Almost Human

Almost Human: 8 domande per J.J. Abrams

Ci siamo: è arrivato il momento della messa in onda di una delle serie più attese della nuova stagione televisiva, Almost Human.

J.J. AbramsSi inizia domani sera con la trasmissione del pilot per poi procedere ogni lunedì (partendo già da quello immediatamente successivo la première) con i nuovi episodi.

In occasione di questo atteso inizio, insidetv ci regala un’intervista composta da 8 scottanti domande al creatore del nuovo show della rete Fox: J.J. Abrams.
Ecco a voi cosa ci rivela su Almost Human (e non solo) la mente dietro anche a progetti del calibro di Lost, Fringe, Person of Interest, gli ultimi due Star Trek cinematografici e, prossimamente, i nuovi film di Star Wars.

EW: Che idea hai del futuro? Sei più un tipo da utopia o da distopia?
J.J.: Mi piace pensare di essere più che altro un ottimista, quindi l’idea di questa serie non rappresenta la mia tipica visione delle cose. Certo, non sono ottimista tanto quanto lo era Gene Roddenberry (il creatore di Star Trek). Diciamo che sto nel mezzo. Ma, in quanto romantico, mi piace pensare che le cose tenderanno a migliorare, piuttosto che peggiorare.

EW: In questa stagione di Almost Human quali sono i tipi di storie che appassioneranno di più gli spettatori?
J.J.:
Una delle opportunità di questa serie è che non solo ha dei personaggi che fanno sorridere e ridere, e relazioni che sembrano familiari ma al contempo uniche nel loro genere: la sua particolarità deriva da qualcosa che al momento non è necessariamente possibile. Come ogni storia fuori dal tempo, vogliamo personaggi e situazioni che ci facciano dire, “Capisco di cosa si tratta. So cosa si prova. Conosco persone simili” — anche tenendo conto del fatto che l’altra persona potrebbe essere di una specie diversa. In questa serie, non sono solo le relazioni ad essere uniche, ma lo sono anche le situazioni in cui personaggi si trovano immersi. Il modello generale risulta familiare, ma i dettagli sono differenti. Se dovesse esserci una nuova arma per le strade, questa non sembrerebbe un’arma come quelle a cui siamo abituati, ma capireste comunque che è qualcosa di pericoloso che non dovrebbe mai cadere nelle mani sbagliate. Potrebbe essere un proiettile che non viene sparato come ci si aspetterebbe. Oppure potrebbe essere una droga che produce effetti pazzeschi e orribili. Ancora, potrebbe avere a che fare con l’asportazione di organi in un modo completamente diverso da come funziona ai giorni nostri. La tecnologia è parte integrante della storia, ma è ad un livello che possiamo comprendere e a cui possiamo immedesimarci.

EW: Ogni volta che ci troviamo di fronte ad un nuovo show di J.J. Abrams c’è sempre qualcuno che si chiede “Si, ma è così impegnato: quanto potrà essere veramente coinvolto nel progetto?”

Wyman

Joel Wyman, che ha collaborato con J.J.Abrams anche in Fringe

J.J.: Sono coinvolto quanto basta. La buona notizia dell’avere Joel Wyman come showrunner della serie è che l’idea è sua ed è lui a portare avanti la serie. Quando sentiamo un’idea iniziale che ci piace e cominciamo a produrre una serie — a meno che non sia qualcosa che ho creato io stesso e di cui dirigerò il pilot in prima persona, o che provvederò a scrivere o a supervisionare — cerchiamo di non coinvolgere persone a cui dobbiamo spiegare tutto. Siamo presenti il necessario: leggiamo le sceneggiature, diamo suggerimenti, seguiamo le riprese e, semplicemente, aiutiamo per quanto possibile.

EW: C’è un contributo particolare che hai dato a Almost Human e che sei desideroso di condividere con noi?
J.J: Beh, ci sono alcune cose che accadono nella serie, tutte quelle idee che derivano da conversazioni o situazioni varie. Ci sono piccoli momenti e idee qua e là. Quando Joel ci ha detto la sua idea di base della serie, ne ero davvero entusiasta. Ho amato L’uomo da sei milioni di dollari (serie TV ABC degli anni ’70, n.d.r.) quando ero bambino, e a quei tempi pensare che potesse succedere una cosa come quella era davvero allettante. All’improvviso mi sono ritrovato al telefono a mitragliare Joel con delle possibili idee per la serie, e lui semplicemente rideva e mi diceva tutte le sue idee. Insomma, non è necessariamente un momento o un personaggio specifico; spero solo, in qualità di primo fan, di aver aiutato Joel a creare la serie che aveva in mente.

