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The Young Pope – episodio 9: un disegno divino

Prosegue la serie di recensioni su The Young Pope. Nell’articolo che vi apprestate a leggere, trovate una recensione del nono episodio (seguono spoiler).

The Young Pope

Non c’è tempo per la camminata di Jude Law a suon di chitarra elettrica perché veniamo catapultati immediatamente in un discorso molto complesso: il cardinale Spencer (James Cromwell), non nelle migliori condizioni di salute, chiede al Papa di rivedere le sue posizioni sull’aborto, consigliandogli di porsi “severo in principio, ma morbido nella pratica. Anche se è il suo maestro a proferire tali parole, ormai abbiamo imparato a conoscere Pio XIII come il Pontefice che non si fa mettere i piedi in testa da nessuno: per Cristo o contro Cristo, per la sua Chiesa o contro la sua Chiesa. L’aborto resta “una gravissima offesa dei diritti primari dell’uomo e del comandamento del non uccidere”così come è stato definito da Giovanni Paolo II, una battaglia per assicurare la santa inviolabilità della vita concepita, e non sarà la società attuale a fargli cambiare idea. Ma Spencer lo incalza con una frase che probabilmente centra il punto della discussione:

Lascia che ti ricordi quello che Sant’Alfonso diceva dell’aborto: “In un aborto sono tutti colpevoli… tutti eccetto la donna”.

È stato molto divertente vedere questa scena e pensare a ciò che Papa Francesco ha fatto nelle settimane precedenti. Bergoglio ha infatti concesso a tutti i sacerdoti di assolvere chi ha abortito, in quanto non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Certo, alcuni non saranno d’accordo nel definire l’aborto un peccato, ma bisogna considerare che per la Chiesa sono dei piccoli passi in avanti verso posizioni più progressiste. Proprio come ha detto Spencer: “severo in principio, ma morbido nella pratica.

Dal Vaticano, l’azione passa poi dall’altra parte del mondo, a New York, dove troviamo un cardinale Gutierrez (Javier Cámara) provato e distrutto psicologicamente: non si sente all’altezza del compito affidatogli dal Santo Padre ed è succube dell’alcool che diventa l’unica via di fuga da una situazione paradossale. Kurtwell (Guy Boyd) è un uomo molto potente, l’uomo più potente di tutto il Queens: laddove non è arrivato lui con la pecunia, è subentrata la vergogna, la paura, la consapevolezza di essere stati abusati sessualmente e l’incapacità di denunciare un simile fatto. Ma quando tutto sembra essere perduto, il cardinale inviato da Pio XIII si accorge di essere seguito da un uomo che indossa una parrucca bionda. Come per magia, come se ci fosse un disegno divino, una storia già scritta da qualcuno, in cui ogni singolo essere umano recita una minima parte, questa persona si rivela il figlio illegittimo di Kurtwell. Come dice il testo della canzone in sottofondo:

Maybe it’s just the way, that God made me this day.

Dall’episodio si evince come anche la figura dell’Arcivescovo di New York abbia gli stessi demoni delle sue vittime, di come parla di Jack Walser (il suo stupratore), di come “abbia aumentato in modo considerevole l’affitto con una carezza”. Una figura tormentata, vero, ma una figura che non si ferma davanti a niente pur di soddisfare i propri desideri e fare i propri interessi: è un verme, un cancro della società, una persona di cui non si noterebbe la mancanza. Sorrentino non è interessato a ciò che sta dietro a un’inchiesta giornalistica, come invece ha fatto Tom McCarthy con Spotlight, ma vuole mostrare come l’abuso sia una piaga della società, un ragno che tesse una tela così fitta dalla quale solo in pochi riescono a ribellarsi, una volta intrappolati. Lo fa però il giovane Freddy (Alex Esola), che si concede alle avance di un Kurtwell ignaro dell’ingegnoso piano tramato da Gutierrez.

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Ritornando tra le mura vaticane, scopriamo che Spencer è in fin di vita, ma prima di riabbracciare il Signore vuole sentire da Lenny la storia del miracolo che ha compiuto. Mentre era in seminario, la madre del suo amico Billy contrae una malattia che le sta consumando ogni goccia di vita. Il giovane Lenny decide allora di pregare vicino la madre dell’amico, sfidando tête-à-tête Dio proprio come ha fatto con Esther. In questo preciso momento, lo Spirito Santo entra nella stanza e la madre miracolosamente guarisce da ogni male. Queste parole, che svolgono il compito dell’estrema unzione, rincuorano Spencer che decide di passare a miglior vita. Una morte che sciocca incredibilmente Papa Belardo, che lo tocca nel profondo e, in un attimo di debolezza e di sconforto, lo porta a piangere. Sì, piange. La persona che abbiamo imparato a conoscere negli scorsi episodi è completamente cambiata, mutata in meglio: sempre freddo e calcolatore, ma anche un uomo capace di bontà, capace di provare sentimenti.

Non avendo più nulla da perdere, Kurtwell minaccia di divulgare tutto il materiale che ha su Pio XIII, cercando di ricattarlo. Forse avrebbe funzionato nei primi episodi, ma adesso il Papa è un uomo nuovo, come se avesse ricevuto di nuovo il Battesimo. Il materiale a disposizione di Kurtwell sono alcune lettere alla ragazza che Lenny ha incontrato in California, il suo amore mancato. Lettere da cui emerge una persona stupenda, magnifica e meritevole di amore.

Cosa è più bello, amore mio? L’amore perso o l’amore trovato? Un orfano non ha modo di sapere. Un orfano è sprovvisto del primo amore, quello per mamma e papà. […] E tu, bagliore della mia gioventù fallita, tu hai perso o hai trovato? Io non lo so e non lo saprò mai. Non ho neanche la risposta. Però mi piace immaginarla così: alla fine, amore mio, non abbiamo scelta. Dobbiamo trovare.

Non bisogna mai arrendersi nella vita, non si può dare nulla per scontato. Bisogna trovare quello che ci rende felici: che sia un uomo o una donna, non importa; omosessuale o eterosessuale, non importa. Siamo tutti uguali innanzi agli occhi di Dio. L’amore ci unisce, ci indica la via da seguire, ci rende completi. La pedofilia non è amore, lo stupro non è amore. Perché, citando un passo della prima lettera ai Corinzi:

L’amore è paziente, è benigno; l’amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; non si rallegra dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.

Non dobbiamo perdere, dobbiamo trovare.

***

La serie, iniziata forse un po’ lentamente, si è dimostrata un ottimo prodotto. Inutile soffermarmi sulla fotografia bellissima ed evocativa e sulla capacità di Sorrentino di riuscire a dare un significato profondo anche alla scena più banale. Sono stato molto critico nella mia vecchia recensione (a proposito, qui trovate quelle delle puntate precedenti), ma mi devo ricredere. In una serie del genere non si può parlare di trama, ma solo di emozioni suscitate durante la visione. In questo, Paolo Sorrentino è bravissimo.

Francesco M. Conte

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Francesco M. Conte

Studente di Economia e Finanza (quella brutta e cattiva) e credo nel potere delle lobby. Ho scoperto Italiansubs grazie a Chuck, la mia prima vera serie televisiva. Appassionato di sport, cinema e serie TV. Adoro i drama, più lenti e contorti sono meglio è. Venero Quentin Tarantino, Martin Scorsese e Kevin Spacey.
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