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Best of 2018: Top 10 vorrei ma non posso (di Jacopo Zambon)

Avete presente quando si lavora quella decina di ore quotidiane e si è addirittura costretti ad abbandonare serie precedentemente iniziate?

O quando tutto d’un tratto si ha una vita sociale ben superiore a quanto ci si sarebbe mai aspettati? O quando si vive un periodo con una stanchezza tale che, posizionati davanti al piccolo schermo, si crolla tra le braccia di Morfeo appena dopo il tema di apertura della puntata? (“Vecchiaia”, direte voi. E potreste pure avere ragione…) O quando vi abbonate a Netfix per non perdervi proprio nulla delle nuove uscite seriali, ma vi accorgete che propone anche molti lungometraggi interessanti, e siete portati a tornare ad appassionarvi anche ai cari vecchi film?

Bene. Tutto questo, oltre al già precedentemente citato effetto di dover abbandonare serie in corso (pratica che fino a qualche anno fa aborrivo), concorre alla sempre sofferta decisione di non iniziare il recupero di show che a una prima analisi o alla visione del relativo trailer sembrano molto interessanti, o comunque di serie semplicemente osannate da critica e/o conoscenti appassionati del piccolo schermo.

In questo particolare articolo elencherò i rimpianti del 2018; le serie che avrei voluto vedere ma che, per un motivo o per un altro, non ho potuto nemmeno iniziare. Non lo farò parlando di grandi classici o vecchi pallini vergognosamente nella lista dei recuperi da sempre – The Sopranos, The Wire, OZ, Boardwalk Empire, Mad Men, Lost, Orphan Black… – o grandi classici del mondo comedy (Parks and Recreation, The Office UK, Community… Netflix, dove sei quando servi?!). Lo farò concentrandomi sulle serie con almeno un episodio andato in onda nell’anno da poco conclusosi.

10 – Homecoming

Homecoming

La nuova produzione Amazon, uscita a fine novembre, segna il debutto con un ruolo da protagonista di Julia Roberts in una serie televisiva. E solo questo potrebbe e dovrebbe bastare. Il trailer diffuso inizialmente, d’altro canto, è parecchio enigmatico, e non si capisce fino in fondo cosa ci si debba aspettare da questa serie. Discorso analogo per le sinossi che si trovano online, abbastanza vaghe e simili a riassunti di trama che potrebbero applicarsi a molti film e show televisivi. Ciononostante, l’impressione “a pelle” di quanto anticipato dal trailer è positiva e, per quanto concerne il cast, anche la presenza di Bobby Cannavale (OZ, Vinyl) aiuta a rendere la serie appetibile, indipendentemente dall’effettivo potenziale della stessa.

9 – GLOW

Glow

Da fan (non della primissima ora) di Orange is the New Black, la notizia giunta nel 2017 che i creatori dello show stessero preparando sempre per Netflix un’altra serie corale, anche questa a tinte estremamente rosa e relativa a un mondo pressoché inesplorato, se associato al gentil sesso, mi aveva mosso una certa dose di curiosità. Curiosità che un po’ alla volta è andata lievemente scemando, ma ogniqualvolta che questo titolo mi torna sotto gli occhi il desiderio di vederlo ritorna, non fosse altro per evitare il ripetersi di quanto successo con la già citata OITNB, recuperata e divorata a seguito della messa online della quarta stagione da parte di Netflix, con la sensazione di essere arrivato tardi su un validissimo prodotto televisivo.

8 – Counterpart

Counterpart

Con un trailer che trasudava “Fringe” da tutti i pori e che trasmetteva un hype non da poco, questo show targato Starz è forse il rimpianto fantascientifico più grande sin dagli ultimi mesi del 2017. Se a ciò aggiungiamo che il protagonista principale è interpretato da quel J. K. Simmons, vincitore nel 2015 del premio Oscar come miglior attore non protagonista per la magistrale interpretazione in Whiplash, capiamo la portata e l’importanza di questo must-see – a livello teorico, almeno – forse un po’ ignorato dalla critica, se penso a quante poche recensioni o articoli su siti specializzati abbia memoria di aver visto, navigando online.

