Penny Dreadful

Penny Dreadful – terza stagione: poesia e tragedia

Sono passate quasi due settimane dalla conclusione di Penny Dreadful, un’opera che con sole tre stagioni è riuscita a entrare di diritto nella storia della televisione.

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Quella che all’inizio sembrava una semplice riproposizione di temi e personaggi della letteratura horror e fantasy già esplorati più e più volte, si è dimostrata molto presto per quello che è in realtà: una serie televisiva poetica e raffinata, che eccelle in praticamente qualsiasi aspetto. A partire da quello tecnico, con una regia e una fotografia incredibilmente ispirate e suggestive, che ricalcano perfettamente lo stile artistico e sofisticato della serie. Ma anche l’aspetto recitativo, grazie a delle performance da parte del cast assolutamente sorprendenti, soprattutto quelle di Eva Green, Billie Piper e Rory Kinnear, che non hanno rivali nel panorama televisivo odierno. E per finire, quello della sceneggiatura, con una storia che nonostante le premesse riesce a essere tanto originale quanto elegante.

La chiusura della serie, arrivata al termine della terza stagione, è stata decisamente inaspettata, anche perché annunciata dopo la messa in onda dell’episodio finale. Fortunatamente però si tratta di una vera e propria conclusione, e non di una cancellazione. Il creatore e sceneggiatore principale John Logan aveva già anticipato più di un anno fa che la sua intenzione era quella di scrivere un totale di tre stagioni, e le parole sue e del direttore del network Showtime ci fanno capire che questa decisione è stata rispettata. Questo particolare è molto positivo: il fatto che una serie televisiva possa chiudersi secondo le volontà degli autori e non secondo i bisogni del network, che potrebbe interrompe all’improvviso il prodotto o, peggio, portarlo avanti fino a snaturarlo. Per questo motivo le tante lamentele che si sono lette a seguito di questo annuncio hanno poco senso. Inoltre, è comprensibile anche la scelta di non avvisare fino al termine della messa in onda: chi ha visto gli episodi finali può capire quanto i fortunati spettatori statunitensi possano aver trovato significativo e sorprendente il colpo di scena dell’ultima puntata non sapendo che quello fosse effettivamente un episodio che si sarebbe chiuso con un “The End”.

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Di seguito sono presenti SPOILER sulla terza stagione della serie, vi consiglio di non proseguire se non l’avete vista e non volete rovinarvi la sorpresa.


La terza stagione e la puntata finale The Blessed Dark sono una più che degna conclusione alla serie. Come accade spesso per le grandi storie, il fulcro della trama sono i personaggi.

La parabola di Vanessa Ives si chiude nel modo più adatto e credibile: la sua morte. Dopo tre stagioni in cui la protagonista ha cercato in tutti i modi di allontanare le forze malvagie che l’hanno rincorsa e desiderata, e dopo aver capito che è la sua stessa natura a portare su di sé e su chi la circonda queste calamità, Vanessa ha finalmente compreso che l’unico modo per trovare pace sarebbe abbracciare la morte. La scena in cui vediamo Ethan esaudire il desiderio della Creatura del Giorno è a dir poco splendida, e per questo è anche perfettamente rappresentativa di una delle maggiori capacità di questa serie: riuscire a trasmettere ed esprimere una vena poetica anche in un momento così tragico.

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A ben pensarci, la protagonista è l’unico personaggio principale ad aver avuto una conclusione positiva. Ethan e Sir Malcolm si trovano a piangere Vanessa, e non hanno più un ruolo o un obiettivo nella loro vita. Il primo, dopo aver chiuso i conti con il passato, sapeva di poter contare su Londra come la sua nuova casa, ma con la morte del più importante motivo che lo portava a restare, questa speranza crolla. Per il secondo invece questa scomparsa è sinonimo di perdita di ogni legame famigliare rimasto. Victor ha finalmente realizzato quanto fosse ingiusto il suo voler controllare Lily, e anche lui sembra non avere una strada da percorrere, con nulla che lo spinga a continuare il suo lavoro. Il meraviglioso John Clare dopo aver rincontrato la sua vecchia famiglia, perde prima il figlio, colpito dalla malattia, e di conseguenza la moglie, che non vuole più avere a che fare con lui. Con la morte di Vanessa spariscono definitivamente le poche persone che lo consideravano per quello che era, e non per il suo aspetto. Lui dunque ritorna in una condizione forse peggiore a quella iniziale: se prima era una Creatura senza identità o memorie, ora è una Creatura che ha solo i ricordi dei legami affettivi persi. Dorian si ritrova nuovamente solo, dopo essere stato abbandonato da Lily, l’unica persona che era inizialmente riuscita a risvegliare la sua edonistica ricerca di passione e intrattenimento. Anche se le parole cercano di celarlo, le sue espressioni alludono a una certa stanchezza nei confronti dell’immortalità, non mi stupirebbe scoprire che questi eventi sono quelli che cominciano a portare il Dorian Gray di Penny Dreadful verso una conclusione simile a quella del romanzo originale di Wilde. E infine la stessa Lily, che aveva lavorato tutta la stagione per costruire il suo esercito, finisce in una situazione in cui ha perso tutto ciò che aveva costruito. Dopo il tradimento di Dorian e il suo ultimo confronto con Victor, capisce che non è riuscita a rivoluzionare la società e la distorta visione della donna. Per tutti questi personaggi la serie sembra sottolineare con forza la mancanza di uno scopo. È molto significativo il fatto che le loro trame non abbiano un lieto fine. E questo ricalca quanto espresso prima per la fine di Vanessa: così come in Penny Dreadful è sempre presente una vena poetica anche nella tragedia, sembra indispensabile che ci sia una vena tragica nella sua poesia.

