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Legion – seconda stagione: psicologia della perfezione

La seconda stagione della serie FX ha scelto di passare dalla follia alla psicologia. Ora che è arrivata alla conclusione, qual è il verdetto?

Nell’articolo sono presenti SPOILER.

Legion david

Gli esseri umani sono l’unica specie animale che crea delle idee sul proprio mondo. Noi non percepiamo attraverso il nostro corpo, ma attraverso la mente.
Dobbiamo concordare su cosa è reale.
Per questo motivo, siamo gli unici animali al mondo che impazziscono.

Jon Hamm ha cercato di avvertirci per tutta la stagione. Quelli che sembravano dei meri esercizi di stile, delle sequenze filler che analizzavano diversi aspetti della psicologia, negli ultimi episodi si dimostrano assolutamente rilevanti per gli eventi e la storia di David Haller.

Nel corso degli episodi, Noah Hawley ci racconta il concetto di illusione, con la storia di Albert A., che per un momento pensò che la sua gamba non fosse veramente la sua:

Vedete, una semplice idea non è sufficiente. Tutti i giorni ci vengono delle idee. Pensieri e teorie casuali. La maggior parte muore, prima di poter crescere. Perché un’illusione attecchisca… altre idee più razionali devono essere rigettate. Distrutte. Solo a quel punto l’illusione può germogliare… diventando una vera e propria psicosi.

Legion disorder

La rappresentazione del contagio e dell’effetto nocebo, con la storia delle cheerleader:

Quindi la domanda che vi pongo è: se anche solo l’idea di una malattia può diventare una malattia… quali altri aspetti della nostra realtà sono in effetti dei disturbi?

Oppure la cospirazione, che molti vedono dove ci sono solo coincidenze.

O ancora, il panico morale usato come causa della caccia alle streghe, sia quella reale del Rinascimento che una metafora moderna, come l’indignazione pubblica dei genitori che attaccano usi e passioni dei propri figli senza realmente conoscerli:

Non importa se la minaccia sia reale o meno, la risposta è più che tangibile. E, spesso, è esagerata.
Chiedete a voi stessi: cos’è più terrificante, la paura… o chi è spaventato?

E per finire, il mito della caverna di Platone rivisto in chiave moderna e tecnologica.

Legion plato

In Legion, nulla è inserito per caso. Nulla è filler. In un modo o nell’altro, tutte queste sequenze servono a giustificare il comportamento di chi circonda David, di come vengono tutti influenzati, illusi e contagiati da Farouk.
Il villain è un esperto in certi concetti della psicologia, ed è per questo che tra i personaggi principali quelli che vediamo in queste rappresentazioni sono solo quelli impersonificati dal Re delle Ombre: Oliver che fa esperimenti sulla realtà percepita dal bambino e gli insegna la cospirazione, Lenny che distrugge l’idea razionale per favorire l’illusione, il Demone dagli Occhi Gialli che rappresenta l’influenza del panico morale.

Tutto ci porta agli ultimi episodi, in cui la nostra percezione della realtà cambia, non sappiamo più cosa pensare: chi è l’eroe? Chi è il cattivo? «Quella parola, “villano”, sai da dove deriva? C’est francais. E, in origine, indicava “chi risiedeva in un villaggio.” Un campagnolo. Ti sembro forse un campagnolo?»
Se crediamo alla Syd del futuro – e non c’è ragione per non farlo – vale la pena salvare Farouk perché David è destinato a diventare qualcosa di peggiore, di più cattivo e pericoloso. Ed ecco che non c’è più nulla di bianco e nero, è tutto grigio.

E questo è perfettamente rappresentato dalla meravigliosa battaglia finale, in cui sia David che Farouk sulle note di Behind Blue Eyes degli Who intonano che «Nessuno sa com’è essere il cattivo […] com’è essere odiato […] com’è dire solo bugie.» Questa sequenza capolavoro è la dimostrazione di come Legion sia a un livello inarrivabile per le altre opere derivanti da fumetti. Come successo nel resto della stagione (prima con il ballo della première, poi con la lotta sul ring e ancora con Farouk che gioca con il lutto di David nei confronti della sorella), non esiste uno scontro fisico pieno di flash, esplosioni e superpoteri, ma i due stanno immobili, e la battaglia è esclusivamente mentale. Lo scontro viene reso graficamente con delle ombre colorate che rappresentano i pensieri dei due nemici. E qui torniamo alla confusione tra chi sia l’eroe e chi sia il cattivo: normalmente saremmo portati a pensare che l’ombra verde, quella di David, sia l’identificazione dell’eroe, mentre quella rossa, di Farouk, rappresenti il nemico. Ma a inizio stagione, la sequenza psicologica sulla realtà ci ha avvertito che non bisogna fidarsi di questi due colori, altrimenti rischiamo di fare la stessa fine del ragazzo investito al semaforo.

Legion battle

Naturalmente noi siamo portati a tifare per il protagonista, il quale tra i due è senza dubbio quello più lontano dall’essere il cattivo. Ma se Farouk può essere definito un villain a tutti gli effetti, David non è di certo un eroe. Per quanto l’accusa di crimini futuri sia a tratti insensata e sicuramente non giusta, altri fatti come la sua gioia nella tortura di Oliver e il suo menefreghismo nello scoprire che fosse effettivamente lui sono stati rappresentati fin troppo chiaramente. Per non parlare dell’ingannare Syd e poi “violentarla”, atto di fronte al quale neanche David sa come rispondere quando ne viene accusato al suo processo.