EW: Ci sono state reti televisive che hanno rifiutato le vostre idee?
J.J: Oh, si, certo. Ci troviamo sempre a presentare nuove idee e ricevere come risposta un “no, grazie”. Non me la prendo, perché è sempre meglio sapere la verità, ovvero che non siano interessati, così da poter essere in grado, la volta successiva, di trovare la serie giusta per quel dato network. E, onestamente, siamo stati molto fortunati, nonostante i rifiuti ottenuti, in quanto in quasi tutte le occasioni abbiamo risolto il problema trovando qualcosa che calzasse a pennello. Non vorrei mai che qualcuno dicesse sì a qualcosa in cui non crede davvero.

EW: Stai lavorando ad un altro show futuristico che include dei robot — [un reboot del film di fantascienza del 1973 ] Westworld per HBO, che ha però un’idea di base molto cinematografica. Puoi dirci come hai intenzione di adattarlo per la TV?
J.J.: Non potrebbe essere più diverso da Almost HumanJonah Nolan e Lisa Joy, che lo stanno scrivendo, hanno una visione particolare su quest’idea, e penso che sia assolutamente sbalorditiva, e non vedo l’ora di poterne parlare.

EW: Dato che Marvel ha lanciato Agents of S.H.I.E.L.D., c’è qualche possibilità di vedere una serie TV su Star Trek? O continueranno a non fare una nuova serie finché ci saranno film in programma?
J.J.: È da tempo immemorabile che la rete CBS, che possiede i diritti della serie, continua a dire di non essere interessata. Questo è tutto quello che so.

EW: Hai potuto mettere mano a moltissime opere già esistenti. C’è qualche altra produzione di questo tipo in cima alla tua lista dei sogni nel cassetto, come ad esempio girare un film di James Bond?
J.J.: Ci sono un po’ di storie che non vedo l’ora di raccontare. E ci sono alcune cose nuove che stiamo sviluppando internamente che non sono produzioni che esistono già. Penso di aver lavorato, involontariamente, in un numero elevatissimo di serie e film che esistevano da molto prima che venissi coinvolto io: non posso fare altro che sentirmi molto fortunato per aver avuto un’opportunità del genere. Direi che attendo con impazienza le storie che verranno, quelle che non sono collegate a produzioni già esistenti.

La carne al fuoco sembra essere tanta, però il nome di J.J. Abrams scatena sempre opinioni divergenti sul suo operato, in particolar modo dato il numero di progetti in cui è perennemente coinvolto – come chiesto saggiamente dall’intervistatore di insidetv nella terza domanda. La risposta di Abrams sembra inoltre dare più responsabilità a Wyman nella creazione complessiva dello show, rispetto al contributo dato da J.J. stesso, cosa che ai fan di Fringe potrebbe far storcere un po’ il naso.

Vedendo il trailer direi che possiamo essere ottimisti per il futuro, un po’ come lo è Abrams. Quali sono le vostre aspettative? Sarà un top o un flop?

Per chi fosse più impaziente, ricordiamo anche che si può avere un assaggio più approfondito mediante la visione dei primi tre minuti del pilot:

Per tutti, comunque, l’appuntamento è per lunedì 18 novembre, qui su ItaSA per i sottotitoli della prima puntata di Almost Human e per condividere le nostre prime impressioni su questo nuovo attesissimo show della rete Fox.

Fonte: insidetv

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Jacopo Zambon

Blogger e traduttore (jakopelosh)
Informatico pigro e realista, nato senza ROM e GPS. Guardiano della notte. Divoratore (di bocca buona) di film, prima, e serie TV, poi. Qualcuno mi definisce nerd: lo prendo come un complimento ma, ogni volta che succede, un vero nerd si ribalta nel suo Tardis. Utente ItaSA dal 2009, blogger senza dono della sintesi da ottobre 2013 e traduttore da dicembre 2014... So say we all!
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