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Best of 2017: Top 10 migliori digressioni (di Alessandro Tranchini)

Nuova classifica del meglio che il 2017 abbia offerto, la top di oggi riguarda le migliori digressioni. C’è una teoria che sostengo da tempo e che vedo sempre più spesso confermata, ovvero che il talento artistico di sceneggiatori e registi televisivi sia riconoscibile dalle digressioni piuttosto che dalle trame principali delle loro opere. Non credo sia un caso che tutti i miei autori preferiti si siano cimentati in più o meno vistosi excursus: è in questo campo sterminato e senza regole che tutta la vena istrionica dei creatori può venire a galla, lasciando da parte per un momento la narrazione classica e affidabile in cui di solito sono rifugiati. A carattere informativo, una digressione è “l’allontanarsi temporaneamente dal cammino intrapreso o dalla via più dritta” (Treccani), accade cioè quando ci si distanzia dalla narrazione principale o secondaria di una storia per trattare argomenti e/o personaggi alternativi, che non hanno potenzialmente nessuna conseguenza sulla trama generale. Possono servire come momenti per spezzare il ritmo, o attimi di introspezione psicologica, di accumulo di tensione, di spiegazione, o per introdurre nuovi personaggi o ambientazioni… i significati che possono assumere sono illimitati.

Ecco una classifica dei migliori dieci episodi televisivi del 2017 composti per la maggior parte (se non interamente) da una digressione. Ci possono essere spoiler generici sull’episodio.

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10. HOUSE OF CARDS – CHAPTER 60

Già in passato House of Cards aveva dato vita a digressioni all’infuori di Washington DC, ma mai erano state così importanti e significative per la storia come Chapter 60, come scopriremo nel finale di stagione. L’ambientazione è quanto mai inusuale: un campeggio in mezzo ai boschi. Ci troviamo nei Campi Elisi, ma non quelli ultraterreni della mitologia romana bensì un raduno della setta “Corvo dell’Eliseo” a cui partecipano tutti gli uomini più potenti d’America. Il nostro Frank Underwood (Kevin Spacey) si trova così a incontrare sue antiche nemesi come l’indimenticato Raymond Tusk (Gerald McRaney) e ritrovare alcune conoscenze come il generale Brockhart (Colm Feore) e Mark Usher (Campbell Scott). In mezzo alla gelida foresta riprendono i giochi politici e le cospirazioni del Presidente Underwood, che gli faranno avere l’intuizione più importante della sua carriera presidenziale. Neanche la natura può nascondere o affievolire la sua natura di predatore, anzi, semmai gli fornisce nuove armi per il consenso come dimostrerà nel suo comizio finale.
Rimane un enorme rammarico per il destino della serie che, come sappiamo, non potrà raccontare le conseguenze di questa scoperta dopo lo scandalo delle molestie sessuali di Kevin Spacey scoppiato nell’ottobre 2017. Ci rimane così una quinta stagione monca, sicuramente al di sotto degli standard qualitativi del resto della serie, ma con un episodio alternativo interessante come questo. Purtroppo non può andare oltre l’ultima posizione.

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9. STRANGER THINGS – CHAPTER SEVEN: THE LOST SISTER

Nona posizione per l’episodio più controverso di Strangers Things. Molti staranno preparando i forconi dopo questa posizione ma voglio chiarire subito un punto: pur essendo nella mia classifica si tratta del peggior episodio di tutta la serie. Non per questo però non l’ho trovato un esperimento interessante, seppur problematico.
The Lost Sister smette di seguire le vicende a Hawkins dopo il micidiale cliffhanger della puntata precedente (parlavamo prima di come una digressione possa essere utilizzata per spezzare volutamente il ritmo…) e si concentra sul viaggio di Undici (Millie Bobby Brown) verso Chicago, alla ricerca di una ragazza vista nei ricordi di sua madre. Scoprirà presto che la ragazza si chiama Kali (Linnea Berthelsen) ed è a capo di una banda di violenti disadattati che hanno come scopo quello di vendicarsi degli scienziati dei Laboratori Hawkins per gli abusi che tutti loro hanno subito. Due dei fattori più controversi dell’episodio riguardano il fatto che non sia solo un allontanamento dall’ambientazione e dai personaggi classici, ma soprattutto sia una divergenza nelle atmosfere e nel genere di riferimento. Se Stranger Things ha sempre puntato sull’effetto nostalgia e un clima sognatore tipico degli anni ’80, questa volta abbiamo dei personaggi che non permettono facili nostalgie: Kali è un’assassina spietata che rimprovererà la stessa Undici per non esserlo anche lei. E soprattutto, dal puro fantasy passiamo qui a una storia tendente alla fiction supereroistica e crime (tra inseguimenti della polizia, allenamento dei “superpoteri”, fughe, sparatorie, omicidi, giustizieri, scienziati corrotti e il tema centrale della vendetta).

