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Back to the Past: Gossip Girl

Nuovo appuntamento con Back to the Past, la rubrica che torna indietro nel tempo ricordando le serie concluse ma mai dimenticate. Oggi parliamo di Gossip Girl, tratta dai romanzi di Cecily von Ziegesar e andata in onda per la prima volta ben dieci anni fa su The CW. La serie, creata da Josh Schwartz (già ideatore di The O.C.) e Stephanie Savage, è stata trasmessa dal 2007 al 2012 per un totale di sei stagioni.

BUONGIORNO UPPER EAST SIDE

La voce fuori campo di Kristen Bell accompagna le vicende dei ricchi rampolli dell’Upper East Side, uno dei quartieri più elitari di Manhattan. Blair Waldorf (Leighton Meester), Chuck Bass (Ed Westwick), Serena van der Woodsen (Blake Lively) e Nate Archibald (Chace Crawford) vanno alle feste, vivono di eccessi e possono contare su sostanziosi fondi fiduciari. Poi ci sono Dan (Penn Badgley) e Jenny Humphrey (Taylor Momsen), gli outsiders. Figli di Rufus Humphrey (Matthew Settle) ex fidanzato di Lily (Kelly Rutherford), madre di Serena. I due fratelli vivono a Brooklyn ma frequentano la stessa scuola degli altri protagonisti. La serie prende il via con il misterioso arrivo in città di Serena, tornata dal collegio per il quale era partita un anno prima senza dare spiegazioni. La ricomparsa della ragazza a Manhattan scatena le invidie della sua ex migliore amica Blair, che nel frattempo le aveva sottratto lo scettro di reginetta di popolarità. A New York la vita di questi teenager dell’Upper East Side è sotto gli occhi (o meglio, gli schermi) di tutti grazie a una misteriosa blogger che ne rivela i dettagli. La serie va avanti tra glamour, intrighi adolescenziali, colpi di scena e una fondamentale domanda: chi è questa Gossip Girl?

I primi secondi dell’episodio pilota, quando Serena arriva a Grand Central

SEGNI DISTINTIVI

Solo nel pilot già vediamo: adolescenti che fanno abuso di alcol, famiglie che vivono in hotel di lusso, un tentativo di stupro, un tentativo di suicidio e tante, tante paillettes. Insomma, fin da subito era chiara la direzione che Gossip Girl avrebbe intrapreso: una serie provocatoria (definita dal Boston Herald «L’incubo di ogni genitore») e lontanissima dal buonismo di alcuni teen-drama che l’hanno preceduta. Tutto, in Gossip Girl, è esagerato: le storie (al limite del verosimile e, spesso, più vicine a un Beautiful qualsiasi), la moda (ditemi quale diciassettenne potrebbe permettersi di vestire Ralph Lauren o Oscar de la Renta), la colonna sonora (un mix di pop, RnB e sonorità elettroniche praticamente perfetto – anche troppo – e adatto a ogni situazione). Ma è proprio questo gusto per l’eccesso a rendere Gossip Girl una serie unica nel suo genere. Non l’abbiamo guardata perché ci identificavamo in quelle storie, ma perché volevamo sognare e sentirci parte, per un’ora a settimana, di un mondo patinato dove il più grande dilemma era che colazione farsi portare al letto.

“You’re nobody until you’re talked about”.
Dan Humphrey

 

I SOCIAL PRIMA DEGLI SMARTPHONE

Il più grande merito di Gossip Girl, però, è aver anticipato di quasi un decennio l’era degli smartphone e dell’iperconnessione. Nel 2007 esistevano sì i cellulari, My Space e Windows Messenger. Ma non c’erano i social network e pochi potevano essere sempre connessi alla rete tramite dispositivi portatili, privilegio di cui godono i protagonisti. Ciò che oggi appare addirittura obsoleto (a che serve un blog sul gossip se parlano già per noi le nostre bacheche di Facebook?) per l’epoca era rivoluzionario. Per la prima volta in TV è stato mostrato l’impatto che la tecnologia avrebbe avuto nelle nostre vite facendoci pretendere tutto e subito. Prima degli influencer, dei filtri di Instagram e delle dating app, insomma, c’era Gossip Girl.

IL SUCCESSO

Dopo un debutto convincente (3,5 milioni di spettatori per l’episodio pilota), gli ascolti della serie sono calati progressivamente nel corso delle sei stagioni per poi risollevarsi solo nell’episodio finale. Gossip Girl, infatti, ha riscosso molto più successo sul web, anche in questo caso preannunciando una nuovo modo di fruizione dei contenuti seriali. Paradossalmente più gli ascolti diminuivano, più la popolarità della serie cresceva. Il motivo? Per la prima volta The CW decise di rendere disponibili in anticipo gli episodi su iTunes e i download furono migliaia. È una serie che ha lasciato il segno soprattutto perché ha dettato tendenze. Chi di noi ragazze non ha provato (con scarsissimi risultati, per la verità) a indossare un cerchietto imitando lo stile di Blair Waldorf? E poi non dimentichiamo che, dopo Sex and the city, Gossip Girl è la serie che ha celebrato New York meglio di tutte. Basti pensare che in città l’Empire Hotel propone ancora una lista di cocktail ispirati ai personaggi della serie, i tour operator offrono un giro nei luoghi dove è stata girata, e l’ex sindaco Michael Bloomberg ha addirittura istituito il Gossip Girl Day, il 26 gennaio, una giornata per rendere omaggio alla città ricordando le vicende di Chuck, Blair, Serena e compagni.

“I don’t need friends. I need more champagne”. Blair Waldorf

LA NATURALE EVOLUZIONE DI UN GENERE

Per tutti questi motivi Gossip Girl ha rivoluzionato, a suo modo, il piccolo schermo. Ha sicuramente segnato il passaggio dal teen drama classico (Dawson’s Creek, One Tree Hill, ma anche The O.C.) a quello di questi anni che sembra non voler prescindere dall’elemento thriller (vedi Riverdale o 13 Reasons Why di Netflix). Con una certezza: nel 2017 non vedremo mai (nel bene e nel male) una serie come questa. Perciò, se vi sentite nostalgici, recuperatela o fate un bel rewatch.

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Carolina Mautone

Ex adolescente impreparata alla vita perché cresciuta con Dawson’s creek (che è stato la mia educazione sentimentale). Scrittrice ingenua e visionaria perché affascinata dal mito del giornalismo ideale di The Newsroom (su cui ho scritto una tesi di laurea). Millennial insicura e occasionalmente narcisista perché influenzata dalle Girls di Lena Dunham (con la quale condivido neo-femminismo e chili di troppo)
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