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Fenomenologia dello spoiler: come reagire e come difendersi

Viviamo nell’epoca dei meme e tra le centinaia che ci circolano quotidianamente sul web se ne trova uno chiamato “First World Problems” (Problemi del Primo Mondo) che ironizza sulle tante questioni che infastidiscono i giovani occidentali e che per un coetaneo siriano o magari ucraino sarebbero invece semplici capricci dettati dal privilegio. Avete capito bene, mi riferisco agli spoiler, una piaga dell’uomo moderno, più temuti di una calata dei lanzichenecchi e capaci di creare tensioni tra le persone tali da far sembrare la questione del Kashmir una semplice scaramuccia tra rivali in amore. Come accade spesso alle persone, in passato mi sono ritrovato sia tra le fila degli oppressi che degli oppressori per cui ho pensato che potesse essere utile scrivere una piccola guida per gestire l’emergenza e magari salvaguardare qualche amicizia.

L’avvento di piattaforme streaming come Netflix e Amazon ha complicato un panorama televisivo già estremamente frammentato tra TV commerciale e via cavo, complicando ulteriormente l’allestimento di strategie di difesa contro il pericolo spoiler. La moltiplicazione dell’offerta ha avuto l’effetto di aumentare in maniera esponenziale gli obiettivi a disposizione, e la partecipazione a multipli social network amplifica la potenza di fuoco dei fabbricatori di spoiler. Questioni relative alla datazione del relativo spoiler, alla specificità delle frasi sotto accusa, o alla presenza di materiale letterario originale predatato sono solo un esempio di ciò che si potrebbe ascoltare nelle furiose litigate alle quali è possibili assistere dopo che un povero diavolo arrivato all’episodio 3×08 del recupero di Game of Thrones si vede impietosamente rivelare cosa accade nel successivo.

first-world-0Per avere una visione d’insieme del fenomeno è necessario semplificare e dividere lo spoiler in due macrocategorie: Sopranos/Soliti Sospetti e Star Wars/Game of Thrones. La prima categoria comprende film o serie televisive celebri ma ancora sufficientemente di nicchia di modo che non sono mai riuscite a varcare definitivamente la soglia della cultura di massa. Nell’Italia del 2015 è ancora possibile arrivare a 30 anni senza aver visto nessuno tra questi capolavori per cui uno spoiler, inavvertitamente piazzato su un social network o lasciato sfuggire durante una festa sarebbe da considerare inaccettabile. In questi casi la reazione rabbiosa non solo è possibile, ma è addirittura incoraggiata, in modo da scoraggiare il colpevole dal ripetere quel comportamento in futuro e magari rovinare il finale di Blade Runner o di Twin Peaks. La seconda categoria invece si compone di quei film o serie talmente celebri per cui è impossibile rimanere isolati a tal punto da non conoscerne le vicende, come ad esempio quando si parla di Luke Skywalker e di suo padre o del fatto che l’inverno sta per calare su Westeros e tutto ciò che ne consegue. Una certa accortezza è sempre necessaria quando si parla di un film o serie di cui i nostri interlocutori potrebbero voler godere nel prossimo futuro, ma siete autorizzati ad accogliere con una furibonda rotazione dei bulbi oculari (à la Liz Lemon per intenderci) chiunque si scagli contro di voi per aver parlato del finale de Il Sesto Senso. Assegnare ogni opera alla categoria pertinente non dovrebbe essere troppo complicato, nonostante il necessario grado di soggettività.