Ho apprezzato questa deviazione perché nel suo piccolo funziona abbastanza bene, soprattutto tenendo a mente il livello medio imbarazzante della produzione cinematografica e televisiva di narrazioni sui supereroi. La scena in cui Undici fugge dal furgone di Kali preso d’assalto da sola è visivamente più potente della maggior parte dei blockbuster prodotti da Marvel e DC. Una piccola posizione direi che se l’è meritata.

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8. BLACK MIRROR – HANG THE DJ

Potrà sembrare un controsenso inserire una serie antologica in questa classifica ma Hang the DJ è un’assoluta digressione a livello morale rispetto a tutto il resto di Black Mirror. Già due anni fa San Junipero aveva spiazzato il pubblico per essere stata la prima puntata a non concludersi in modo tragico, seppur l’inquadratura finale lasciasse un’amarezza di fondo dovuta a un cortocircuito di prospettive: da una parte la gioia delle protagoniste e dall’altra la consapevolezza del pubblico di quanto questa gioia fosse prefabbricata e irreale. Hang the DJ invece per la prima volta tratta la tecnologia non come un insieme di medium intrinsecamente negativi, o comunque che permettono “affordance” più o meno malvagie da parte degli utenti, ma come un potenziale aiuto per l’umanità. Certo, la tensione dovuta all’esasperazione tecnocratica tipica dell’opera di Charlie Brooker è presente (paradossalmente più di quasi ogni altra puntata della stagione) e permette di riflettere in modo critico la nostra realtà quotidiana, ma il cliffhanger conclusivo rende per una volta accettabile questo compromesso con l’evoluzione tecnica. Non stiamo parlando di una banale lotta tra macchine e umanità (vero Metalhead?), l’episodio riguarda semmai la storia del perfetto compromesso tra le due parti.

Laddove San Junipero lasciava comunque il retrogusto amaro della supremazia tecnologica, questo non lascia certezze ma offre un terreno di discussione per chiedersi quanto margine di manovra possa avere la libertà umana rispetto ai limiti della società e dei sistemi (tecnologici o meno che siano). Per la prima volta la bilancia alla fine non pende da nessuna delle due sponde ma rimane perfettamente in equilibrio. Poetico e inaspettato.

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7. BILLIONS – GOLDEN FROG TIME

“How much a dollar really cost? The question is detrimental, paralyzin’ my thoughts”.
Così canta Kendrick Lamar nell’album To Pimp a Butterfly. Del resto è un domanda che, se volete, è quasi filosofica. Che valore può avere il denaro? Che cosa son capaci le persone di fare se sono coinvolti i soldi? Golden Frog Time ci fornisce una risposta. Il penultimo episodio della seconda stagione di Billions ricorda i vari Ocean’s, sia dal punto di vista della narrazione che da quello della regia, solo che qui non abbiamo Matt Damon o George Clooney, ma uno scontro senza esclusione di colpi tra Chuck (Paul Giamatti) e Axelrod (Damien Lewis). L’episodio ha come centrale l’Initial Public Offering (IPO) di Ice Juice, una società in cui Ira (Ben Shenkman), Chuck, e Chuck Sr. (Jeffrey DeMunn) hanno pesantemente investito. Quando Axe viene a saperlo, formula un piano d’attacco assolutamente geniale. Malvagio e brutale, ma geniale. Causando, con mezzi illegali, la caduta del prezzo dell’azione, riesce a portare a casa milioni su milioni e portando al lastrico i suoi nemici. O è quello che ci è stato fatto credere. È meraviglioso essere ingannati dagli scrittori. Brian Koppelman e David Levien hanno giocato tutto il tempo con lo spettatore, facendogli credere che la striscia di vittorie di Chuck sia giunta al termine, ma in un momento à la Walter White, inizia a ridere istericamente. Mentre la telecamera si avvicina al corpo seduto sul letto, lo spettatore si accorge che la risata non è isterica. È di gioia, in quanto è stato lui il direttore di orchestra, il mastro burattinaio che ha guidato le proprie marionette verso l’obiettivo finale: incriminare Axe. Chuck aveva previsto tutto, in ogni singolo particolare. Ha finalmente le prove che la Axe Capital gioca sporco, non rispettando le regole. Ha finalmente in pugno il nemico. Come cantava Tom Petty: Even the losers get lucky sometimes.

