Curiosità

Le 15 morti più sconvolgenti della TV per ItaSABlog

What do we say to the God of Death? Not in my favourite TV series!

Questo articolo contiene spoiler da Oz, Buffy The Vampire Slayer, Scrubs, Six Feet Under, The Shield, The OC, Lost, The Wire, Grey’s Anatomy, Sons of Anarchy, Breaking Bad, Person of Interest, The Good Wife, Game of Thrones e Daredevil. Se non siete in pari e siete interessati a recuperarle, non continuate la lettura o saltate il paragrafo relativo. Possono essere presenti spoiler anche nei commenti, e non solo da queste serie TV.

Not today

Periodo di finali di stagione per le serie broadcast e periodo di messa in onda di Game of Thrones; quindi è periodo di morti eccellenti. La signora con la falce ha già assestato alcuni colpi assolutamente inaspettati nell’ultimo mese e mezzo (i fan di alcune serie, una in particolare, ne sanno qualcosa). Da qui l’idea di scrivere un articolo condiviso fra tutta la redazione riguardante la morte che più ha colpito ogni singolo blogger; sia chiaro che non troverete le morti che più hanno colpito il pubblico.

 

Death - OZ

OZ
Chris Keller – 6×08 Exeunt Omnes

Chris Keller, uno dei personaggi più controversi della storia della televisione, nonché uno dei più amati (e non di meno odiati). Stupratore seriale, assassino, ipocrita, manipolatore, sociopatico, ma capace anche di amare e dare la propria vita per chi ama… una figura estremamente complessa, con una chiusura che definire poetica è riduttivo: nel finale di serie Chris si suicida rompendosi il collo (dopo essersi gettato da un piano rialzato dell’Em City) incolpando, con le sue ultime parole, il suo amato Tobias Beecher (con il quale potrà finalmente, forse, ricongiungersi per l’eternità). Questo solo dopo aver sterminato tutti gli ariani del carcere, le nemesi per eccellenza di Beecher, infettandoli con l’antrace. L’ultima inquadratura sul viso sorridente e beffardo di Keller, mentre prende coscienza di aver vinto su tutto e tutti (compresa la morte stessa), rimarrà per sempre impressa nella mente di tutti i fan della serie. Uno dei rari casi in cui non si piange per la crudeltà di una dipartita, ma si piange di pura commozione.
Scritto da Aletranco.

 

Death - Buffy

BUFFY THE VAMPIRE SLAYER
Spike – 7×22 Chosen

La battaglia giunge al culmine e Angel porta un barlume di speranza: un amuleto che potrebbe aiutare Buffy e la Scooby Gang a salvare il tutto, le proprie vite e Sunnydale. Tutti sono qui, nell’episodio conclusivo di una serie che, nel bene o nel male, ha fatto storia. Ma nel momento culmine, qualcosa non va. Buffy e Spike se ne rendono conto e quest’ultimo, al secolo William il Sanguinario, con un atto di sublime sacrificio, accetta di prendere l’amuleto e porsi sotto i raggi del sole. E li, fiumi di lacrime, con lei che finalmente professa il suo amore e lui, irriverente, rassegnato, innamorato, le risponde You don’t, but thanks. La perfetta, sia pur amara, conclusione per un personaggio controverso, un personaggio che ha seguito un immenso percorso di crescita; dalle apparizioni insieme a Drusilla, alle sue ossessioni su Buffy, al loro rapporto carnale, fino a quando capisce di amarla e, pur privo della sua anima, cerca di redimersi e affronterà, per lei e per se stesso, prove terribili per avere nuovamente un’anima, per poterla amare, anche se lei non prova gli stessi sentimenti. Una storia che ha mostrato una profonda maturazione del personaggio, da villain ricorrente, passando per spalla comica, a punto di sostegno per Buffy Summers. La morte di Spike è toccante, fa piangere, perchè in fondo molti di noi avrebbero voluto il lieto fine, pur essendo consci di non poterlo avere. La morte di Spike è stata la sua perfetta e dolorosa fine; le sue espressioni e i suoi sentimenti sono state rese in maniera egregia da James Marsters. Ancora adesso, mentre scrivo queste righe, chiudo gli occhi e penso a Spike, al suo amore, al suo donarsi, alla sua fine, e piango. Per questo, che tu sia maledetto Joss Whedon perchè, a distanza di anni, ogni volta è come se fosse la prima volta, perché il segno del tempo non passa mai, perché l’emozione è sempre forte.
Scritto da Abelardo.

