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Due cuori e una cabina: The Girl In The Fireplace

Ed eccoci giunti alla seconda stagione, con un nuovo Dottore, ma gli stessi companion

Episodio 2×04: The Girl In The Fireplace
Scritto da: Steven Moffat
Diretto da: Euros Lyn
Data di messa in onda: 06/05/2006

Dove eravamo

Il Nono Dottore ci ha abbandonati alla fine della prima stagione, rigenerandosi e abbandonando i tratti spigolosi da poliziotto slavo di Christopher Eccleston e ritrovandosi col bel faccino di David Tennant, solo nominando il quale sento già in lontananza degli urletti di deliquio. Rose però è rimasta (e con lei il suo inutile pseudo-fidanzato) e inizia ad affrancarsi un po’ dall’ombra del Dottore e a rendersi conto che dietro l’enorme timore reverenziale che incute, tutto sommato è essenzialmente un “madman in a box”.

Curiosità: Russel T Davies ha dichiarato di aver avuto l’idea per quella che ha definito “una storia d’amore per il Dottore” mentre lavorava a Casanova, il cui protagonista era… David Tennant.

Teaser

Versailles. Grida, strepiti, gente che scappa. Un uomo e una donna entrano in una camera da letto. La donna dice all’uomo che “lui” sta arrivando. Lui, l’unico uomo che lei abbia mai amato… poi congeda l’uomo, invitandolo ad andare dalla sua Regina, perché lei è solo la sua amante. L’uomo, il Re, esce e lei si volta e chiama “Dottore!”. Sigla. Questo è più o meno il primo minuto dell’episodio e io non ho intenzione di raccontarvi altro.

Beh… ci sarà un motivo, se la puntata si chiama così 😀

Una non-recensione

Non ho intenzione di raccontarvi altro perché voglio che la vediate. Un po’ perché, certo, tutta questa rubrica nasce per farvi venire voglia di iniziare a vedere il Dottore, un po’ perché raccontarvelo vi rovinerebbe una eventuale prima visione, ma sopratutto perché non è interessante. Non l’episodio, intendiamoci… non è interessante dire punto per punto cosa succede, perché non c’è cronaca che possa restituire l’impatto emotivo e narrativo che questo episodio riesce ad avere. Ci sono stati e continuano a esserci, nella storia della serie, episodi che raccontano particolari del passato del Dottore, altri che raccontano una semplice avventura del Dottore e alcuni che raccontanto… beh, semplicemente il Dottore. Nel continuo e sempre brevissimo suo incrociarsi con la piccola Reinette, che crescerà poi per diventare l’amante del Re, la “storia” passa quasi in secondo piano e Reinette stessa diviene un grimaldello narrativo per scassinare d’improvviso quella corazza che Rose solo molto lentamente stava iniziando a scalfire. Dietro quello strano giullare, alla sua parlantina inesorabile, alla sua straordinaria intelligenza e ai suoi due grandi cuori, si nasconde infatti un personaggio enorme, di straordinario spessore e colossale complessità.

Curiosità: David Tennant e Sophie Myles, che interpreta Reinette adulta, nel periodo in cui venne girato l’episodio erano una coppia. Lo si intuisce vagamente in un preciso momento dell’episodio: non vi dirò quale, tanto vi assicuro che lo capirete immediatamente.

Oppure ci si può sempre ubriacare di Banana Daiquiri, basta inventarlo con duecento anni di anticipo.

Ne avevamo avuto già qualche scorcio, avevamo capito fin da subito di non avere a che fare con un eroe in senso stretto, con un paladino della giustizia o un benevolo semidio, ma in questo episodio, attraverso un rapporto che non si sa come misurare, che ha per Reinette il peso degli anni e per il Dottore la leggerezza dell’istante, viene offerto a noi spettatori una specie di breve e splendido riassunto della macchina narrativa fondamentale della serie: il Dottore incontra una persona, se ne “innamora” (nel senso più lato possibile, ma abbastanza da volerne fare un/a compagno/a di viaggio) e poi, fatalmente, la perde. Tutto ciò che c’è in mezzo, tutti i viaggi e le avventure che potranno vivere insieme o che avrebbero potuto vivere, non sono che il tentativo di rimandare l’inevitabile o di dargli un senso, di dimenticare senza mai riuscirvi l’immensa, profondissima solitudine che solo un essere che vive migliaia di anni può provare, sopratutto se si ostina ad affezionarsi ad altri esseri molto meno longevi. E continua a farlo, tuttavia… continua a scegliere compagni e a perderli, perché ne ha bisogno. Perché sa che altrimenti il peso dei suoi anni lo schiaccerebbe. Improvvisamente noi spettatori, che già in precedenza avevamo avuto il vago sentore che quella buffa serie nella cui prima puntata un tipo strano combatte contro i manichini dell’Upim potesse avere un differente livello di lettura, ci ritroviamo a fine puntata con un groppo in gola che non va giù e la certezza che questa serie così atipica ha molto, molto da dire. È avendo visto tutta la profondità del suo personale abisso che vediamo il Dottore rimettersi la maschera del fool e dichiarare “I’m always all right” a una Rose che ha capito perfettamente che non è affatto così. Sempre pronto per una nuova avventura, perché, per citare Baudelaire, “Bisogna essere sempre ubriachi, per non sentire l’orribile fardello del Tempo. Di cosa? Di vino, di poesia, di virtù.” O magari di viaggi nel tempo.

Curiosità: A un certo punto dell’episodio Reinette dice “Doctor… who? It’s more than just a secret, isn’t it?”. Aveva già pianificato tutto, quel bastardo del Moff.

Piccola nota a margine: questo episodio è stato scritto da Steven Moffat. Lo showrunner era, al tempo, Russel T Davies. Non è incredibile come le cose funzionino bene, quando ognuno fa quello che sa fare meglio?

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