Ritornando al quesito che mi sono posto precedentemente, è evidente che per Axe e Chuck il denaro non ha un vero valore. È un mezzo per compiere i propri fini, per raggiungere i propri scopi, anche se questo significa tradire i propri principi, tradire i propri amici. Mi dispiace Kendrick, ma la domanda “quanto costa un dollaro” non paralizza i loro pensieri.

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6. BOJACK HORSEMAN – THE OLD SUGARMAN PLACE

“I’ve been through the desert on a horse with no name…”, mai l’iconico brano degli America è stato utilizzato in maniera così calzante come in questa sesta posizione. Con una cover della canzone si apre uno degli episodi migliori di Bojack Horseman: The Old Sugarman Place. La serie decide di abbandonare del tutto il circo mediatico di Hollywood (pardon: Hollywoo) seguendo soltanto Bojack (Will Arnett), fuggito nel deserto dopo l’ennesima disastrosa crisi depressiva. Qui ha un’illuminazione che lo condurrà nel Michigan e più precisamente nell’antica abitazione di famiglia, dove tutti i suoi fantasmi del passato cominceranno a tornare a galla. La puntata prosegue seguendo due binari paralleli: quello dei flashback, via via sempre più drammatici, e quello del presente con Bojack e il suo vicino Eddie (Colman Domingo) che ricostruiscono il podere. I due tracciati si sovrapporranno sempre di più man mano che la puntata si sviluppa, dando infine al nostro protagonista nuova linfa vitale per combattere i suoi demoni interiori.
Un episodio che funziona su ogni livello, con una delle regie più complesse che la serie abbia avuto finora e un respiro molto più ampio del solito; concentrarsi solo su due storyline piuttosto che su quattro o cinque simultanee ha aiutato particolarmente in questo, e proprio come Bojack anche noi spettatori traiamo un respiro profondo prima di ritornare nei tossici e chiassosi lidi di Los Angeles.

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5. FARGO – THE LAW OF NON-CONTRADICTION

Il pubblico medio ha preso uno dei peggiori granchi del decennio demolendo la terza stagione di Fargo, con ogni probabilità perché è stata quella più di tutte che richiedeva un’adeguata conoscenza della filmografia dei fratelli Coen per essere compresa e apprezzata a dovere. É impossibile giudicare un episodio destabilizzante come The Law of Non-Contradiction senza avere a mente la poetica dei due fratelli del Minnesota e senza conoscere il film che omaggia più di tutti: Barton Fink (e se non l’avete visto correte a recuperarlo, stiamo parlando di un’autentica perla dell’assurdo).
La trama della puntata si snoda su più piani. Il primo è un flashback ambientato negli anni ’70 che segue le vicende del giovane scrittore Thaddeus Mobley (Thomas Mann), il secondo è ambientato nel presente e riguarda Gloria Burgle (Carrie Coon) che prosegue la sua investigazione solitaria a Los Angeles, il terzo è un cartone animato che narra la storia scritta da Ennis Stussy (Scott Hylands) di Unit MNSKY, un robot creato all’alba dei tempi che percorre tutte le ere umane fino a diventare l’ultimo essere senziente rimasto. Cos’hanno in comune un famoso e giovane scrittore di Hollywood con un omicidio accaduto quarant’anni dopo nel Minnesota, e un racconto di un robot? Sembra l’inizio di una brutta barzelletta, invece la risposta offrirà notevoli spunti di riflessione nonostante non vengano lasciate chiare interpretazioni al significato dei temi sollevati. Vi consiglio di fare un giro sulla Wikipedia inglese per farvi un’idea della mole di sottotesti presenti che richiederebbero una lunghissima recensione dedicata unicamente a essi. Per questa volta mi limito a indicare l’episodio, con la speranza che venga rivalutato da buona parte del pubblico che è stato critico.
Questa originalità di sovrapposizione di trame e stili di narrazione lo rende infatti l’episodio più originale dell’intera serie nonché una delle digressioni più interessanti del 2017. A lungo si è discusso su quanto esso sia stato funzionale alla trama, quanto auto-indulgente e quanto paradossale, ma io l’ho trovato un esperimento senza dubbio riuscito e che mi ha coinvolto come mai Fargo era riuscito a fare.

