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True Detective 2: promossa o bocciata?

A quasi ormai una settimana dalla fine della seconda stagione di True Detective è giunto il momento di tirare le somme: bocciata o promossa? Sono presenti spoiler, per cui la lettura è consigliata a visione conclusa.

Matthew McConaughey e Cary Joji Fukunaga

Matthew McConaughey e Cary Joji Fukunaga

Facciamo una premessa, replicare quanto fatto e ottenuto dalla prima stagione era pressoché impossibile. Nic Pizzolatto e Cary Joji Fukunaga hanno creato e realizzato un qualcosa di unico, da custodire gelosamente, con una recitazione eccezionale da parte di Matthew McConaughey e Woody Harrelson. La sfida era quindi dell’autore statunitense dalle origini italiane superarsi e stabilire un nuovo benchmark nel panorama televisivo. Ci è riuscito? Secondo me no, anzi sotto certi punti di vista questa seconda stagione non ha mantenuto le, alte, aspettative che ogni fan riponeva nella serie.

 

Analizziamo quelli che, dal mio punto di vista, sono stati i problemi:

  • NARRAZIONE: aver avuto quattro protagonisti non ha aiutato ad avere un racconto lineare, infatti è risultato piuttosto sconnesso. La trama di per sé non è complicata, ma il modo con cui è stata narrata ha fatto sì che lo diventasse;

  • REGIA: aver avuto più registi ha complicato la percezione dello spettatore sulla visione generale dello scrittore, cosa che non si è verificata nella prima stagione. Fukunaga è riuscito a dare una struttura registica convincente, vincendo anche un premio Emmy per la regia del quarto episodio Who goes There, avendo realizzato quella fantastica scena finale in un unico piano sequenza.

Rachel McAdams e Colin Farrell

Rachel McAdams e Colin Farrell in una scena del quinto episodio

I problemi sono solo di natura tecnica, perché dal lato recitativo il cast non ha deluso. Colin Farrell, Rachel McAdams e Vince Vaughn hanno forse offerto la loro migliore recitazione. Il modo con cui Pizzolatto ha concepito i personaggi rendendoli un tutt’uno con i paesaggi è fantastico. Ray Velcoro e Ani Bezzerides mi hanno davvero impressionato. La chimica tra i due era molto forte e credo che anche gli spettatori se ne siano accorti. Soltanto Velcoro poteva concepire una frase come “we get the world we deserve”: il mondo che ci meritiamo è un mondo dove la corruzione trionfa e non c’è spazio per la giustizia. La frase afferma una sorta di indifferenza su come il mondo e i sistemi che lo governano siano prodotti delle nostre scelte e dei nostri desideri. È una dichiarazione di colpevolezza, l’idea che la condizione del nostro mondo è manifestazione del carattere umano.

Un altro punto a favore della stagione è la fantastica colonna sonora. Tralasciando la sigla che ha un impatto visivo e sonoro straordinario, le musiche scelte da T. Bone Burnett e le canzoni di Lera Lynn disseminate ovunque tra la prima e l’ultima puntata, hanno conferito maggior spessore alla narrazione rendendola più apprezzabile.

A mio modo di vedere questa stagione è stata pensata come un film diviso in otto parti, favorendo più il binge-watching che una visione di settimana in settimana. Guardandola in questo modo i difetti, seppur presenti, diventano meno percettibili e il prodotto finale lo si apprezza di più. Sebbene sia lodevole un tal stile di scrittura, per la visione in TV può non essere ottimale.

Lo “spettatore mediano” (riscrivendo in chiave televisiva il teorema dell’elettore mediano di Black) è colui che si aspetta sempre un episodio che sia unico, ben caratterizzato e che si collega bene alla trama. Vuole capire tutto e subito. Non seguendo i tempi dello spettatore mediano, la serie non vuole massimizzare il numero di spettatori ma proporsi come un prodotto di nicchia, per pochi eletti.

Nonostante tutto, per me la seconda stagione è promossa. Al di là dei gusti personali, True Detective resta un prodotto di qualità. Forse fin troppo elitario, ma inimitabile nella sua composizione e nel suo stile. Michael Lombardo, presidente della programmazione HBO, lascia la possibilità di una terza stagione nelle mani di Pizzolatto: “Se vuole fare un’altra stagione, io dico che la porta è aperta, ci piacerebbe farne un’altra di True Detective.”

In una vecchia intervista, il creatore della serie aveva dichiarato che la vorrebbe fare simile a Il Grande Lebowski: creare un riff sullo stile dello scrittore Raymond Chandler con due protagonisti. Io avrei una sola richiesta: la presenza di più scene à la David Lynch. Personalmente ritengo che la scena in apertura del terzo episodio sia la scena più bella di tutta la serie. Sarebbe un peccato non sfruttare questa carta. Aspettiamo con impazienza la conferma della terza stagione (che secondo vari rumor potrebbe essere girata in Europa) fiduciosi che Pizzolatto “conquisti la collina”.

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Francesco M. Conte

Studente di Economia e Finanza (quella brutta e cattiva) e credo nel potere delle lobby. Ho scoperto Italiansubs grazie a Chuck, la mia prima vera serie televisiva. Appassionato di sport, cinema e serie TV. Adoro i drama, più lenti e contorti sono meglio è. Venero Quentin Tarantino, Martin Scorsese e Kevin Spacey.
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