Classifiche

Best of 2017: Top 10 migliori serie terminate (di Giovanni Trombino)

Con una produzione incessante di serie TV, l’allerta cancellazione sale ogni volta che viene ordinato un pilota. Ecco, quindi che con la mia top 10 voglio ricordare le serie TV che nel 2017 non ce l’hanno fatta. Purtroppo.

Il mio personale bilancio seriale del 2017 non ha visto un segno molto positivo della sezione novità. A parte quealche titolo che ha davvero lasciato il segno (The Deuce, The Handmaid’s Tale, GLOW per citarne tre), l’anno appena trascorso è stato quello del consolidamento di vecchi show, con importanti salti di qualità in molti network coincisi spesso con la fine della serie.

Tutti gli show inseriti nella classifica non sono stati rinnovati dai vari network, o comunque erano stati programmati per terminare nel 2017 già dalla scorsa stagione televisiva. Per questo motivo non ho inserito titoli (come ad esempio Twin Peaks e Fargo) che sono nel cosiddetto hiatus televisivo, cioè che non hanno subito una cancellazione vera e propria ma non si sa neppure con certezza se e quando un giorno torneranno sui nostri schermi. Del resto Twin Peaks non ce lo aspettavamo nemmeno 25 anni dopo.

Detto questo, ecco quelle che penso siano le migliori 10 serie TV che sono terminate nel 2017.

10. Underground – WGN America

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Non sempre la cancellazione di una serie TV dipende dagli ascolti bassi. È questo il caso di Underground, lo show prodotto da John Legend che ha come protagonisti un gruppo di schiavi in fuga da una piantagione di cotone in Gerogia. I motivi della cancellazione dietro al prodotto di WGN America riguardano, infatti, un riassetto aziendale che investirà anche i contenuti che il network ha intenzione di proporre nel prossimo futuro. Senza entrare troppo nel merito della vincenda, pare si tratti di un effetto collaterale che purtroppo toglie dal palinsesto televisivo un buon drama in grado di contestualizzare al meglio quel periodo della storia americana e in grado di offrire un buon tasso di intrattenimento. Nella sua stagione di debutto Underground ha avuto degli ascolti eccellenti, generando una discreta attenzione nell’audience americana. E proprio per il suo buon andamento, la sua cancellazione è stata accolta con un po’ di stupore tra gli addetti ai lavori. Tuttavia John Legend ha fatto sapere che è disposto a trovare una nuova casa per questa serie TV che, in fondo, non è neanche così low budget dato che il costo di ogni episodio si aggira attorno ai 4.5 milioni di dollari.

09. The Get Down – Netflix

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A proposito di budget elevati, Netflix quest’anno ha tagliato i viveri anche alla serie TV creata da Baz Luhrman sulla storia della nascita dell’hip hop nella New York degli anni ’70. The Get Down così non vedrà una seconda stagione, complice anche un engagement basso da parte degli utenti di Netflix e la scelta di suddividere il primo capitolo della serie in due parti rilasciate a distanza di qualche mese, probabilmente da rintracciare nell’andamento altalenante della produzione. Certo è che 7.5 milioni di dollari a episodio sono tanti in realazione ad ascolti bassi, a detta di Netflix dato che su questi dati aleggia sempre un alone di mistero. Quello che invece è chiaro è che The Get Down ha avuto dalla sua l’ambizione di diventare qualcosa di più a livello narrativo, cercando di spingere ulteriormente le storyline dei personaggi verso una definizione più intima e che si distaccasse dalla signola performance musicale e che venissero accomunate da un fil rouge ben più solido di una colonna sonora che nella sua interezza è eccezionale. È mancato probabilmente un marchio di fabbrica unico, quello del creatore di Muolin Rouge! e The Great Gatsby che, pilota a parte, sembra si fosse dato alla macchia negli episodi successivi.