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4. THE LEFTOVERS – THE MOST POWERFUL MAN IN THE WORLD (AND HIS IDENTICAL TWIN BROTHER)

Quarto posto per quello che è stato l’episodio più atteso di tutta la serie: il ritorno nella realtà parallela dei non-morti. Ad un passo dal finale di The Leftovers ci ritroviamo alle porte del Diluvio universale che sembra stia per distruggere l’Australia, Kevin Garvey (Justin Theroux) decide di annegare per tornare nel regno dei non-morti (alcuni ipotizzano che si tratti piuttosto del piano astrale, e personalmente condivido questa teoria) in cui era stato nell’episodio capolavoro International Assassin al fine di trovare l’ultima parte della presunta melodia che può fermare il disastro. Questa volta il nostro assassino internazionale preferito non si trova nell’hotel-purgatorio bensì su una spiaggia, dove scoprirà di avere un doppelganger che dovrà uccidere per potersi liberare. Questo doppione si tratta nientepopodimeno che del Presidente degli Stati Uniti e capo della setta dei Guilty Remnant (Colpevoli Sopravvissuti nella versione italiana). Quest’ultimo ha però lo stesso obbiettivo: deve uccidere il suo doppio per avere accesso ai codici nucleari che gli permetteranno di sterminare l’umanità. Tra i due inizia così una caccia al topo che li condurrà faccia a faccia nel bunker presidenziale, scoprendo infine che l’Apocalisse è inevitabile per tutti loro. O almeno così credono…
Un episodio mozzafiato dal primo all’ultimo minuto ricolmo di colpi di scena, simbolismi, parallelismi e analogie con il resto dell’opera ma soprattutto un’atmosfera surreale e grottesca che lo rende unico in tutto il panorama televisivo. La scena finale (piccolo spoiler) con il Presidente e Patti (Ann Dowd), la sua Segretaria della Difesa, che guardano gioiosi gli armamenti nucleari prima di essere spazzati via è uno dei momenti audiovisivi più intensi che l’intera annata abbia offerto.

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3. RICK AND MORTY – THE RICKLANTIS MIXUP

Terzo posto per quello che è stato probabilmente l’episodio più sperimentale che una serie animata abbia offerto nel 2017, nonché a mio parere il migliore di tutto Rick and Morty. La puntata inizia nel modo più classico possibile con Rick e Morty (entrambi doppiati da Justin Roiland) pronti a partire per una nuova avventura ad Atlantide, quello che nessuno si sarebbe mai aspettato è che il resto della puntata non vede protagonisti i “nostri” Rick and Morty bensì… tutti gli altri. Faremo visita infatti alla Cittadella dove si sono riunite tutte le versioni parallele dei due protagonisti (che Rick credeva di avere annientato nel primo episodio della stagione) per vivere insieme. La Cittadella non è però un luogo di pace e serenità, è semmai il centro di ininterrotti scontri di potere tra le fazioni dei Rick e quella dei Morty. Seguiamo qui alcune storie parallele: quella di una coppia di poliziotti formata da un Rick e un Morty che combatterà contro il razzismo della società, quella della rivolta di un Rick operaio ai danni della fabbrica in cui è sfruttato, la battaglia elettorale del Partito Morty per ottenere la presidenza della Cittadella e quella di un gruppo di Morty studenti che cercano un portale che esaudisca i loro desideri. Tutte queste trame confluiranno nell’a dir poco tragico finale che lascia più interrogativi che risposte, anche alle problematiche sociali e politiche che solleva e che trovano immediati corrispettivi nella realtà. Tra corruzione, omicidi, razzismo, opportunismo, sfruttamento, pregiudizi, omertà e capitalismo sfrenato, The Ricklantis Mixup mette in luce i problemi dell’intera società americana nel modo più inaspettato e concentrato possibile grazie a una narrazione a prova di bomba. Chapeau.