7 – Flowers

FLOWERS

E, parlando di serie con poca copertura da parte della critica, non può mancare una serie inglese di nicchia, conosciuta a livello bibliografico solo grazie alle recensioni lette all’interno di questo blog (si veda ad esempio questo articolo e questo aperitivo) o comunque alle parole esperte di colleghi itasiani nel forum o sparse nei vari social. Le poche persone che hanno avuto modo di vedere Flowers hanno usato nei suoi riguardi parole al miele, descrivendola con un mix tra commedia e tragedia che da sempre, specialmente in ambito UK (This is England, anyone?!), è stato sinonimo di perla televisiva. Flowers, tra i cui interpreti troviamo Olivia Colman (The Night Manager), è composta per ora da 2 stagioni di 6 episodi ciascuna, rendendola perfetta per un recupero lampo. Eppure…

6 – BoJack Horseman

BoJack Horseman

In attesa che Netflix in Italia aggiunga al proprio catalogo i grandi classici della sfera comedy citati a inizio articolo, uno show pronto all’uso che è da molti anni tra i primi posti dei super-recuperoni che solitamente si delegano al periodo estivo o quello natalizio è sicuramente quello della serie animata dedicata al cavallo antropomorfo più famoso di Hollywood. In realtà questa produzione, probabilmente dovuta alla particolarità di concatenare nelle sue fondamenta di commedia anche dei componenti più drammatici, si pone come capofila di un trittico di serie d’animazione presenti in Netflix e che avrei sempre voluto vedere; un trittico che include anche Archer e Rick and Morty. Non so se il ruolo di capofila sia adatto a BoJack Horseman, ma la speranza è quella di iniziare almeno uno dei tre show nell’anno appena iniziato.

5 – Doctor Who

Doctor Who

Si tratta di una delle macchie più indelebili nella mia carriera di divoratore di serie TV. Una serie che potrebbe benissimo rientrare nella lista dei grandi classici e vecchi pallini vergognosamente nella lista dei recuperi da sempre, citata a inizio articolo. Con l’aggravante di essere uno dei capisaldi di quello che è forse il genere di prodotto d’intrattenimento (libro, film o telefilm che sia…) che preferisco: quello fantascientifico. Il tutto condito da accenti british e un cast che è sempre stato di altissimo livello, basti pensare ad alcuni nomi dei Dottori della nuova serie: Christopher Eccleston (The Leftovers), David Tennant (Marvel’s Jessica Jones), Peter Capaldi (The Thick of It). L’enorme problema, in questo caso, è la quantità di episodi che si richiederebbe di recuperare: circa 700 – se si include anche la serie classica – o comunque più di 150, se si dà un’occhiata solo alla nuova serie. Come fare? Dove trovare tutto questo tempo?

4 – Kidding

Kidding

Penso che, tra tutte le serie presenti in questa graduatoria, Kidding sia l’unica della quale non sono riuscito a vedere nemmeno un trailer, un teaser o uno spezzone promozionale. Eppure la voglia di vedere questo show è altissima: sarà che, come indicato per Julia Roberts in Homecoming, si tratta della prima esperienza seriale da protagonista per Jim Carrey da quando è diventato famoso dopo le avventure cinematografiche più leggere come Ace Ventura, The Mask e più avanti toccando con mano anche ruoli più drammatici; sarà che proprio l’attore principale interpreta (anche se ultimamente non è più propriamente una novità) un ruolo molto maturo e diverso da quello idiotico che il mondo ha imparato a conoscere negli anni; sarà, semplicemente, che in relazione alla serie mi sono ritrovato a leggere solo recensioni positive e la stessa mi sembra osannata da critica e pubblico. Sarà tutto questo, ma io avrei proprio voglia di vedere le tristi avventure di Mr. Pickles.

3 – Ozark

ozark

Ricordo che, quando ho visto i primi trailer di questa serie televisiva, mi sono ritrovato a pensare che produttori e creatori stessero molto furbescamente cercando di cavalcare l’onda lunga del successo di Breaking Bad. Riciclaggio di denaro, droga, narcotrafficanti messicani, un Jason Bateman (Arrested Development) ricalcante Bryan Cranston e una Laura Linney (The Big C) fin troppo simile ad Anna Gunn. E le prime recensioni, le prime impressioni sembravano darmi ragione. Poi un po’ alla volta le cose hanno iniziato a cambiare e forse, una volta passato e messo in secondo piano l’ovvio confronto con la serie AMC di riferimento, si è iniziato a vedere oltre, ci si è concentrati sulle vere potenzialità di questo show Netflix. Il quale, da quel che noto, raccoglie sempre più consensi da parte della critica e, soprattutto, dal pubblico. Che sia il caso di abbandonare lo scetticismo (che, per la cronaca, avevo anche per le avventure di Walter White) e provare a dare una chance a questo Ozark?

