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The Day of The Doctor, il DVD dello speciale per i 50 anni del Dottore

In occasione dell’uscita italiana del DVD ho colto l’occasione per riguardare lo speciale e, udite udite, l’ho guardato doppiato in italiano.

Che vi sia piaciuto o meno non si può negare che questo speciale abbia segnato un punto di svolta nell’universo del Dottore. Moffat aveva preannunciato qualcosa del genere in un’intervista dove diceva “e se vi avessimo raccontato un sacco di frottole finora?”.

Se durante tutto lo svolgimento della storia di Eleven ho avuto la sensazione che mancasse quel qualcosa che rendeva così intriganti le stagioni di Ten, qui non ho avuto molto da ridire.

Clara, la ragazza impossibile accompagna il War Doctor, Ten e Eleven in un viaggio alla scoperta di se stesso, mostrando sfaccettature diverse della stessa persona. Un viaggio verso l’età adulta che si conclude però senza la perdita della gioiosa ricerca di avventure che contraddistingue il Dottore.

Ammiccare ai fan

Va senz’altro apprezzato lo sforzo degli autori, volto a regalare qualcosa a tutti i fan, i più vecchi e i più giovani. Troviamo riferimenti alla serie classica a partire dalla sigla, che riprende quella del pilot del 1963, subito seguita dalla scena di apertura, anche questa sulla falsariga di An Unearthly Child (questo il titolo del pilota).

La scuola di Clara è diretta da tali I. Chesterton (Ian, companion del primo Dottore) e W. Coburn (Wendy, compagna di classe di Susan, la nipote del Dottore) e quando la neo insegnante corre a cercare Eleven l’orologio segna le 5:16pm, l’ora della messa in onda di An Unearthly Child che, per inciso, viene ricordata anche nel codice di attivazione del Manipolatore del Vortice: 171623111963 (le 17:16 del 23/11/1963).

I fan più recenti invece non avranno potuto fare a meno di notare disseminati oggetti appartenenti alla più recente storia del Dottore, quali le scarpe di River, il Manipolatore del Vortice di Jack, i blocchi magnetici usati da Ten e Rose in Doomsday, la girandola di Amy, la frase di chiusura di Ten e così via. Insomma, nessuno aveva il diritto di lamentarsi, The Day of the Doctor è uno di quegli episodi scritti apposta per piacere e credo ci sia riuscito.

Doctor Who - 12 Dottori

Il giorno del Dottore

The Day of the Doctor è una storia di maturità, Moffat ci racconta come il Dottore è diventato tale e per farlo ci racconta due storie parallele, come succede molto spesso nei telefilm. Una è la storia di come gli Zygon e gli umani entrano in conflitto e l’unica soluzione per risolverlo pare essere la distruzione di Londra e, con essa, degli alieni. L’altra è la storia della Guerra Temporale e di come l’unica soluzione appaia essere la distruzione di Gallifrey e, con esso, dei Signori del Tempo e dei Dalek.

In questo frangente abbiamo l’occasione di osservare il Dottore in tre momenti della sua esistenza, tre momenti in cui il suo atteggiamento verso la vita è completamente diverso.

The War Doctor è un Dottore che non osa più definirsi tale, che ha perso la speranza e che sta per distruggere il suo pianeta natale per porre fine alla Guerra Temporale. È proprio il fatto che le sue azioni non sono degne di un dottore che viene usato come stratagemma per inserire un personaggio dove nessuno se lo sarebbe aspettato e non un personaggio qualunque ma una rigenerazione. Un Dottore vecchio e stanco e che si incastra molto bene nella nuova serie. The War Doctor è più vecchio di Nine, non entrando in contrasto con il continuo ringiovanimento del Dottore e rappresenta ciò che egli vuole dimenticare: il momento più oscuro della sua vita.

Quando pensa che tutto sia perduto, il Momento prende le sembianze di Rose Tyler: una donna che è stata una figura importante nella sua vita, o che lo sarà, ma d’altra parte… timey wimey. Non una Rose qualunque ma la Rose che crea e distrugge. Bad Wolf mostra frammenti del futuro a The War Doctor, non frammenti casuali ma quelli che deve vedere per scegliere la strada da percorrere.

Doctor Who Moment Red Button

La punizione che il Momento infliggerà al Dottore che distrugge Gallifrey è quella di sopravvivere e il Signore del Tempo adotterà strategie diverse in momenti diversi e nel farlo continuerà a ringiovanire, nel tentativo di non diventare mai adulto e di non dover fare i conti con ciò che ha fatto. La strategia è chiara: “Run!”. Correre, correre sempre, senza fermarsi mai a pensare al proprio passato.

L’incontro con il Maestro e i Signori del Tempo cambia il Dottore, ricordandogli ciò che ha fatto e trasformandolo non solo fisicamente ma anche nell’atteggiamento: Eleven è fisicamente più giovane di Ten e non cerca più di fuggire dal suo passato ma dimenticarlo, finendo per temere più il suo futuro: Trenzalore.