 

Death - Scrubs

SCRUBS
Ben Sullivan – 3×14 My Screw Up

Quando si tratta di emozionare lo spettatore, alcune comedy non hanno niente da invidiare alle drammatiche sorelle maggiori. Scrubs ne è l’esempio. Con l’episodio My Screw Up – probabilmente il migliore della serie – ci racconta la ricaduta di Ben Sullivan (Brendan Fraser) nella leucemia. E lo fa con un twist degno de Il Sesto Senso. Un episodio onirico che mostra il rifiuto del Dr. Cox per la perdita dell’amico. Ecco che i preparativi del funerale diventano quelli del primo compleanno del figlioletto Jack e Ben è sostituito da un anonimo paziente di J.D. Ma alla fine – sulle note di Winter di Joshua Radin – la verità viene a galla. Un momento straziante per Cox e una straordinaria interpretazione di John McGinley. Non c’è da sorprendersi che l’episodio sia valso a Scrubs una nomination agli Emmy 2004. Qualcuno potrebbe obiettare che il personaggio di Fraser fosse soltanto una comparsa nella serie. Io vi dico che raramente un passaggio televisivo è riuscito a toccarmi a questo livello.
Scritto da pilon89ias.

 

Death - Six Feet Under

SIX FEET UNDER
Nate Fisher – 5×09 Ecotone

Si parla di vita, parlando di morte. E quasi mai in questo ordine. Six Feet Under, nei suoi cinque anni di programmazione, ci ha insegnato tante cose ma una su tutte ha segnato l’intero percorso dei personaggi creati da Alan Ball: non c’è consequenzialità logica in questi due estremi della vita. Ciò che distrugge, genera e viceversa. E così con la morte di Nate, avvenuta in Ecotone (il nono episodio della quinta stagione), che arriva come una mazzata allo stomaco. Inattesa, misteriosa e naturale come tutte le faccende della vita e della sua simpatica consorte. Un momento, ed è finita. Tutto ciò che era prima è spazzato via per sempre. Eppure sembra che non ci sia più spazio per le lacrime. Le imprevedibilità dell’esistenza sono così tante che appare irrisorio lo sforzo dell’uomo di dominarle: occorre accettare e magari farci pure un sorriso (memorabile, in questo senso, il rimando a Kurt Cobain durante la lettura di una poesia orientale scelta da Nate per il suo funerale. Ironia sottile ma di grande effetto). Quello che resta è, ancora una volta, la vita. Sempre lì, ad aspettarci, ricordandoci che dovremo fare nuovamente i conti con lei. “Il tempo vola” quando fingi di essere vivo, di amare o divertirti. E allora basta: prendi la macchina, esci dal portichetto di casa e accendi la radio. Sperando che qualche stazione ti grazi attaccando con Breathe Me di Sia.
Scritto da lost2010.

 