Ma allora chi è l’eroe? Syd? No, perché lei in questo gioco non è altro che la vittima della psicologia di Farouk. Ed è qui che entrano in gioco tutti i concetti della stagione: «Un’illusione nasce, come qualsiasi altra idea, come un uovo.» Farouk fa nascere l’idea di un’illusione in Syd, che poi si trasforma, attraverso il contagio e il panico morale, in vera e propria psicosi di massa in tutta la division 3.
Ed ecco che Legion dimostra ancora la sua grandezza: oltre a spiegare, in maniera assolutamente originale, la psicologia dietro questi cambiamenti, si è preso tempo anche per rendere più profondo il cambiamento di comportamento di Syd. Il capitolo 12, l’episodio a lei dedicato, non è filler. Così come non lo sono quelli dedicati a Lenny e Melanie. Servono a giustificare la loro storia, senza avere cambiamenti affrettati. Questa serie preferisce non perdere tempo con la mitologia più fumettistica, con le spiegazioni del soprannaturale (come per esempio la Sordina, oggetto mistico spuntato dal nulla negli ultimi episodi), e invece usa il suo tempo per addentrarsi in profondità nella psicologia dei personaggi.
La puntata dedicata a Syd ci mostra come lei sia passata dalla sua concezione di amore, che era l’unica cosa capace di far comprendere a David la sua mente, «Hai detto di aver visto il futuro e che ci sarà l’apocalisse. Secondo te chi sopravvive, gli amanti o i combattenti?», al suo rimanere indifferente di fronte al suo compagna che le dice che la ama. Tutto a causa dell’illusione e della psicosi indotte da Farouk, che la portano ad esagerare ogni crimine, passato o futuro, di David e farlo incarcerare.

Legion farouk

E qui c’è da chiedersi: cosa ha portato davvero al David malvagio di fine stagione? Sembra un paradosso: se Syd non gli avesse detto che era lui il distruttore della timeline futura, avrebbe evitato il processo e probabilmente tutto sarebbe andato per il verso giusto.
Oppure la malvagità in David è sempre stata intrinseca e prima o poi era destinata a venire fuori? Hawley si è preso un episodio intero, il bellissimo capitolo 14, per farci realmente capire il disagio del potere di David prima degli eventi della scorsa stagione. Mille voci, mille personaggi, mille storie, mille eventi, mille possibilità, tutte nella testa di un’unica persona. È forse destino che questa persona impazzisca e diventi spietata? E qui finalmente ci avviciniamo al David Haller originale. Iconica è la sequenza iniziale del penultimo episodio, probabilmente un flashforward della terza stagione, in cui vediamo il protagonista su un trono, con Lenny ai suoi piedi e con il classico costume e l’assurdo taglio di capelli del David Haller fumettistico.
Ma il vero potere schizofrenico di Legione viene reso chiaro solo nell’ultima puntata, in cui vediamo senza troppi fronzoli due nuove personalità di David manifestarsi, che gli fanno capire come non sia lui l’eroe, come anche lui fosse vittima del concetto di psicosi. Vittima di una sua stessa illusione: Syd e l’amore provato per lei non sono mai stati reali, lei era solo un parassita. «Sono una brava persona, quindi mi merito amore», David continua a ripeterselo finché non smette di crederci, finché, lasciandosi condizionare dalle sue altre personalità, capisce di essere un Dio, che non ha bisogno di nessun altro. Ed ecco che assistiamo alla nascita del David malvagio.

Legion ending

Legion è cambiata rispetto alla stagione precedente, e questo è dato in maggior parte dall’essenza di Farouk. Nella prima stagione il Re delle Ombre, nei panni di una straordinaria Aubrey Plaza, era quasi completamente astratto e risiedeva solamente nella mente di David. Quest’anno invece, con l’ingresso in campo di un altrettanto straordinario Navid Negahban, la sua presenza è stata decisamente più tangibile e terrena. Questo ha portato a una trama molto più lineare, per quanto quella di una serie folle come Legion possa esserlo.
Da un punto di vista di sceneggiatura, la serie di Noah Hawley rimane uno degli standard più alti nell’attuale panorama televisivo, capace di creare un genere a parte, che si erge rispetto a quello fumettistico, diventando coraggiosa e brillante in ogni suo dialogo, in ogni suo personaggio e in ogni sua svolta.
Ma il vero fiore all’occhiello di questa serie, ciò che la rende davvero immensa, è la perfezione del suo reparto tecnico. Anche quest’anno Legion ha dimostrato di essere un capolavoro di regia, fotografia e montaggio. Non esiste un’inquadratura, una transizione o un effetto sonoro che non sia incantevole, audace e sbalorditivo. Legion è una vera e propria opera d’arte, tra le più alte che esistono. E tutti noi dovremmo ringraziare Noah Hawley per averla creata e FX per avergli dato fiducia anche questa volta, rinnovandola nonostante i bassi ascolti.

 

Luigi Dalena

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Luigi Dalena

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Producer pubblicitario. Fiero blogger itasiano dal 2013. Maniaco dell'ordine e dell'organizzazione. Appassionato di videogiochi, tecnologia, astronomia, cinema e soprattutto serie TV. Apprezzo qualsiasi genere, ma ho un debole per sci-fi e fantasy. Una volta guardavo di tutto, ma poi ho lentamente ristretto i miei gusti spostandomi quasi esclusivamente sulle serie britanniche e sulle cable statunitensi. Più sono brevi, meglio è.
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