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Gli Aperitivi: Room 104

Eccoci con l’aperitivo dedicato all’ultima fatica dei fratelli Duplass prodotta da HBO: la serie antologica Room 104.

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TRAMA E INFORMAZIONI

Room 104 è scritta e prodotta da Mark e Jay Duplass, già famosi per essere tra i fondatori del movimento cinematografico indipendente “Mumblecore”, da cui la serie trae parzialmente ispirazione.

Tutte le puntate sono ambientate all’interno dell’omonima stanza n°104 di un ignoto hotel americano. Ogni episodio appartiene a un genere differente ed è caratterizzato da personaggi unici che non ritorneranno nei successivi. Si salterà così da puntate drammatiche a comiche, dall’horror al giallo, passando attraverso il crime. Particolare anche la durata di ognuna di queste: circa venti minuti l’una, permettendo così narrazioni agili e non eccessivamente elaborate.

L’episodio pilota, che commentiamo oggi, Ralphie, è drammatico con venature horror-surreali. Racconta la storia di una babysitter (Melonie Diaz) che per qualche ora nella stanza 104 deve tenere sottocchio un bambino di nome Ralph (Ethan Kent), finché suo padre non tornerà in hotel. I problemi nascono quando il ragazzino sostiene di aver intrappolato nel bagno il suo doppelganger malvagio, Ralphie. La giovane babysitter dà per scontato che Ralph si stia divertendo con l’immaginazione, ma la situazione inizia presto a degenerare quando il bambino, terrorizzato, sostiene che Ralphie si sia risvegliato dal sonno e cercherà presto di fuggire dal bagno per ucciderla. Esiste davvero il fantomatico Ralphie o è tutta una fantasia infantile di Ralph?

La stagione viene trasmessa in America su HBO dal 28 luglio al 13 ottobre 2017.

IMPRESSIONI SUL PILOT

Il parere del sottoscritto sul pilot è moderatamente positivo. Da amante delle “narrazioni da camera”, kammerspiel nella denominazione originale, ho sempre un occhio di riguardo per esperimenti simili e devo ammettere che i Duplass non se la sono cavata male. Il primo episodio colpisce soprattutto per la storia inaspettata che balla sul sottile confine che separa imbarazzante, terrificante e genuinamente grottesco; personalmente spero che questa vena weird diventi il punto centrale della serie, senza scadere nel banale shock o b-movie (e il passo è molto breve). Il ritmo è ben dosato, anche se i minuti a disposizione sono pochi, vengono sfruttati con la dovuta cura. La scelta degli attori è a dir poco fondamentale quando essi sorreggono l’intera opera e almeno nel pilot non c’è nulla da eccepire al riguardo. Persino il bambino protagonista, Ethan Kent, recita in maniera credibile la sua parte.
Quello che rende l’episodio buono ma non ottimo è sicuramente la tecnica: utilizzo esclusivo di camera a mano e tanti giochi di montaggio danno un buon ritmo all’episodio, ma denotano una scarsissima cura nella composizione delle immagini e nella messa in scena. Una simile estetica rimanda inevitabilmente al mumblecore, in cui il realismo e la focalizzazione sulle relazioni tra i personaggi non possono essere incrinati da virtuosismi fotografici e composizioni barocche. Ciò non è comunque una scusante per non tentare qualcosa in più invece che affidarsi al minimo sindacale, soprattutto considerando che la cara HBO si è da sempre contraddistinta come la più cinematografica di tutte le reti televisive. Non posso fare a meno di pensare che uno stile anonimo come questo faccia perdere alcuni punti alla serie.

Le preoccupazioni che nutro su Room 104 è che diventi presto la parodia di se stessa, giocando per esempio sull’utilizzo ricorrente di colpi di scena finali. Le chance sono pressoché infinite con una simile premessa e spero che i Duplass colgano l’occasione che hanno ricevuto per creare un prodotto interessante.

IL TRAILER

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Aletranco

Studente di Cinema, Media e Pubblicità a Milano. Amante di serie televisive, fotografia, letteratura e musica, con un'insaziabile passione per il cinema. Dal 2010 presente su Itasa come scroccatore recidivo di sottotitoli e dal 2014 come blogger. Serie preferite? Scrubs e Oz: il Sacred Heart Hospital e l'Oswald State Penitentiary sono le sue seconde case.

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