Death - The Shield

THE SHIELD
Curtis Lemansky – 5×11 Post Partum

In The Shield l’etica non è mai stata uno dei pezzi forti. Non potrebbe essere altrimenti in una serie che parla di poliziotti corrotti e che inizia con uno di loro che uccide un collega, reo di essere una spia e di poter quindi incriminare lo Strike Team per crimini che hanno effettivamente commesso. In uno scenario come questo non può che incidere terribilmente la dipartita di quel Curtis Lemansky, ottimamente interpretato da Kenny Johnson, l’unico membro della suddetta Squadra d’Assalto che rappresentasse una specie di bussola morale per un team che di morale aveva ben poco. L’episodio Post Partum, nel quale avviene questo, segna l’inizio della fine per lo Strike Team, i quali semi erano già stati piantati nell’episodio pilota proprio con l’omicidio della spia Terry Crowley ma che in questo cruento finale della quinta stagione inizia a determinarsi concretamente. A rendere questa morte traumatica come poche altre è però il nome del diretto responsabile: Shane Vendrell, altro membro della quadra. La paura che Lem, rifiutatosi di scomparire, possa fare un accordo e quindi mandare in prigione i suoi “fratelli” è troppo alta per Shane, con un secondo figlio in arrivo, che decide quindi di compiere, a malincuore, questo gesto efferato, lanciando una granata nella macchina dell’amico, che però non muore sul colpo. Le ultime parole di un sofferente Lem, pronunciate a stento: “Shane”. Straziante è un eufemismo se usato per definire tutto ciò.
Scritto da attitude.

 

Death - The OC

THE OC
Marissa Cooper – 3×25 The Graduates

Nel finale della terza stagione di The O.C., andato in onda nel lontano 2006, da l’addio alle scene l’amato/odiato personaggio di Marissa Cooper. Proprio quando sembrava che per il personaggio ci fosse uno spiraglio di vita meno complicata – era pronta a lasciare Orange County per raggiungere il padre e ricominciare da zero – rimane coinvolta in un incidente stradale. Il suo ex Volchoch non vuole saperne di lasciarla andare, segue l’auto di Ryan che la sta portando all’aeroporto, è ubriaco e pronto a tutto, tampona pesantemente l’auto di Ryan e il mezzo si cappotta. Quando Ryan si riprende la trova gravemente ferita e non può far altro che vederla morire tra le sue braccia. La risposta dei fan è stata contraddittoria, chi l’amava se l’è legata al dito e ha smesso di guardare la serie, decretandone la cancellazione alla fine della stagione successiva. Chi la odiava faceva i salti di gioia, finalmente sarebbe finita l’aura di tristezza, depressione e scelte sbagliate che ha sempre portato il personaggio. Una parte dell’effetto sorpresa venne smorzato dalla stessa attrice, che rilasciò un’intervista prima del finale di stagione, in cui faceva intendere la morte del suo personaggio. Gli autori e la produzione non la presero bene.
Scritto da tfpeel.

 

Death - Lost

LOST
Charlie Pace – 3×22 Through the Looking Glass, Part 2

“Not Penny’s boat”. Non è la barca di Penny, scrisse Charlie a Desmond dopo essersi sacrificato per salvargli la vita. Uno dei momenti più toccanti di Lost (Terza stagione, episodio 22: Through the Looking Glass Part 2), che ha commosso milioni di spettatori in tutto il mondo. La leggenda narra che molti traduttori abbiano avuto non poche difficoltà a tradurre Lost quella notte, causa lacrime che annebbiavano la vista. In seguito alla morte del suo personaggio, l’attore Dominic Monaghan avrebbe dichiarato: “Avevo sempre detto a Damon (Lindelof, NdA): senti, se devo lasciare lo show, mi va benissimo, basta che lo possa fare da personaggio positivo”. Che dire: Dominic sarà sicuramente stato soddisfatto di una morte così eroica.
Scritto da potomac.

 

