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Cosa ci siamo persi – giugno 2020

Arrivati al giro di boa di questo lunghissimo 2020, vediamo cosa di buono abbiamo guardato nel mese di giugno.

Partiamo con I May Destroy You, una coproduzione BBC/HBO ideata, scritta, co-diretta e prodotta da Michaela Coel che ne interpreta anche la protagonista Arabella, una giovane donna che cerca di ricostruire la sua vita dopo aver subito uno stupro. La serie ha avuto un successo clamoroso di critica e pubblico, ed è considerata una delle serie migliori dell’anno per il coraggio e la delicatezza nell’affrontare un argomento simile. La prima stagione è composta da 12 episodi da 30 minuti circa, e al momento non è chiaro se l’autrice intende proseguire con altri episodi o lasciare che l’opera, autoconclusiva e più che soddisfacente già così, resti immortalata nella sua gloria. Staremo a vedere.

Restiamo in casa HBO per la serie che rivisita il personaggio di Perry Mason, storico avvocato/investigatore nella serie degli anni ’50 e ’60 nonchè in ben 30 film nei decenni successivi. Questa versione, con le fattezze di Matthew Rhys (The Americans, Brothers & Sisters), è invece ambientata prima che diventi un avvocato di successo, mentre sbarca il lunario come investigatore privato. Grazie all’ottimo riscontro della critica, anche se più per la fenomenale resa di Rhys e per il comparto tecnico che per la confusa storia in sé, la serie ha ottenuto il rinnovo già a metà della stagione. Da segnalare nel cast anche Tatiana Maslany (innumerevoli volte Orphan Black e la prossima She-Hulk per Disney+), Chris Chalk (Gotham, The Newsroom) e John Lithgow (The Crown, Dexter).

Altra novità HBO è stata la miniserie/documentario in 6 puntate I’ll Be Gone in the Dark, incentrata sulla giornalista Michelle McNamara e sulle indagini che effettuò tra il 2013 e il 2016 per la scrittura del suo libro sul “Golden State Killer“, soprannome che lei stessa aveva coniato per il serial killer che agì in California tra gli anni ’70 e ’80 senza mai essere scoperto. Dopo la morte accidentale della giornalistà nel 2016, lo scrittore Paul Haynes e il giornalista Billy Jensen unirono le forze con il di lei marito, l’attore Patton Oswalt (A.P. Bio, Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D.), per completare l’opera e pubblicarla nel 2018; il destino volle che, appena due mesi dopo l’uscita del libro, il killer venisse finalmente identificato nell’ormai ultra-settantenne Joseph James DeAngelo Jr., poi condannato nell’agosto 2020 all’ergastolo.

Spostiamoci ora a Hulu, dove ha avuto inizio Love, Victor, ispirata e ambientata nello stesso mondo del film Love, Simon del 2018 e scritto dagli stessi autori, Isaac Aptaker e Elizabeth Berger. Il semi-esordiente Michael Cimino interpreta il Victor del titolo, uno studente di origine portoricana e colombiana di Atlanta intento a ritrovare se stesso sia per il trasferimento in una nuova città e scuola, sia nel campo della sessualità; quando le difficoltà si faranno troppo complesse per lui, contatterà il Simon del film, interpretato ancora una volta da Nick Robinson (A Teacher, Melissa & Joey), che agirà da mentore sia per Victor che per il pubblico prestando la voce come narratore delle vicende. 10 episodi da circa 30 minuti, anche qui già rinnovato per la seconda stagione.

Fortunatamente pochi gli addii, tutti su Netflix: terminate Fuller House dopo 5 stagioni, 13 Reasons Why dopo 4 (di cui 3 di troppo, oserei dire), Alexa & Katie dopo 3, e Dark dopo 3 ingarbugliatissime stagioni (che valgono almeno come 30!); cancellata invece The Order dopo appena 2 stagioni.

E se Dark non fosse finito, ma dovesse ancora iniziare?

E abbiamo così completato la prima metà del 2020! Cosa ci attenderà la seconda metà? Ve lo preannuncio già, si riparte subito con l’evento dell’anno, un evento che… will blown us all away!

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