Game of Thrones

Perché non guarderò più Game of Thrones

Se siete lettori delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco e avete passato l’intera stagione a torcervi amaramente le budella, questo è l’articolo che fa per voi.

Questo articolo contiene SPOILER dalla Serie TV e dalla saga delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco. Per ripercorrere insieme la quinta stagione di Game of Thrones senza alcuna comparazione con i libri, vi rimando a QUESTO articolo.

Ci diranno che eravamo stati avvisati. Che, mai come quest’anno, le differenze tra libri e serie TV si sarebbero fatte più pesanti e palpabili; che i nostri stomaci di educande tradizionaliste non si sarebbero risparmiati dal borbottare sonoramente una puntata sì e l’altra pure. Ci diranno che bastava un po’ di logica spicciola per fare i dovuti calcoli: con una serie che viaggia a ritmi elevatissimi, fagocitando vent’anni di libri in sole cinque stagioni e una pubblicazione cartacea che avanza a rilento, le opzioni per i nostri amici di HBO erano poche e nessuna di queste auspicabile. WhyGOT_3Fermarsi per un anno o più, aspettando i comodi di un George R. R. Martin che non sembra avere alcuna fretta di terminare The Winds of Winter; convincere Giorgione a svelare l’esatto proseguimento della saga, rovinando così la lettura a milioni di fan in tutto il mondo (e privando le tasche del suddetto George di numerosi Dragoni d’oro); oppure avere un’idea sommaria di dove si vorrà andare a parare nel Finalone, e nel frattempo dare libero sfogo alla fantasia per tenere in piedi la milionaria baracca. Tra oggettivi problemi di crescita degli attori più giovani, come Maisie Williams (Arya Stark) o Isaac Hempstead-Wright (Bran Stark), e l’avidità degli autori nel non voler arrestare una tale macchina da soldi, l’idea di fermare lo show fino all’uscita del prossimo libro credo sia stata accantonata quasi immediatamente. Anticipare senza ritegno i contenuti di The Winds of Winter sarebbe un suicidio mediatico ed economico, ed ecco che allora l’unica opzione davvero percorribile è diventata quella “creativa”, ma che certamente ha suscitato le ire dei lettori più intransigenti ed affezionati alla saga.
Sono tantissimi gli episodi in cui, fin dalla prima stagione, Game of Thrones ci ha abituati a modifiche di relativa importanza motivate, oltre che dalla diversità del formato in cui la storia viene proposta, anche dalla necessità di riservare ad alcuni personaggi un certo minutaggio su schermo a dispetto di quanto effettivamente non compaiano in quella porzione di racconto. Un chiaro esempio di questo tipo di scelta si può trovare nel periodo passato da Arya Stark ad Harrenhal, durante il quale nella serie diviene coppiera di Tywin Lannister (Charles Dance); in A Clash of Kings serve invece alle dipendenze di Roose Bolton (Michael McElhatton). Vi sono state anche discrepanze che hanno fatto storcere il naso, come la sostituzione di Jeyne Westerling, moglie di Robb Stark (Richard Madden), con l’inesistente Talisa Maegyr di Volantis (Oona Chaplin), ma in fondo andava bene così perché il personaggio era minore, la serie entusiasmava, e di cose come queste ce ne si dimenticava in fretta di fronte alla magnificenza delle stagioni in corso.
Quest’anno mi duole ammettere che non è stato così. Credo che, a dispetto delle scorse stagioni, il problema del rapporto tra stipendio degli attori e minutaggio sullo schermo si sia fatto molto più opprimente, causando forzature e stravolgimenti di interi archi narrativi che hanno finito per raggiungere i limiti del grottesco o della comicità involontaria. WhyGOT_4Aggiungiamo l’ulteriore ampliamento dell’orizzonte dei Sette Regni, con l’introduzione di Dorne e dei relativi nuovi personaggi, che ha spinto gli autori a tagliare, stringare, semplificare e quindi impoverire altre situazioni e storyline che avrebbero meritato invece più spazio di quanto gli sia stato effettivamente concesso.