Nel frattempo sulla Terra il Dottore costringe umani e Zygon a firmare un trattato di pace cancellando la memoria ai rappresentanti delle due fazioni. Nessuno ricorderà a che specie appartiene così che l’accordo risulti il più equilibrato possibile. Scopriamo però che Osgood e la sua omologa Zygon sono consce delle loro identità ma si guardano bene dal rivelarlo. Sono le persone di buona volontà che possono cambiare il mondo, anche quando il Dottore dovesse essere impegnato altrove.

In questo episodio il Momento diventa a tutti gli effetti uno dei compagni del Dottore e, assieme a Clara lo salva in un modo in cui nessun compagno lo aveva mai salvato: cambiandone la storia.

Diventare adulti

Esistono punti fissi nella storia che non si possono cambiare, ma a un certo punto il Dottore decide di fare come “Doc” Emmet Braun: “chissenefrega”, lui è il Signore del Tempo Vincitore, il tempo gli appartiene e può plasmarlo a suo piacimento. Le conseguenze possono essere diverse da quelle che egli si aspetta (vedi Water of Mars) ma in questo caso vale la pena tentare.

Il suono della TARDIS porta speranza a tutti, persino al Dottore. Quando tutto sembra perduto, Clara, Ten e Eleven si ricongiungono al War Doctor (e al Momento, ma questo non possono saperlo) e prendono la decisione più importante della vita del Dottore: Gallifrey sarà salvato.

Il Dottore ragazzino decide di crescere (“Equidistant, it’s so grown up!”) e in una curiosa riunione temporale di famiglia, vediamo le tredici reincarnazioni del Dottore, passate e future, salvare Gallifrey.

Il conflitto è risolto, i Dottori si separano e ognuno va per la sua strada. The War Doctor dimenticherà l’accaduto e diventerà Nine. Moffat fa pronunciare di nuovo, per la prima volta, la celeberrima frase “I don’t want to go”, “Non voglio andarmene” a Ten, facendo scendere una lacrimuccia ai fan più nostalgici.

Tom Baker curatore

Eleven resta e incontra il curatore del museo in cui è appeso il quadro di Gallifrey, una faccia nota ai fan ma anche al Dottore stesso. Si tratta di quella di Tom Baker, il IV Dottore e, a questo punto, non solo. Possiamo intuire che in futuro il nostro Signore del Tempo sarà in grado di scegliere il proprio volto e potrebbe riprovarne qualcuno, tra quelli che più preferisce.

Il Dottore del futuro suggerisce ad Eleven che Gallifrey è lì, da qualche parte. Solo un accenno, nessun suggerimento su cosa vada fatto, sapete come funziona, no? “Spoilers!”

Forse è lì che è diretto il suo cammino, forse finalmente il Dottore sta tornando a casa.

Il doppiaggio

Il doppiaggio merita un discorso a parte, sì, perché la storia che ha visto chi ha scelto l’originale con i nostri sottotitoli non è la stessa contenuta nell’episodio doppiato in italiano e di questo possiamo ringraziare chi lo ha curato. Mentre in alcuni casi gli adattatori fanno un lavoro ammirevole, ad esempio con Giù al Nord (Bienvenue chez les Ch’tis), in questo caso la parola d’ordine è stata “incompetenza”.

Il tutto comincia quando RAI4 pubblica il trailer dello speciale di The Day of the Doctor e “The day I’ve been running from for all my life” diventa magicamente “Il giorno che ho rincorso per tutta la mia vita” (per chi mastica poco inglese dice esattamente l’opposto: “il giorno da cui sto scappando da tutta la vita”). A quel punto ero curiosissimo di vedere come il doppiaggio avrebbe fatto del maggior episodio scempio totale, per dirla con Milo Rambaldi.

In 76 minuti non si salva niente, nemmeno i titoli di coda. Nonostante Multimedia Network sul suo sito si vanti di lavorare in questo campo dal 1968 si possono notare facilmente gravi errori che vanno ad intaccare la visione di un episodio altrimenti molto godibile.

Ho pensato di riportare le cose più vistose, tralasciando le scelte di traduzione, che sono opinabili ma è diritto di ogni traduttore prenderne.

“Sono geniale, quindi ho un lavoro”. Smith in realtà dice “I’d be brilliant at having a job”, sarei bravissimo ad avere un lavoro. Benché la frase in italiano non suoni così strana per il Dottore, non è corretta.

“Non più”. Capisco che sia molto simile a “No more” dal punto di vista del labiale, ma fa a pugni con le frasi pronunciate dal Dottore. La traduzione più corretta è “Mai più” e, tra parentesi, non sarebbe stata una brutta idea mettere un sottotitolo quando il Dottore incide queste parole sul muro. Lo spettatore italiano che non conosce l’inglese penserà che The War Doctor scriva “no more” perché è allergico ai frutti di bosco o magari perché preferisce le fragole.

“Di base”. Non che la frase “Basically you’re just a rabbit, aren’t you?” sia fondamentale nell’economia della storia, ma chi di voi direbbe mai “di base”? Suggerimenti: in pratica, in sostanza.