Death - The Wire

THE WIRE
Omar Little – 5×08 Clarifications

Lo stick-up man, il rapinatore di spacciatori omosessuale interpretato da Michael Kenneth Williams è diventato con gli anni il simbolo della serie creata da David Simon. L’uniforme fatta di cappotto lungo, giubbotto antiproiettile e fucile a canne mozze; le grida dei ragazzini che ne annunciano il passaggio gridando “Omar is coming”; il rigido codice morale simbolizzato dall’ormai celebre frase “a man’s gotta have a code”; l’abilità di sopravvivere nelle violente strade di Baltimore; ed infine la profonda conoscenza delle regole del gioco, quel “game” a cui spesso e volentieri si riferiscono gli spacciatori di strada. Questi sono alcuni del motivi per cui Omar è presto diventato uno dei personaggi più amati di tutto lo show. Ed è per questo motivo che la sua morte ha letteralmente scioccato i pochi ma appassionati spettatori della serie. Un’atto di violenza apparentemente casuale ha posto fine alla vita di uno dei criminali più temuti e rispettati di tutta Baltimore. Nel terzultimo episodio della serie, un bambino di circa 8-10 anni ha seguito Omar all’interno di un negozio koreano e gli ha sparato alla testa. Nessuna spiegazione, nessun discorsetto liberatorio da parte del killer. Un insensato atto di violenza, quasi totalmente scollegato dalla trama della stagione, giustificato dalla volontà del giovane di impressionare il nuovo padrone del commercio della droga in città, Marlo Stanfield. Che forse ci dice che per quanto esistano delle regole ben precise a governare il “gioco”, molto spesso è la casualità a decidere chi vive e chi muore. Meglio ricordarlo sul banco dei testimoni nel processo a carico di Bird, con la sua gloriosa cravatta, mettere al suo posto quel verme di Maurice Levy.
Scritto da talpa10.

 

Death - Grey's Anatomy

GREY’S ANATOMY
George O’Malley – 5×24 Now or Never

Chi non ha odiato, almeno una volta, Shonda Rhimes in questi dieci anni di Grey’s Anatomy? La sceneggiatrice ha sempre avuto la sadica dote di creare improbabili catastrofi e tragiche morti per i suoi protagonisti, lasciando spesso i fan in lacrime. A tal proposito, facciamo un viaggio nel tempo e catapultiamoci tra la fine della quinta stagione e l’inizio della sesta, negli episodi Now or Never e Good Mourning: in ospedale arriva uno sconosciuto dal volto sfigurato che, per salvare una ragazza, è stato investito e trascinato per un intero isolato da un autobus. Nessuno ha idea di chi sia quel coraggioso ragazzo, fino a quando questi non scrive sulla mano di Meredith 007. “È George, lo sconosciuto è George”, urla Grey in preda al panico. Nessuno vuole crederci al Seattle Grace Hospital, lo sconosciuto è George O’Malley. In sala operatoria George lotta tra la vita e la morte e tutti cercano, in vano, di salvarlo. Il dolce Georgie muore, così, tra l’incredulità e le lacrime disperate di tutti i suoi amici e colleghi (e, ammetto, anche mie). Le motivazioni che hanno portato all’uscita di scena del personaggio interpretato da T. R. Knight non le analizziamo in questa sede, ma George O’Malley resta, comunque, uno dei personaggi più amati e compianti dello show. Con quel suo carattere timido e impacciato, il sorriso ingenuo e la sua bontà disarmante da bravo ragazzo era riuscito a conquistare totalmente il pubblico.
Scritto da Tita0188.

 

Death - Sons of Anarchy

SONS OF ANARCHY
Opie Winston – 5×03 Laying Pipe

I got this. Mentre Opie pronuncia queste parole, che noi, come Jax, cogliamo dal labiale al di là della porta di sicurezza della prigione, tutti sanno che le cose cambieranno per sempre e che Sons of Anarchy ha passato il punto di non ritorno. L’episodio è quello in cui Kurt Sutter, il maledetto genio del male dietro a SoA, sceglie di uccidere il personaggio più fedele a Jax, la sua coscienza da sempre, il suo amico fidato. E in un modo terribile: massacrato brutalmente a sprangate da un gruppo di detenuti, dopo essersi sacrificato per evitare a Jax, il suo presidente, di prendere la tremenda decisione su chi dei suoi far uccidere (requisito posto dal boss Damon Pope per una tregua nella guerra tra bande). Inaspettata, ingiusta, brutale. Segna l’inizio della fine per Jax, il protagonista. Opie rappresentava la coscienza, la lealtà e i valori familiari che tenevano Jax dalla parte giusta del sottile confine tra essere Clay o JT. Inoltre è il primo vero personaggio importante che muore, rendendo chiaro che strada voglia prendere Sutter, nel percorso che porterà al finale. Opie era uno dei preferiti dei fan e, a livello empatico, quel bastardo di Sutter aveva fatto di tutto per farci affezionare a lui. Colpito dalle peggiori tragedie, aveva tuttavia sempre dato l’anima per il club, restando sempre al fianco dell’amico Jax. Insomma, un colpo al cuore per tutti i fan della serie, che pure sapevano bene di cosa fosse capace Sutter.
Scritto da Lisina.

