Hulu

Gli Aperitivi: The Handmaid’s Tale

Un regime totalitario, un futuro distopico, una società maschilista e misogina: benvenuti nella Repubblica di Gilead con i sottotitoli della nuova serie Hulu, The Handmaid’s Tale.

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TRAMA E INFORMAZIONI

Adattata dall’omonimo romanzo del 1985 di Margaret Atwood, The Handmaid’s Tale è una serie TV in 10 episodi creata da Bruce Miller (già produttore di E.R. e The 100) per la piattaforma streaming Hulu. La storia è ambientata in un futuro distopico non troppo lontano dal presente in cui gli Stati Uniti per come li conosciamo non esistono più: un vertiginoso calo delle nascite, causato da un eccessivo inquinamento ambientale, è stato interpretato come una piaga divina e usato come pretesto per instaurare un regime dittatoriale teocratico. Nella Repubblica di Gilead, questo il nuovo nome degli Stati Uniti, vengono promulgate nuove leggi a favore di una società strettamente patriarcale e misogina in cui le donne hanno il solo scopo di procreare. In questo scenario seguiamo la storia di Offred (Elisabeth Moss) ancella posseduta dal Commander (Joseph Fiennes) e dalla sua sterile moglie (Yvonne Strahovski). I primi tre episodi rilasciati da Hulu, e diretti da Reed Morano, ci introducono alla routine di queste ancelle e alla scoperta di uno scenario sociale orribile e paranoico.

IMPRESSIONI SUL PILOT

«Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare». In questo modo Freud descriveva la reazione a qualcosa di non familiare al soggetto, che crea sentimenti di angoscia, e la cui origine si collega, contraddittoriamente, a ciò che gli era noto da lungo tempo ma che era stato rimosso. Un senso di paura che si pensava fosse messo in cantina ma che riaffiora drammaticamente. Se dovessi descrivere con un aggettivo questa serie, direi che è perturbante. Senza scomodare troppo la psicoanalisi dalla quale questo concetto è stato estrapolato, The Handmaid’s Tale riesce bene a condensare questo senso di angoscia e terrore all’interno di una cornice che è, sì distopica, ma che non è poi così lontana dai giorni nostri. Se Black Mirror ha legato la sua fortuna dipingendo un futuro in cui le relazioni e la società sono state plasmate in molti casi dal progresso tecnologico, The Handmaid’s Tale segue una traiettoria in un certo senso inversa, raccontando di in un futuro distopico, che ricalca un modello antico e conservatore della società e che contemporaneamente bussa alle porte del presente con tematiche che rispolverano il paradigma della donna oggetto. L’episodio pilota ci introduce perfettamente all’interno di questo scenario, impostando le coordinate sociali attraverso la routine di Offred (letteralmente “of Fred”, di Fred) che funge da linea guida per scoprire come funzionano le cose nella Repubblica di Gilead: azzeramento dell’identità, azzeramento di riferimenti sociali, annullamento di qualsiasi tipo di relazione umana che anzi viene scandita da dialoghi predeterminati. Se sei prete, medico o gay, sei soggetto alla pena di morte. La massima aspirazione sociale per una donna è quella di diventare la moglie di uno dei Comandanti della Repubblica. Se non sei una di loro, nella Repubblica di Gilead, non puoi leggere, non puoi scrivere, hai “valore” solo nel momento in cui sei fertile, in caso contrario diventi una Martha (una serva) oppure finisci in una Colonia a spalare rifiuti tossici. Le ancelle possono uscire solo in due (Ofglen, Alexis Biedel, è la partner di Offred) e altro non sono che breeding stock (bestie da riproduzione), come dice Moira (Samira Wiley) a Offred, che un altro nome lo aveva ma adesso è proibito.

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Quella del nuovo regime teocratico è una società che esaspera e porta all’estremo considerazioni sul ruolo sociale della donna che ribollono nel tessuto sociale odierno. Non c’è bisogno di fare balzi temporali eccessivi per sentire qualcuno che giustifica espressioni tipo to grab them (le donne) by the pu**y, o guardare una foto di gruppo in cui sette uomini assistono alla firma di un ordine esecutivo sull’aborto firmato da un altro maschio. Ma senza andare troppo lontano da casa nostra: basta leggere i commenti sotto qualsiasi post di un profilo appartenente a una donna più o meno famosa, o imbattersi in titoli come “Sposati e sii sottomessa”. Giusto per avere un po’ di misoginia made in Italy perché, in fondo, i “valori tradizionali” sono universali. Quello raccontato in The Handmaid’s Tale è la storia di donne umiliate per essere fertili (le ancelle) e per essere sterili (la Martha, le mogli dei Comandanti). Di donne private della propria identità in nome di una verità dogmatica. Di donne come Aunt Lidya (Ann Dowd) che odiano le donne e che approvano la disuguaglianza dei sessi. Di una società che distingue tra due forme di stupro, quello autorizzato delle cerimonie e giustificato dai dettami delle sacre scritture, e quello non consentito perchè le ancelle apoartengono ai propri Comandanti. È un racconto drammatico, crudo e feroce che si salda su un episodio pilota costruito senza cadere nella farraginosità di uno spiegone troppo elaborato e che pone le basi per un narrazione più omogenea che si sviluppa man mano nel corso dei primi tre episodi rilasciati da Hulu (di solito in questa rubrica si considera solo il pilota ma l’occasione fa l’uomo ladro e quindi l’aperitivo è un po’ più rinforzato questa volta). Entriamo così nella Repubblica di Gilead e attraverso Offred iniziamo a mettere insieme i pezzi degli eventi che hanno portato all’instaurazione del regime grazie a dei flashback che creano una narrazione parallela e che fa da cornice ai pensieri dell’ancella, raccontati in voice over e accentuati da primi piani intensi su una eccezionale Elisabeth Moss. A dare, infine, un tocco di sofisticatezza estetica ci pensa la fotografia di Colin Watkinson (Emerald City) e i costumi che stridono con gli scenari moderni.

In una recente intervista a Entertainment Weekly, la Peggy Olson di Mad Men ha sottolineato che sperava che la serie fosse figlia del genere sci-fi e che in realtà si è dovuta ricredere. Quello dipinto in The Handmaid’s Tale è uno scenario così accurato, per ideologie e costumi, da pensare di non essere ambientato nel futuro, tanto da far sembrare anacronistici i vari riferimenti alla cultura di massa contemporanea. The Handmaid’s Tale è un horror condito con una buona dose di paranoia e inserito in un mosaico di violenza fisica e psicologica che disturba e angoscia. Perché, per quanto possa essere ambientato nel futuro secondo dettami del passato, porta in TV qualcosa che era stato rimosso solo in apparenza e che, in fondo, ribolle da molto tempo. Per questo è perturbante.

IL TRAILER

I sototitoli del primo episodio li trovate cliccando a questo link. A me non resta che augurarvi buona visione. And blessed be the subs.

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Giovanni Trombino

Sul blog di Italiansubs da Febbraio 2016, mentre le serie TV le guardo da molto più tempo. Agli episodi pilota do sempre una chance, soprattutto se di genere drammatico: Mad Men, Treme, Six Feet Under per dirne solo tre. Poche comedy tradizionali, molte più dramedy e black comedy. No teen drama, ho già dato con Dawson's Creek.
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