Tra i personaggi secondari della terza stagione spicca per importanza quello del Dr. Jekyll, inserito con maestria nella storyline di Victor. Ho letto diversi commenti che lo ritengono un soggetto sprecato, visto il rilievo del personaggio originale di Stevenson. Non concordo con questa visione, perché ritengo che l’obiettivo degli autori fosse semplicemente quello di rendere omaggio a una figura così significativa della narrativa di genere, aggiungendola nella propria storia e inserendo solo diversi richiami alla sua vera natura. Una scelta molto più adeguata e affascinante rispetto a un vero e proprio adattamento del soggetto originale che, oltre ad occupare troppo spazio negli episodi, avrebbe probabilmente proposto un dualismo uomo/bestia che in questa serie è già largamente esplorato con il personaggio di Ethan.

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Buona parte dell’attenzione in questa stagione però l’ha catturata il villain: il Dracula interpretato straordinariamente da Christian Camargo. La sua introduzione nella première, quando ancora non si conosceva la sua identità, è stata una scena da brividi, e sicuramente la più terrificante dell’intera serie. Come già accaduto per Dorian Gray, Victor Frankenstein e la sua Creatura, Penny Dreadful ha la capacità di adattare divinamente dei soggetti storici della narrativa, creando delle versioni che rispettano l’originale ma che allo stesso tempo riescono ad essere innovative e autentiche, dando vita a quelli che molto probabilmente sono i migliori adattamenti che questi personaggi abbiano mai avuto. Nel caso di Dracula, gli autori hanno concepito un villain tanto carismatico quanto agghiacciante, in grado di rubare continuamente la scena. L’unica pecca della sua storia è la sua sparizione un po’ troppo repentina sul finale, che però era forse necessaria per sottolineare come il suo personaggio avesse un unico scopo: quello di conquistare Vanessa; fallito questo, nulla ha più importanza, neanche la vendetta.

Anche se durata solamente 27 episodi, Penny Dreadful è riuscita a lasciare il segno con decisione nella storia delle serie TV. Come già espresso a inizio articolo, gli autori sono stati capaci di dar vita a un prodotto straordinario. A dimostrazione di ciò, un esempio – fra i tanti – che sento di dover menzionare è la maestria con cui sono stati gestiti i flashback, che sono incentrati e occupano interamente tre singole meravigliose puntate: Closer Than Sisters, The Nightcomers e A Blade of Grass, le quali sono diventate il simbolo della propria stagione, nonostante siano incentrate solo su uno o due personaggi e abbiano solitamente un’unica location. Riuscire a trasformare uno strumento, come il flashback, che generalmente è poco apprezzato e considerato quasi come un inserimento obbligatorio ai fini della trama, e renderlo uno dei tanti propri pregi, dando origine a tre delle più belle puntate degli ultimi anni, dimostra le immense capacità degli sceneggiatori, registi e attori che hanno contribuito a queste serie. Le stesse personalità che in soli tre anni hanno reso Penny Dreadful quello che è: poesia e tragedia, eleganza e terrore, e una vera e propria opera d’arte.

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Luigi Dalena

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Luigi Dalena

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Studente con un raro talento nel fare le scelte scolastiche sbagliate. Maniaco dell'ordine e dell'organizzazione. Fiero blogger itasiano dal 2013. Appassionato di videogiochi, tecnologia, astronomia, cinema e soprattutto serie TV. Apprezzo qualsiasi genere, ma ho un debole per sci-fi e fantasy. Una volta guardavo di tutto, ma poi ho lentamente ristretto i miei gusti spostandomi quasi esclusivamente sulle serie britanniche e sulle cable statunitensi. Più sono brevi, meglio è.
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