La chicca che resterà nella storia è però “Una lacrima nella fabbrica della realtà, può ricadere di tutto.”

In originale Tennant dice: “A tear in the fabric of reality, anything could happen”, chi conosce l’inglese avrà sentito un brivido, ne sono certo. Tear si può pronunciare in due modi: /tɪə/ e /tɛə/, un po’ come àncora e ancòra: stesse lettere, significati diversi. Nel primo caso la parola inglese significa “lacrima”, nel secondo “strappo”. Va da sé che non si può strappare una fabbrica, quindi anche senza sentire il dialogo, solo leggendo il testo, non ci sono dubbi: è lacrima. Non fa una piega, giusto? Tutto filerebbe liscio, non fosse che in inglese “fabric” significa “tessuto”, “struttura”.

La traduzione corretta è “Uno strappo nel tessuto della realtà, potrebbe succedere qualsiasi cosa”. Sì, succedere e non ricadere, sono due cose diverse, in sostanza su cinque parole ne hanno sbagliate tre.

Subito dopo scopriamo che “Il passaggio fisico è complicato in entrambe le direzioni”, ma non è vero. Smith ci dice che “Physical passage may not be possible in both directions”, il passaggio fisico potrebbe non essere possibile in ambedue le direzioni, tant’è che il fez che lancia non arriva a Clara ma al War Doctor. Si parla di senso unico dei tunnel spaziotemporali, nella traduzione però questo concetto scompare completamente.

Doctor-Who-Ten-Eleven

Sono rimasto piuttosto stupito anche nel sentire Matt Smith pronunciare le parole “Timey Wimey”, rimaste invariate nel doppiaggio. Se vogliamo discutere sul fatto che possa esserci una soluzione migliore del nostro “Temporaleggiante” possiamo farlo, ma vorrei proprio sentire qual è il bizzarro ragionamento che porta alla scelta di lasciare l’espressione invariata nel doppiaggio.

“Devono lasciare in vita l’originale e aggiornarlo per parlare”. Qui sarebbe bastato cercare su Google “so to speak italiano” per scoprire che non significa “per parlare” ma “per così dire”, ma tant’è…

Arriviamo poi a “Gallifrey stands”, che si contrappone a “Gallifrey falls”: in quest’ultimo caso Gallifrey cade, viene distrutta (“falls”), mentre nel primo resiste, resta in piedi (“stands”). Cos’hanno escogitato nel doppiaggio? Non ci arrivereste mai: “Gallifrey è stata bloccata”.

La cosa diventa ancora più ridicola quando i tre Dottori pronunciano la frase che li contraddistingue: Allons-y, Geronimo e… Gallifrey è stata bloccata.

Se non bastasse questo a rovinare l’epicità della scena, ci pensa una frase cruciale che ci fa capire come il Dottore non sia più un ragazzino: “Equidistant, so grown-up!” (“Equidistante”, che parola da adulti!) che nel doppiaggio diventa “Equidistanti, che orrore”. Sull’orrore non ho da ridire.

Come dicevo non si salvano nemmeno i titoli di coda: i Dottori sono denominati 11, 12 e “l’altro”. Possiamo inserire nell’universo Whovian il War Doctor ma questo non cambia che Tennant sarà sempre Ten e Smith Eleven. Per fortuna subito dopo iniziano i titoli di coda della BBC e possiamo goderci la colonna sonora che ci porta fino alla fine del DVD.

Sul sito di Antonio Genna scopriamo che Fabrizio Manfredi (“Adattamento dialoghi e direzione del doppiaggio” di questo episodio) si occupa anche dell’adattamento di Sherlock. Sarei veramente curioso di vedere com’è stato adattato l’episodio 3×01.

Il giorno del Dottore DVDIn ultimo due parole sul DVD in sé: disco singolo, molto semplice. Mi sarebbe piaciuta una grafica interna un po’ meno… bianca.

Contenuti speciali: i mini episodi The Night of the Doctor e The Last Day, un dietro le quinte e Doctor Who Svelato, una specie di mini enciclopedia del Doctor Who dove diversi protagonisti a vario titolo della serie parlano del Dottore e dei personaggi che lo circondano.
Ottima idea quella di includere i due “minisode”, che sono molto utili a capire meglio chi è il “War Doctor” e come si viveva ad Arcadia prima dell’arrivo dei Dalek, carino il dietro le quinte, un po’ inutile l’altro speciale: è abbastanza scontato che chi acquista il DVD dello speciale per i 50 anni di una serie ne conosca già la trama.

Audio: 2.0 italiano e inglese

Sottotitoli: Italiano per non udenti. Un po’ poco, mi sarei aspettato almeno i sottotitoli in inglese.

Se siete riusciti ad arrivare fino a qui… complimenti, pensavo di avervi scoraggiato molto prima. Vi lascio con un ultimo avvertimento: se comprerete il DVD alla fine della visione passerete alcune ore a fischiettare e canticchiare il tema di Eleven.

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Geek dal 1983, ha collaborato con Italiansubs dal 2007 al 2015. Ama fantascienza, fantasy e pirati. Fa sub senza sapere nuotare.

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