Partiamo da Dorne, ma ci prendiamo la libertà di saltare in qua e in là qualora i collegamenti tra i personaggi ci permettano di dare una visione più omogenea di quanto sia stato perduto o rovinato in questa quinta stagione. Dorne era una grossa opportunità di presentare un nuovo mondo-nel-mondo, di calcare quella diversità che il principe Oberyn Martell (l’indimenticato Pedro Pascal) aveva incarnato nella scorsa stagione. Il risultato invece ha portato, forse con la sola eccezione di Doran Martell, a personaggi piatti e/o stravolti rispetto alle peculiarità che presentavano nei libri originari. Partiamo da una vecchia conoscenza, Ellaria Sand (Indira Varma): nella serie è descritta come una donna bramosa di vendetta per la morte del suo amato, e il (debole) arco narrativo di Dorne si conclude con un bacio avvelenato alla povera Myrcella Baratheon, causandone la morte. Non credo potesse esserci niente a stravolgere maggiormente questo personaggio, tant’è che, in A Dance With Dragons, Ellaria non desidera che altre morti seguano quella di Oberyn. Considera quelle di Tywin Lannister, Robert Baratheon, Gregor Clegane e Armory Lorch un’ammenda sufficiente per il massacro di Elia e dei suoi figli, essendo questi individui considerati i principali colpevoli della vicenda. Teme invece che le figlie vogliano muovere guerra contro i Lannister, causando altre morti e altro dolore per il popolo di Dorne. Questo ruolo di donna vendicativa e ferita apparteneva in origine ad Arianne Martell, figlia di Doran, la quale è stata invece tagliata dallo show.
Pertanto nessuna minaccia riguardante Myrcella è stata mai spedita ad Approdo del Re, e di conseguenza Jaime non è mai partito per Dorne in compagnia di Bronn, che nei libri sostanzialmente esce di scena dopo aver sposato Lollys Stokeworth. Jaime (Nikolaj Coster-Waldau) nella controparte letteraria è stato invece incaricato di pacificare quelle zone delle Terre dei Fiumi i cui lord sono ancora leali al defunto Robb Stark. Queste importanti modifiche alla trama della serie TV lo porteranno a non incrociare mai la strada della Fratellanza Senza Vessilli, ora guidata dalla tetra Lady Stoneheart – una Catelyn Stark riportata in vita dal Lord della Folgore ed animata soltanto da un puro spirito di vendetta – e quella di Brienne di Tarth (Gwendoline Christie). La completa rimozione della Fratellanza da questa stagione porta Brienne a non avere uno scopo preciso nella serie, e a vagare quasi senza una meta fino al Nord (?) in attesa del tragicomico finale.
WhyGOT_2 Dicevamo del Nord, ed è quasi impossibile non guardare con astio a quel che accade a Grande Inverno. In questa stagione Ditocorto arrangia il matrimonio tra Sansa (una sempre bellissima, e finalmente maggiorenne, Sophie Turner) e Ramsay Snow ma, udite udite, nei libri Sansa non ha mai lasciato Nido dell’Aquila. I lettori sanno bene che la ragazza inviata ai Bolton sotto le mentite spoglie di Arya Stark è in realtà Jeyne Poole, vecchia amica d’infanzia di Sansa. Ecco che ci ritroviamo quindi nella fiera delle cose a caso, con un’intera storyline basata sul nulla e atta a farci provare empatia per la povera ragazza, oggetto delle angherie e dei soprusi del bastardo dei Bolton. In questi mesi ho letto grandi commenti positivi per l’evoluzione di Sansa, ma io l’ho sempre ritenuta un personaggio abbastanza inutile, tant’è vero che nei libri se ne resta nella Valle a fare sostanzialmente niente se non il gioco di Baelish nella sua subdola scalata al potere. Ogni scena in cui Sansa è stata presente è stata quindi per me un vero e proprio supplizio, perché tradisce completamente l’originalità dell’opera da cui Game of Thrones è tratto.
Facciamo ora un salto al di là del Mare Stretto, dove buone idee si incrociano con scelte che reputo cervellotiche e poco intelligenti per il futuro della saga e della serie. Cominciamo dalle cose positive: l’incontro fra Tyrion Lannister (l’eccezionale Peter Dinklage) e Daenerys Targaryen (Emilia Clarke). Mi sento in dovere di fare una piccola premessa: per chi vi scrive, e forse anche per molti altri, Tyrion è forse il personaggio migliore della serie ed ho cominciato a mitizzarlo fin da quando, in A Game of Thrones, si rivolge così ad un giovane Jon Snow durante il viaggio verso la Barriera:

La mia mente è la mia arma. Come arma, mio fratello ha la spada e re Robert la mazza da combattimento. Io ho la mente, e per continuare ad essere un’arma valida, la mente ha bisogno dei libri quanto una spada ha bisogno della pietra per affilarla. Per questo, Jon Snow, io leggo così tanto.

Non potendo sfruttare la pura forza fisica per via di ciò che la natura gli ha tolto (o dato), Tyrion si identifica fin da subito come un personaggio che fa dell’astuzia e dell’acume le sue armi migliori. Ho sempre pensato che il miglior Tyrion si sia visto in A Clash of Kings, quando agiva come Primo Cavaliere ed influenzava le politiche del regno tra gli oscuri corridoi della Fortezza Rossa, accompagnato dal poliedrico Lord Varys, il Ragno Tessitore. Ho guardato quindi con ansia crescente le sue (dis)avventure degli ultimi libri, che lo hanno portato sì a perdere tutto ma, cosa che ho giudicato molto più importante, anche a sancire il suo passaggio da motore dell’azione a personaggio che subisce ciò che altri decidono per lui. Trovo quindi coraggiosa e intelligente la scelta degli autori di velocizzare il suo incontro con Daenerys e di riportarlo in una posizione di potere, là dove il Folletto può dare il meglio di sé. Credo sarebbe stata una buona cosa sfruttare la stessa idea anche in A Dance with Dragons, poiché ritengo la storyline di Daenerys quella che più risente di una fase di stanca in vista dell’obiettivo finale della regina, ovvero la conquista finale e definitiva del Continente Occidentale. WhyGOT_5Quello che non mi è piaciuto è stata invece la circostanziale morte di Ser Barristan Selmy, messa lì quasi come ad apparecchiare l’imminente arrivo del piccolo Lannister. Jorah è stato ripudiato? Barristan è morto, lasciando Dany sola e senza consiglieri di cui fidarsi? Niente paura, ecco che arriva Tyrion Lannister. La ritengo una scelta scellerata anche per il fatto che, nei libri, Ser Barristan è ancora vivo e vegeto ma soprattutto è stato promosso a POV di quanto avviene a Mereen. Si tratta quindi di un personaggio che avrebbe ancora molto da dare alla saga, pur essendo qui stato prematuramente falcidiato ed eliminato dalla serie. Un problema analogo al mancato inserimento nella stagione di Jon Connington e del suo protetto Griff il Giovane, che rivestiranno in futuro un ruolo importante.
Questo problema riguardante le morti che nei libri non sono mai avvenute mi conduce alla Barriera, che ho tenuto appositamente per ultima. La domanda che mi pongo è: George R. R. Martin ha dato il benestare per queste morti perché li ritiene personaggi di poca importanza, o perché nei libri stessi è previsto un identico destino? Se quella corretta fosse la seconda ipotesi, ecco allora che l’intera serie TV da questo momento in avanti potrebbe rivelarsi un gigantesco e colossale spoiler per la nutrita schiera di lettori in tutto il mondo. Parliamo di Jon, di Stannis, di Shireen, di Selyse, ma anche di Hizdahr zo Loraq a Mereen: per nessuno di questi personaggi è arrivata la conferma ufficiale di una loro morte nei libri. La disfatta dell’esercito di Stannis non viene vissuta in prima persona da nessun POV del libro, ma ci viene raccontata da Ramsay Snow in una lettera che questi spedisce al Lord Comandante dei Guardiani della Notte, in cui si vanta di aver sconfitto il Baratheon, pretendendo che Jon consegni Selyse, Shireen, Melisandre e Reek a Grande Inverno. Menzione speciale per quanto riguarda Stannis e Brienne: c’era davvero bisogno di umiliare così la lady di Tarth, facendola spuntare out of nowhere solo per dare il colpo di grazia ad un moribondo Stannis Baratheon?
E adesso il povero Jon: A Dance with Dragons si chiude con un enorme cliffhanger, ovvero Lord Snow steso in una pozza di sangue nel cortile del Castello Nero. Tuttavia, fino all’uscita di The Winds of Winter resta viva la speranza di un suo ritorno per chi decide di tenersi alla larga da ogni tipo di spoiler. In una recente intervista rilasciata ad Entertainment Weekly, Kit Harington ha dichiarato quanto segue:

Ho avuto un incontro con Dan Weiss e David Benioff e mi hanno confermato che il mio personaggio è definitivamente morto. Se esiste un altro destino per Jon, si trova solo nelle loro menti e in quella di George R. R. Martin. Tutto quello che posso dire è che non tornerò nella prossima stagione.

WhyGOT_1 HBO ha davvero deciso di saltare lo squalo, o milioni di fan in tutto il mondo hanno appena ricevuto il più terribile degli spoiler per The Winds of Winter?
Nel mio piccolo ho sempre pensato che Jon Snow fosse il candidato più credibile per il ruolo di Azor Ahai, la mitica figura di salvatore il cui ritorno è profetizzato dagli adepti di R’hllor, il Signore della Luce. L’ho sempre ritenuto il figlio segreto di Rhaegar Targaryen e Lyanna Stark, quindi di sangue reale, destinato a salvare i Sette Regni dall’invasione degli Estranei e del loro sterminato esercito di nonmorti. Ma sono sicuro che i lettori conosceranno benissimo questa diffusa e ben documentata teoria che viaggia per la rete. Una sua morte, a questo punto, non costituirebbe un enorme viaggio a vuoto? La mancanza del raggiungimento di uno scopo ultimo per un personaggio cardine dell’intera saga?

Siamo ormai giunti alla conclusione di questo lungo articolo. Se quest’anno la fedeltà ai libri è stata messa a dura prova dalla scarsità di materiale a disposizione o da motivazioni legate alla produzione, non oso immaginare cosa possa accadere nella sesta stagione nel caso in cui The Winds of Winter dovesse tardare ancora la sua uscita. Riassumendo, i rischi saranno due: vagonate di spoiler per i lettori, oppure archi narrativi inventati di sana pianta. In entrambi i casi: no, grazie. Io mi fermo qui, ringraziando Game of Thrones per quello che ha saputo darmi in questi cinque anni e sperando che da adesso fino alla conclusione della serie gli autori sappiano quantomeno limitare i danni. Di più, sinceramente, non mi aspetto.

Valar morghulis!

 

Fonte: EW

 

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Carlo Zagagnoni

Specializzato nello scoprire serie con tardiva colpevolezza e nel compiere maratone impossibili per riportarmi al passo con i tempi. Amo il fantasy duro e crudo, i Cavalieri Jedi e tifo per i cattivi che perdono sempre. Vivo per i libri. Sono blogger su ItaSA dal 2015. Da quando ho ricevuto il mio cacciavite sonico non sono più lo stesso.

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