08. Red Oaks – Amazon

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“Non si esce vivi dagli anni ’80” cantava qualcuno. E lo stesso vale oggi per questa serie di Amazon, prodotta da Steven Soderbergh e Gregory Jacobs, che lì è rimasta e ha contribuito ad amplificare quell’operazione nostalgia che continua ad imperversare in TV. Una piccola macchina del tempo (tre stagioni in tutto) che, come ha scritto Luigi nella recensione della prima stagione, è in grado di offrire un ottimo coinvolgimento emotivo dello spettatore senza contare solo ed esclusivamente sul fattore nostalgia. Red Oaks riesce, attraverso la coralità del cast e l’intersezione delle varie storyline, a raccontare l’insicurezza, la crisi, la consapevolezza dell’età adulta mai scadendo nei clichè del genere bensì utilizzandoli a proprio favore: un prodotto coming-of-age in grado di tenere incollato lo spettatore al teleschermo e che grazie a un ritmo scanzonato riesce a sottolineare come la crescita non sia sempre un processo che dopo alcune fasi si interrompe in un momento ben preciso, ma è una continua ridefinizione di se stessi, una continua ricerca di risposte a dubbi quotidiani sulle relazioni, sul lavoro, sui rapporti umani. Peccato solo per conclusione un po’ accelerata: una terza stagione che avrebbe meritato un paio di episodi in più dei 6 effettivamente girati.

07. Difficult People – Hulu

difficult people

Restaimo in area comedy per qualche altra posizione e arriviamo alla serie di Hulu con protagonisti Billy Eichner e Julie Klausner, quest’ultima anche creatrice della serie. Se l’idea alla base della serie non è tra le più originali in circolazione, la serie di Hulu ha acquisito in tre stagioni una propria solidità dando vita ad un propdotto piacevole e dai toni molto cinici e caustici, dando libero sfogo agli alter ego degli attori principali. Riferimenti continui alla culutura pop, alla politica, alla società contemporanea sono i principali argomenti di riferimento delle battute dei due protagonisti che vomitano all’esterno la loro frustrazione per non riuscire a sfondare davvero come comici. Un autoreferenzialismo che da un lato mette in evidenza il loro rapporto di amicizia e dall’altro consente alla scrittura dei due comici di poter affrontare i temi più disaparti: dalla scelta di Woody Allen di fare TV, ai riferimenti all’era di Trump.

06. Man Seeking Woman – FX

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Nell’immagine che accompagna questo trafiletto di Man Seeking Woman: una reazione pacata nei confronti degli ascoltatori americani che non hanno guardato questa comedy di FXX, facendo crollare gli ascolti e causandone la cancellazione. Perché noi protestiamo per i rinnovi e le cancellazioni ma da queste parti siamo tutti spettatori che dipendono dagli ascolti USA (eccezione fatta per le piattaforme streaming). E tuttavia dobbiamo subire la cancellazione di questa comedy surreale che è riuscita a raccontare la ricerca della partner perfetta con un linguaggio decisamente sopra le righe e portando in TV le metafore più assurde che potessero essere usate per descrivere le vicende di Josh (Jay Baruchel). Una serie fuori dagli schemi che è riuscita in tre stagioni ad allargare la sua sfera narrativa non considerando solo il punto di vista del protagonista ma dando spazio anche ai personaggi secondari. Se ancora non avete avuto modo di recuperare questa serie, direi che è un buono momento per farlo.

05. Dirk Gently’s Holistic Detective Agency – BBC America

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Non ci sarà un altro caso per l’agenzia di investigazione olistica di Dirk Gently: BBC America ha deciso di cancellare questa comedy fantascientifica dopo sole due stagioni. Ed è stata una doccia fredda per i fan della serie a ridosso del finale della seconda stagione. L’adattamento dei romanzi di Douglas Adams tuttavia funzionava alla grande, sia sul piano narrativo che sul piano delle performance degli attori: ad un intreccio ingarbugliato e apparentemente senza una logica faceva da eco l’interepretazione da detective delirante di Samuel Barnett e quella più pacata e confusa di Elijah Wood. La serie adattata alla TV da Max Landis era stata accolta molto favorevolmente sia dal pubblico che dalla critica, dimostrando di essere un prodotto telvisivo ad alto tasso di intrattenimento, coniugando una creatività e un’eccentricita che avrebbero potuto dare lungo corso allo show.

04. Girls – HBO

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Girls è stata certamente una delle produzioni più importnati che ha caratterizzato la televisione americana contemporanea. La creatura di Lena Dunham è stato in grado di affrontare temi imporanti attraverso un insieme di personaggi che, seppur in grado di fornire una coralità di fondo, in qualche modo ruotano attorno al personaggio di Hannah Horvath: il personaggio che in fondo racchiude molto dell’autrice della serie, sfociando in una forma di narcisismo che ha reso il personaggio di Hannah uno dei più odiati dell’universo televisivo. La motivazione probabilmente è da rintracciare nel fatto che da spettatori non sappiamo che cosa vogliamo veramente per Hannah, rischiando di confondere il piano della finzione con quello della realtà. Ecco, probabilmente il difetto dell’evoluzione di Girls è stato quello di cedere eccessivamente il passo ai personalismi della Dunham per poi essere contraddetta dalle azioni del personaggio stesso. Eppure è tutto il linea con il lingaggio utilizzato da Girls, in grado di provocare una rottura verso i canoni identitari e far evolvere la serie in un manifesto identitario da rintracciare prima di tutto nelle sfumature.