Veniamo invece alla questione della tempistica. Una delle domande alle quali anche il supercomputer de La Guida Galattica per Autostoppisti avrebbe difficoltà a rispondere è quella relativa al lasso di tempo dall’uscita del film/serie/episodio oltre il quale lo spoiler diventa automaticamente legale. Chiaramente non esiste una precisa delimitazione ma, anche se ci fosse, nulla impedirebbe ai moderni fuorilegge del web di dichiararsi sopra la legge e scrivere a tradimento su twitter eventi di Game of Thrones ancora non rappresentati nella serie di HBO. Arriviamo così alle note dolenti. Come direbbe anche il più inesperto dei seminaristi: l’unica soluzione è l’astinenza. Il web è “dark and full of terrors” (buio e pieno di terrori) direbbe la maga Melisandre, e dietro ogni angolo è possibile trovare foto rivelatorie o titoli di articoli pubblicati nei siti specializzati che dicono più o meno così: “Clicca per vedere chi muore in Grey’s Anatomy” con tanto di foto dell’attore allegata nel tweet, o ancora sadici che godono nell’immaginare la sofferenza altrui. Ma esistono anche persone perbene, che nel commentare un determinato episodio si scervellano per trovare i 140 caratteri giusti per esprimere le proprie sensazioni senza per questo rivelare nulla di scottante. Ma la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni e per alcune serie anche gli apprezzamenti più vaghi sono capaci di rivelare snodi di trama cruciali e di conseguenza trasformarsi nel più subdolo degli spoiler. Come direbbe un predicatore folle a Times Square, l’unica alternativa è pentirsi e astenersi dall’accedere ai social network nelle ore precedenti alla visione degli episodi della propria serie preferita appena uscita negli States. Queste sono cose capaci di misurare la vostra dedizione di appassionati. Nove giorni di astinenza più totale da internet in attesa di vedere il series finale di Sons of Anarchy mi hanno già messo in corsia preferenziale per la beatificazione. La domanda è: quanto siete disposti ad aspettare per la vostra serie preferita? Non è una vita facile, e stenti e privazioni sono all’ordine del giorno. Fare la fila dal dottore senza poter consultare Twitter perché si è in attesa di vedere il finale di Boardwalk Empire dovrebbe essere vietato dalla Convenzione di Ginevra, ma è l’unico strumento di difesa efficace. Dietro qualsiasi accesso, dietro il più innocuo e circospetto sguardo alla propria timeline, si nasconde la più devastante delle rivelazioni.arW0nT-the-comments-are-dark-and-full-SGew

Chiudo parlando del fenomeno Netflix e della questione romanzo/film o serie. La piattaforma streaming Netflix, introducendo il sistema del rilascio di tutti gli episodi in contemporanea ha fatto la fortuna di tutti gli studenti universitari fuori corso e piazzato un coltello nella schiena a tutti i lavoratori. Una dose di binge-watching e un’intera stagione uscita da due giorni potrebbe essere matura per la raccolta di spoiler, quando nelle serie tradizionali il pericolo sarebbe diluito lungo tre o addirittura sei mesi. Serie come Daredevil, House of Cards, e Sense8 hanno complicato la vita di noi esseri umani che, in quanto animali sociali, sentiamo la necessità di non rimanere isolati come degli eremiti ma di mescolarci al resto del consesso umano, che nel 2015 significa aprire Facebook o Twitter. In questo caso non esistono strategie difensive o giustificazioni. In questo caso l’approccio fatalista è quello più indicato. Attendersi sempre il peggio e allo stesso tempo confidare nel buonsenso della gente. Concludo con la questione legata all’esistenza di materiale letterario originale precedente alla trasposizione televisiva o cinematografica. Diffidate di chiunque vi voglia far credere che lo spoiler sia colpa vostra e che siete colpevoli di non aver letto il libro. Tristemente siamo una società di non lettori e le possibilità che chi ha rivelato scene chiave della saga letteraria alla base di The Strain stia comunicando con qualcun altro che ha letto gli stessi libri sono le stesse di David Simon di vincere un Emmy. Anzi, le possibilità che lo spoiler abbia la venatura sadica ed elitista del lettore sprezzante di chi si limita alle forme d’arte inferiori sono molto elevate.

Di che scuola di pensiero fate parte? Fatecelo sapere nella sezione commenti. Inutile dire che spoilerare qualche serie TV nei commenti a questo articolo sarebbe quantomeno ironico. Regoliamoci di conseguenza!

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talpa10

29 anni, blogger su itasa dall'estate 2014 con una predilezione per i series finale. Sono sempre stato un fedele suddito di HBO ma negli ultimi anni ho trovato rifugio sicuro tra le braccia di FX. Nick Miller e Ron Swanson i miei spiriti guida
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