 

Death - Breaking Bad

BREAKING BAD
Hank Schrader – 5×16 Ozymandias

Un personaggio come quello di Hank Schrader, interpretato dall’ottimo Dean Norris, è il classico “contorno” di tipo ironico e accessorio che nei primi episodi di una serie dalle forti tinte drama, come Breaking Bad, non ti aspetteresti mai che presto potrebbe diventare uno dei cardini dell’intera storia. Quella di Hank è un’escalation continua fino alla sua definitiva esplosione quasi come comprimario del protagonista Walter White nella quinta e ultima stagione e in particolar modo nel terzultimo episodio della serie: Ozymandias. Forte anche della vittoria agli Emmy Awards come “Miglior Sceneggiatura per un Episodio Drama”, Ozymandias non solo vede la determinante dipartita di Hank Schrader ma concretizza in sé quella che è una delle più straordinarie qualità della pluripremiata serie TV: il suo sapersi mantenere a livelli altissimi, fino alla fine. Ecco, dunque, come il creatore Vince Gilligan ha saputo confezionare quello che forse è il miglior episodio di Breaking Bad, a un passo dalla fine. E, in esso, la straziante perdita di Hank rappresenta il cuore di questa eccellenza. Hank non chiede pietà e non si piega neppure ai tentativi di Walt di salvarlo: Hank non perdona e allo stesso tempo accetta la sua morte come responsabilità di colui che non riesce a perdonare. Così Walter White vede morire insieme con Hank anche ogni speranza di redenzione, imboccando l’inevitabile strada che porterà al crollo del suo impero, esattamente come accade al re Ozymandias del poema di Percy Bysshe Shelley che dà il nome all’episodio.
Scritto da Sirthas.

 

Death - Person of Interest

PERSON OF INTEREST
Joss Carter – 3×09 The Crossing

Accade tutto in un attimo: l’ex agente di polizia Patrick Simmons sbuca dalle ombre della notte uccidendo il detective Carter, ferendo seriamente Reese e venendo a sua volta ferito ma non in maniera grave. La scena che si presenta agli occhi di Finch è tragica: Carter riversa a terra morta, Reese disperato con il cadavere di lei stretto fra le braccia, nessuna traccia di Simmons e l’inquietante, snervante e insistente squillo di un telefono in sottofondo… La squadra perde così la propria bussola morale, il poliziotto che cerca di fare la cosa giusta provando fino alla fine a non sporcarsi le mani. Il messaggio che sembra darci Person of Interest sembra questo: la corruzione e il male si possono sconfiggere ma non senza sacrifici. Il personaggio era molto amato dai fan della serie, è stato un duro colpo da mandar giù. L’uscita di scena è stata comunque ben orchestrata, ben dosata e soprattutto piena di sentimento.
Scritto da darthdread.

 

Death - The Good Wife

THE GOOD WIFE
Will Gardner – 5×15 Dramatics, Your Honor

La morte che non ci si aspetta. Dopo aver scelto per dovere quasi morale di rappresentare un ragazzo problematico, l’avvocato durante il processo rimane mortalmente coinvolto nella sparatoria causata proprio dal suo cliente, riuscendo prima però con un atto altruista a evitare altro spargimento di sangue. Il legal drama non è esattamente il genere in cui ci si aspetta che un personaggio principale possa morire da un momento all’altro, è questo il fattore che ha reso la svolta presa dagli autori incredibilmente scioccante per i fan, anche quelli che non amavano il personaggio. La decisione è stata presa anche a causa della scelta di lasciare la serie di Josh Charles, attore interprete di Will. L’intenzione iniziale dell’attore era quella di uscire già dopo la quarta stagione, ma ha accettato di restare anche per la stagione successiva dopo essere stato convinto da Julianna Margulies, attrice protagonista e produttrice della serie. Gli autori hanno dichiarato di aver optato per la morte come uscita di scena per dare un taglio netto che ha permesso al resto dei personaggi di trasformarsi.
Scritto da jogi__.

