già sentiti fanno temere il peggio allo spettatore, cioè che si tratti di una classica “americanata” senza la benché minima profondità psicologica (ho già citato Buried degli stessi produttori?). Ecco: non temete. Se vogliamo, tutto quello visto fino a quel punto è un MacGuffin che servirà a scoprire la vera anima dell’opera. Ben presto, infatti, il thriller incentrato sulla mina si trasformerà in un commovente dramma esistenziale che esplorerà i conflitti più reconditi del protagonista. Attraverso alcuni flashback, man mano sempre più presenti e importanti, conosceremo il passato del soldato Mike, le sue paure, i cortocircuiti morali, la rabbia verso un padre violento, il bisogno di perdonare, ma soprattutto la necessità di andare avanti. Sempre e comunque: andare avanti e non arrendersi. Ecco il centro morale di tutta l’opera, come il personaggio del Berbero ripete più volte.

Se già questo non lo rendesse un film interessante, alcuni passaggi onirici per nulla scontati aggiungeranno un ulteriore strato alla narrazione. Tutti questi aspetti culmineranno nel finale (che ovviamente non vi svelerò!) in cui Mike dovrà decidere una volta per tutte quale sarà il suo destino: rimanere sulla mina e aspettare i soccorsi, o gettarsi in avanti sperando di sopravvivere? Tutto questo è narrato attraverso un delirio cinematografico lungo dieci minuti in cui tutte le storyline del film convergono, si scontrano e si fondono l’una con l’altra. Non ho molti dubbi nel definire la scena finale di Mine come l’apice cinematografico italiano del 2016: un tripudio mozzafiato di complessità narrativa, tematica psicologica e soprattutto tecnica (con un montaggio di rara intensità e con alcune inquadrature di grande impatto scenico).

La mina

minaCome potete immaginare, in un simile contesto esistenzialista, la mina non è più un semplice espediente narrativo, ma acquista ulteriori significati metaforici e simbolici. Diventa così emblema di un blocco psicologico molto più profondo e intangibile, che si declinerà via via in varie forme (sia nel passato irrisolto del protagonista che nel suo incerto futuro). Se vogliamo, la mina è il “correlativo oggettivo” ideale per Mike e la sua caratterizzazione. Anche la stessa posizione inginocchiata in cui si trova il giovane soldato ritornerà più volte nel corso del film, sempre assumendo connotazione differenti (per esempio inginocchiandosi di fronte al già citato padre violento, in segno di sottomissione). Gli ultimi secondi di Mine aggiungeranno un ulteriore strato di significati (altamente evocativi), sia alla mina che alla suddetta postura del protagonista: sta a voi decidere se volere scoprire quale siano. Ma a mio avviso vale davvero la pena scoprirlo.

Pinocchio e il viaggio dell’eroe

Mine-foto-film-2Ammetto di aver conosciuto questo film soltanto per un fortuito caso: qualche settimana fa i due registi (Fabio Guaglione e Fabio Resinaro), il produttore italiano (Andrea Cucchi) e il compositore (Andrea Bonini) hanno presentato il film all’interno della mia università, facendo seguire alla visione una sessione di domande e risposte. Tra le varie informazioni che sono saltate fuori, almeno un paio di esse sono interessanti per comprendere la particolarità di Mine. La prima è che il film è una riproposizione della storia di Pinocchio (pur con modalità estremamente simboliche, non troverete quindi riferimenti espliciti al capolavoro di Collodi). Ebbene sì, io stesso faticavo a credere a questa chiave di lettura, ma ascoltando i due registi commentare alcuni elementi (dalla casa che metaforicamente inghiotte Mike, come la balena fece con Pinocchio, all’importanza del personaggio del Berbero, pensato come fosse il corrispettivo del Grillo Parlante) mi sono reso conto che non è affatto campata in aria. Non vi dico altro per non togliervi il gusto di trovare parallelismi e punti di contatto tra queste due opere.

mine-armie-hammer-e1475248565173La seconda riguarda le intenzioni dei registi-sceneggiatori: Mine infatti è stato pensato per essere un “viaggio da fermi”. Chiariamo subito questa espressione: il protagonista è effettivamente immobile per la quasi totalità del tempo, non c’è praticamente nessun cambiamento spaziale nel film. Piuttosto la struttura narrativa, la caratterizzazione dei personaggi e l’evoluzione psicologica del protagonista si basano fedelmente sul cosiddetto Viaggio dell’eroe (The Writer’s Journey: Mythic Structure For Writers, in lingua originale). Quest’ultimo è un celebre saggio dello sceneggiatore Christopher Vogler, in cui egli schematizza quelli che sarebbero i pattern e gli archetipi che si ripetono nelle storie di eroi (in film, romanzi, poemi e qualsiasi forma d’arte basata su una narrazione). Tra questi possiamo trovare i sette personaggi archetipici onnipresenti (l’Eroe, il Mentore, il Guardiano della Soglia, il Messaggero, il Mutaforme, l’Ombra e l’Imbroglione), e la costruzione del “viaggio dell’eroe” (nel nostro caso il protagonista Mike, che lo compie internamente) attraverso 12 fasi, divise in tre atti. I due registi hanno confermato che la loro sfida più grande è stata, appunto, quella di condensare questo viaggio (di solito rappresentato in modo concreto con numerosi cambi di scenari, atmosfere e cast) in un unico luogo, avendo praticamente un unico personaggio in scena. Si tratta quindi di un esperimento inedito nel panorama cinematografico italiano.

Ah, un’ultima curiosità che i registi ci hanno fatto notare: la canzone su cui scorrono i titoli di coda non è casuale. Il brano musicale stesso viene citato all’interno del film, riassumendone inoltre la poetica. Ricordatevene durante la visione se volete apprezzare anche i dettagli.

Conclusione

La conclusione è inevitabile: Mine è uno dei film italiani più originali usciti nel 2016. Uno dei pochi a non adagiarsi su tematiche trite e ritrite; uno dei rari casi in cui si cerca l’inedito sia nella storia che nelle metafore; uno dei pochissimi in cui anche l’aspetto tecnico è tenuto in grande considerazione (e non viene del tutto sottomesso alla storia, come accade tristemente la maggior parte delle volte nel cinema italico).

Insomma, è l’esempio di film che dovrebbe uscire più spesso nelle sale. Se avete voglia di ripulire le vostre cornee dopo non uno, ma ben due “Natale a…” usciti nelle scorse settimane al cinema, credo che Mine sia la medicina migliore che il dottore possa prescrivervi. Fatemi sapere se vi è piaciuto!

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Alessandro Tranchini

Studente di comunicazione, media e pubblicità. Amante di serie televisive, fotografia, letteratura e musica, con un'insaziabile passione per il cinema. Dal 2010 presente su Itasa come scroccatore recidivo di sottotitoli, dal 2012 come utente fisso e dal 2014 come blogger. Serie preferite? Scrubs e Oz: il Sacred Heart Hospital e l'Oswald State Penitentiary sono le sue seconde case.
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