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2. TWIN PEAKS – THE RETURN: PART 18

Secondo posto per quello che è stato uno dei finali più controversi della storia della televisione. Stiamo parlando di The Return: Part 18 di Twin Peaks. Fin dal giorno seguente alla messa in onda il primo termine di paragone è stato per molti l’episodio conclusivo de I Soprano, su cui ancora oggi si discute e si ipotizza. Il finale della serie di David Lynch e Mark Frost non ha scosso tutti solo per il finale aperto a ogni tipo di interpretazione bensì per tutto ciò che precede l’ultima scena. Non solo in tutto l’episodio non compare nessuno dei personaggi nativi di Twin Peaks, non solo la stessa cittadina non appare mai, non solo non vengono forniti chiarimenti sulle numerose trame lasciate in sospeso, non solo il resto della serie è stata azzerato dagli eventi accaduti nel finale di Part 17, ma addirittura in questo finale ci troviamo in un universo parallelo con personaggi che nemmeno conosciamo e con un obbiettivo diverso da quello avuto nel resto della stagione (se fino al diciassettesimo episodio era sconfiggere BOB, adesso è sconfiggere il Male primordiale incarnato da Judy). Lo stesso Mark Frost ha confermato che i fatti accaduti nella penultima puntata hanno fatto sì che l’agente Dale Cooper (Kyle MacLachlan) subisca un cambiamento caratteriale rendendolo a tutti gli effetti un nuovo personaggio: l’ignoto Richard che vediamo in azione nella realtà alternativa, così come accade con Laura Palmer/Carrie Page (Sheryl Lee) e Diane Evans/Linda (Laura Dern).
Questo epilogo inaspettato, anti-climatico, digressivo e terrificante (mai Twin Peaks aveva virato in maniera così prepotente verso l’horror psicologico) è l’ultimo colpo di genio che chiude una delle serie più importanti della storia della televisione, con ogni probabilità la più importante di tutte per influenza e sperimentazione. Una posizione nel podio era quanto meno doverosa.

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1. TWIN PEAKS – THE RETURN: PART 8

Una digressione sola a David Lynch non è bastata ed eccoci catapultati nell’olimpo qualitativo del 2017, nonché la prima posizione della classifica. L’episodio spartiacque dell’intera serie e uno dei più acclamati del decennio, arrivando a essere definito da Damon Lindelof (creatore e showrunner di Lost e The Leftovers) come “la miglior ora di televisione che abbia mai visto”, da Matt Seitz di Volture come “il più potente episodio drammatico televisivo che abbia visto negli ultimi 20 anni” e da Sean Collins di Rolling Stone come la puntata migliore di quella che è stata la stagione televisiva più innovativa di sempre.
Quello che abbiamo di fronte infatti è assimilabile a un mediometraggio sperimentale in bilico tra film d’avanguardia, serialità televisiva e video musicale, in cui viene raccontata la genesi di BOB (lo storico antagonista della serie interpretato da Frank Silva) tra esplosioni nucleari, viaggi dimensionali, resurrezioni, omicidi, guerre ultraterrene e spiriti dalle braccia piegate all’indietro (Laura Palmer aveva ragione fin dall’inizio…). Un vero e proprio trip maligno al di là del tempo e dello spazio che ristruttura l’intera mitologia persino svelando il più grande dei misteri rimasti in sospeso. Il tutto è girato con un gelido bianco e nero che rende le vicende ancora più stranianti e soffocanti. Persino Cooper, simbolo della positività di Twin Peaks, praticamente non compare e lascia il posto ad un’interminabile e a dir poco oscura comparsa dei Nine Inch Nails, intenti a esibirsi al Bang Bang Bar con il loro brano She’s Gone Away prima dell’inizio della vera e propria digressione. Quello che accade dopo è un’esperienza, e come tale è riduttivo cercare di descriverla e analizzarla a parole. Occorre viverla, ed è ciò che invito a fare tutti quelli che ancora non l’hanno vista.

Ringrazio infine il collega blogger Francesco Conte per il suo contributo sul paragrafo dedicato a Billions.
Conoscete altri episodi con digressioni particolari che non ho inserito in questa classifica? Fatemelo sapere nei commenti!

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Alessandro Tranchini

Studente di Cinema, Media e Pubblicità a Milano. Amante di serie televisive, fotografia, letteratura e musica, con un'insaziabile passione per il cinema. Dal 2010 presente su Itasa come scroccatore recidivo di sottotitoli e dal 2014 come blogger. Serie preferite? Scrubs e Oz: il Sacred Heart Hospital e l'Oswald State Penitentiary sono le sue seconde case.
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