2 – The Marvelous Mrs. Maisel

The marvelous Mrs Maisel

Lo scetticismo, dicevamo. Lo stesso che mi aveva accompagnato durante la visione dei trailer relativi alla commedia dedicata alla signora Maisel. Certo, il ruolo da protagonista era affidato alla Rachel Brosnahan conosciuta durante House of Cards e nel deludente Crisis in Six Scenes, quindi un po’ di fascino c’era. Inoltre, Amazon aveva a mio modesto avviso dato prova di saperci fare con le dramedy, grazie all’esperienza di Mozart in the Jungle. Eppure c’era qualcosa che non tornava, qualcosa che non convinceva fino in fondo. Non so bene cosa, in realtà. Forse, semplicemente, la ritenevo una serie un po’ frivola. Poi, come spesso accade, leggere critiche e recensioni positive aiuta a cambiare (magari anche solo leggermente) idea, per darsi almeno una chance di visionare lo show. Quando poi arriva una pioggia di nomination e premi, anche tra i più importanti eventi legati al mondo seriale, capisci che il tuo istinto ha toppato ancora una volta, e The Marvelous Mrs. Maisel scala la gerarchia dedicata alle serie da recuperare. Se poi scopri che nel cast della seconda stagione entra a far parte Zachary Levi (Chuck), il protagonista del telefilm che ti ha iniziato alla visione sistematica delle serie TV, allora il gioco è fatto.

1 – The Handmaid’s Tale

the handmaid's tale 1

“Adesso finisco la serie X e inizio The Handmaid’s Tale“. “Guarda, il tempo di finire la serie Y e parto con The Handmaid’s Tale“. Dei ritornelli che si protraggono ormai da un paio di anni a questa parte. Perché The Handmaid’s Tale è sempre la prossima serie da iniziare a vedere. E questa volta senza dubbi, senza esitazioni, senza istinti che remino anche lontanamente contro. Questo perché il potenziale della serie, date le tematiche trattate in un periodo storico particolare (in USA, ma anche in altre parti del mondo), è sempre stato molto chiaro e limpido. E tale potenziale si è poi concretizzato al momento della sua messa in onda su Hulu, attestandosi infine nella numerosità di Emmy e Golden Globes (citando i soli premi di maggiore importanza) conquistati, per non parlare delle candidature in generale; il tutto ha permesso allo show di essere già un cult, con le vesti delle Ancelle che sono già entrate nell’immaginario collettivo e vengono usate a volte durante proteste sociali e civili per i diritti delle donne. A contribuire al successo della serie, un cast di tutto rispetto: da Elisabeth Moss (Mad Men) a Joseph Fiennes (Flash Forward), passando per Alexis Bledel (Gilmore Girls), Ann Dowd (The Leftovers), Samira Wiley (Orange is the new Black) e, sempre con una nota particolarmente e personalmente nostalgica, Yvonne Strahovski (Chuck).

E queste solo per citare le prime 10 serie che vorrei avere avuto il tempo di recuperare e dalle quali, se il 2019 vorrà (anche se lo reputo molto improbabile), un po’ alla volta e in parte comincerò a sfoltire la lista dei “vorrei ma non posso”. C’è però da dire che ho lasciato fuori altri titoli probabilmente meritevoli e che, in alcuni casi, forse a livello oggettivo meriterebbero più di alcuni show sopra citati. Parlo, ad esempio (e in rigoroso ordine alfabetico), di Atlanta, Bodyguard, Barry, Happy!, L’Amica geniale e Sharp Objects.

Augurandovi un buon 2019, vi invito ad aiutarmi a scegliere a quali serie dare la precedenza per i miei prossimi recuperi: segnalatemi nei commenti quali sono, tra tutti i citati, gli show a vostro parere più meritevoli. Da lì – e con un’accurata analisi del tempo stimato totale per il recupero, soprattutto in relazione al tempo libero a disposizione – partirò, per vivere un anno con meno rimorsi televisivi rispetto a quello passato.

Jacopo Zambon

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Jacopo Zambon

Blogger e traduttore (jakopelosh)
Informatico pigro e realista, nato senza ROM e GPS. Guardiano della notte. Divoratore (di bocca buona) di film, prima, e serie TV, poi. Qualcuno mi definisce nerd: lo prendo come un complimento ma, ogni volta che succede, un vero nerd si ribalta nel suo Tardis. Utente ItaSA dal 2009, blogger senza dono della sintesi da ottobre 2013 e traduttore da dicembre 2014... So say we all!
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