03. American Crime – ABC

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Gradino più basso del podio per questa serie di ABC che purtroppo non ha goduto del successo che meritava. Creata dal premio Oscar John Ridley, la serie antologica di ABC si è fatta apprezzare dalla critica e da gran parte del pubblico per aver trattato temi molti più che attuali e soprattutto per essere andato in onda su una TV generalista come ABC. La formula di Ridley era, infatti, molto precisa: sfruttare il filone del true crime per raccontare casi meno patinati e mettendo al centro persone uscite dall’immaginario della quotidianità. Il grande pregio di Amrican Crime è stato certamento quello di riuscire a coniugare i diversi punti di vista dei personaggi, dando risalto ad uno schema variegato di relazioni umane, grazie soprattuto ad un cast solido (che resta costante nel corso delle tre stagioni interepretando personaggi diversi a seconda delle storie raccontate) in cui compaiono Felicity Huffmann, Regina King e Timothy Hutton.

02. The Leftovers – HBO

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Al temine della prima stagione, The Leftovers ha lasciato una sorta di straniamento rispetto a ciò di cui voleva parlare. La grande dipartita del 2% della popolazione è un’idea sin troppo astratta per poter poterne dare una spiegazione materiale. Ma dopo la conclusione di Lost, il demone della spiegazione degli eventi e della chiusura di tutte le storyline deve aver assillato Damon Lindelof durante la scrittura della serie. Per cui The Leftovers parte da un evento inspiegabile ed estremo per voler raccontare qualcosa che ha a che fare con sentimenti molto più terreni e più tangibili che si possono esperire quando si ha che fare con un lutto, con una perdita. Lo stesso titolo della serie porta in sé la volontà di raccontare le storie di chi quella dipartita l’ha subita restando, utilizzando un’iperbole e tirando in ballo concezioni filosofiche, religiose e psicologiche. Quello che penso della serie con Justin Theroux e Carrie Coon (sempre magnifica) lo ha già reso in maniera migliore Valeria nella sua recensione della seconda stagione: “The Leftovers è uno sforzo costante di tradurre in immagini e senso ciò che senso non ha”. Ma c’è sempre la possilità di rendere gli eventi inspeigabili della vita ricchi di significato attraverso ciò che creiamo nei legami con le persone.

01. Halt and Catch Fire – AMC

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Fino all’ultimo momento sono stato indeciso quale serie TV piazzare al primo posto di questa top 10 tra The Leftovers e Halt and Catch Fire. Entrambi hanno rappresentato qualcosa per me nell’anno televisivo e in un certo senso potrebbero stare entrambe alla prima posizione. Ma poi ho pensato che Halt and Catch Fire ha tirato fuori qualcosa in più rispetto a The Leftovers. Ho consigliato questa serie quanle tempo fa e mi è stato chiesto di cosa parlasse. La risposta che ho dato è che Halt and Catch Fire racconta il fallimento e di come i personaggi si ridefiniscono attravero esso. La nascita dell’informatica, l’avvento di Internet e dei videogames sono soltanto il contesto, competitivo e spietato, all’interno del quale i personaggi della serie si immergono fino al midollo, venendone tritati e trasformati una joint venture dopo l’altra. Più di una volta mi sono chiesto che senso avesse scrivere una serie TV sulla nascita dell’informatica dal punto di vista di una piccola azienda perlopiù fittizia. Dopo quattro stagioni ho capito che Halt and Catch Fire è prima di tutto una serie sull’importanza del fallimento, non solo lavorativo ma anche delle relazioni. Ed è anche una serie sull’importanza e sulla necessità di concedersi un’altra possibilità, sulla consapevolezza che fare delle cose ha un costo e che nonostante ciò molte volte la pena di farle. È la possibilità di reinventarsi, di ricrearsi da capo semplicemente partendo da un’affermazione: “I have an idea”.

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givaz

Sul blog di Italiansubs da Febbraio 2016, mentre le serie TV le guardo da molto più tempo. Agli episodi pilota do sempre una chance, soprattutto se di genere drammatico: Mad Men, Treme, Six Feet Under per dirne solo tre. Poche comedy tradizionali, molte più dramedy e black comedy.
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