 

Death - Game of Thrones

GAME OF THRONES
Oberyn Martell – 4×08 The Mountain and the Viper

È innegabile che le morti in Game of Thrones siano quanto di più crudele e spietato ci sia nella televisione negli ultimi tempi. Ma non è soltanto la quantità di morti che influisce sulla quantità di lacrime versate dal pubblico, quanto l’affetto che riescono tutto’ora a farci provare gli sceneggiatori prima, per poi strapparci anima e budella uccidendo il nostro personaggio preferito. E se non parlerò di quell’uomo senza testa, di quella strage così devastante e cruenta o di quello scricciolo che sì, se l’è meritato, devo per forza parlare di Oberyn Martell nell’episodio The Mountain and the Viper. Un personaggio carismatico, valoroso, divertente e senza freni, ucciso in modo talmente barbaro e brutale da suscitare le lacrime anche a distanza di un anno. Un uomo dilaniato dal ricordo della sorella e dei suoi nipoti, massacrati dalla Montagna, lo stesso uomo che ucciderà anche Oberyn. La scena in questione è forse una delle più devastanti della televisione moderna. E se “il Nord non dimentica” neanche gli amanti della Vipera di Dorne… “Elia Martell. L’hai violentata, l’hai assassinata, hai ucciso i suoi figli.” E un brivido interminabile lungo tutto il corpo, sfido chiunque a non provarlo, ricordando l’urlo straziante di Ellaria.
Scritto da Edel Jungfrau.

 

Death - Daredevil

DAREDEVIL
Ben Urich – 1×12 The Ones We Leave Behind

La morte che non ti aspetti. Diciamocelo, Ben Urich non è un personaggio creato per accattivarsi i fan. È nella parabola discendente della propria vita, professionalmente è allo sbando e l’unico sentimento che è in grado di suscitare nel prossimo è la pena. Nessuno a Hell’s Kitchen sentirebbe la sua mancanza. Eppure, nonostante Fisk lo minacci apertamente per diversi minuti, tanto il neofita del mondo di Daredevil quanto il suo massimo esperto ancora non si capacitano del fatto che il reporter più arcigno del mondo Marvel stia per morire. Nei fumetti Ben Urich è gli occhi e la voce del popolo, dell’uomo comune. Riempie le colonne di giornale per esprimere il suo punto di vista di piccolo uomo in mezzo a semidei, miliardari playboy, alieni e criminali ultrapotenziati. È vero, gli è capitato di dare una mano a Spidey, a Daredevil e compagnia, ma si è sempre distinto per essere il personaggio Marvel con i piedi più a terra di tutti. Forse una figura così è troppo fragile per l’universo cinematografico? Chi lo sa. E poi c’è l’esecutore. Fisk. Un tempo circondato da alleati e scagnozzi, si riduce a dover farsi giustizia da solo. Non è la prima volta che uccide, ma forse è la prima volta che crea spontaneamente un rapporto sincero, seppur lampo, con la sua vittima. Il parallelo con l’assassinio di suo padre è lampante: allora nasceva Wilson Fisk, adesso nasce Kingpin.
Scritto da Bettaro.

Quale morte fra queste ritenete la più straziante? E per voi qual è, in quale serie, la morte più straziante? Fatecelo sapere nei commenti, segnalando bene e chiaramente la serie a cui fate riferimento visto che sono spoiler non da poco!

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Marco Quargentan

Itasiano da ottobre 2008 grazie ad House MD e Lost. Blogger e Moderatore da giugno 2013 grazie a Game of Thrones, Traduttore da giugno 2015. Informatico di "professione", sassofonista per caso, appassionato di basket, player spasmodico della serie Legend of Zelda, lettore compulsivo di JRR Tolkien e GRR Martin (entrambi before it was cool), drogato seriale. Non chiedetemi la mia serie preferita, non saprei scegliere fra quelle che adoro.
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