Documentari

Mini guida ai documentari Netflix (criminalità, vita in prigione, attualità)

In questo articolo, una selezione di documentari Netflix che trattano temi di attualità, vita in prigione e criminalità organizzata.

Dopo il primo articolo sui documentari Netflix, che pare abbiate apprezzato, oggi vorrei proporvi un’altra selezione di storie, ma di genere leggermente diverso dal precedent . Sebbene siano comunque tutte storie vere e di attualità, ci spostiamo sul sistema carcerario, sul dibattito di vari temi scottanti e sul narcotraffico.

Time | The Kalief Browder Story (2017, 6 episodi)

Kalief Browder

La storia di Kalief è una di quelle storie che segnano l’anima: commoventi, struggenti e incomprensibili. Spesso ci scagliamo contro i criminali e i detenuti che commettono chissà quali crimini efferati, interrogandoci sul perché esistano persone simili, ma qui l’attenzione deve necessariamente essere spostata sul sistema carcerario, sulla brutalità delle carceri, ma soprattutto sulle punizioni eccessive delle guardie, perché questa non è una storia che inizia bene e non ha certamente un lieto fine.

Lo studente Kalief Browder viene arrestato all’età di 16 anni con l’accusa di aver rubato uno zainetto. Viene portato a Rykers Island, una delle carceri più dure e pericolose degli Stati Uniti, a seguito di una testimonianza confusa di un testimone che sostiene di riconoscere Kalief come colpevole del furto per via del suo colore di pelle. Lì ci rimarrà per ben tre anni, di cui due in isolamento preventivo totale. Purtroppo la famiglia non poteva permettersi di pagare la cauzione, per cui Kalief è costretto a rimanere in cella finché non ci sarà l’udienza per il suo caso. Tutto per uno zainetto rubato, forse neanche da Kalief, ma che gli costerà tre anni della sua vita e che gli porterà via tutta la sanità mentale che aveva. Kalief però, nonostante l’isolamento e le continue punizioni ingiustificatamente dure, riesce a rimanere lucido e combatte strenuamente per sostenere la sua innocenza, rifiutando numerose volte di patteggiare con l’accusa per ricevere una pena minore (cosa che invece molti fanno per ridurre i tempi e togliersi il fastidio di aspettare periodi lunghissimi perché la giustizia faccia il suo corso; a volte sono colpevoli, altre volte no, ma accettano lo stesso il patteggiamento e la punizione). Kalief lotta per tre anni insieme alla famiglia, sostenuto persino dal rapper Jay-Z (anche produttore del documentario) nelle ultime fasi della storia, finché il giudice lascia cadere tutte le accuse per mancanza di prove a sostegno dell’accusa. A che prezzo però arriva la libertà per Kalief? Un ragazzo innocente spezzato per sempre da un sistema ingiusto, strappato da scuola e privato dell’educazione che tanto amava. Un ragazzo che ha perso la voglia di vivere a causa di tutte le ingiustizie subite.

Kalief non c’è più e questa è la sua storia. Impressa nella mente di tutti noi perché nessuno dimentichi. Questo non è documentario semplicemente da consigliare, è un documentario che va visto. Punto.

Lock Up (2005 – oggi, varie serie incluse Lock Up Extended Stay, Raw, World Tour, ecc…)

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Questa serie di documentari per me è diventata una sorta di guilty pleasure. Stiamo parlando di quasi 25 stagioni, comprese quelle a margine come Raw o Extended Stay. In Lock Up ci addentriamo nelle prigioni più (s)conosciute d’America (e non solo) alla scoperta di alcuni tra i criminali più incalliti, scavando nella loro mente, nei loro ricordi e confessioni, ma soprattutto nella vita all’interno della prigione. Certe cose da fuori noi le diamo davvero per scontate, eppure guardare Lock Up mi ha aperto maggiormente gli occhi sulla condizione delle carceri, sulle responsabilità di “guardie e ladri”, sui pericoli che corriamo e sulla condizione umana in generale, sui metodi di punizione e sul concetto di riabilitazione.

La cosa che più mi piace è che la troupe che gira questa serie di documentari non si schiera mai da una parte o dall’altra in modo netto, ma tenta (per quanto possibile) di ridare allo spettatore una visione umana, che sia piacevole o meno, delle persone che intervistano durante i lunghi mesi all’interno delle varie carceri. È davvero un viaggio che vi consiglio di fare, perché se credete che i cattivi siano solo quelli con la maglia a strisce e la palla al piede, forse non avete mai visto Joe Arpaio nella sua (ormai ex) prigione di Maricopa.

Reggie Yates Outside Man (2 stagioni, 2014)

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Il regista britannico Reggie Yates gira il mondo alla scoperta di micro-mondi in cui regna la violenza armata, il razzismo, la lotta per (e contro) i diritti degli omosessuali e la tossicodipendenza.

Una serie di documentari che mi ha colpito tantissimo per la crudezza delle immagini e i temi scottanti, che consiglio con prudenza a chi non sopporta la visione di sangue o ferite aperte perché alcuni episodi sono davvero difficili da guardare. Devo dire che ho fatto fatica (e ammetto di aver saltato alcuni passaggi troppo cruenti dell’episodio 2) in cui Reggie Yates di trova in un ospedale in Sud Africa colmo di persone che arrivano con la testa letteralmente aperta da un colpo di machete, di ferite da taglio profondissime allo stomaco e così via. Ma non è solo questo. La rabbia che ho provato durante gli episodi in Russia, al seguito di gruppi nazionalisti violenti di estrema destra che perseguono e massacrano chiunque sia straniero in Madre Patria o chiunque abbia un orientamento sessuale diverso dalla “norma”. O la pena che ho provato per la “fabbrica” delle bambine russe che sperano un giorno di diventare modelle e girare il mondo sbarcando il lunario spinte dagli stessi genitori che le incoraggiano a raggiungere certi standard assurdi di bellezza, per poi essere giudicate solamente per l’aspetto fisico a età come 10-11 anni.

Sono tanti gli argomenti di questa docu-serie e altrettante le emozioni che proverete. Ve la consiglio caldamente soltanto se riuscite a trattenervi dal tirare pugni al muro, allo schermo del PC o il telecomando contro la TV. Io ce l’ho fatta a malapena, incazzandomi e sfogandomi con il malcapitato che convive con me, ma ne è valsa la pena.

Dope (2017, 8 episodi)

Dope

Dope guarda al mondo del narcotraffico e della guerra alla droga seppur da una prospettiva diversa dal solito, ovvero quella dei narcotrafficanti e degli spacciatori sparsi per tutta l’America. Vi avviso che è un documentario piuttosto crudo e violento, le immagini sono toste da guardare e da assimilare, ma dà una visione realistica e oggettiva del mondo della droga, dei metodi di distribuzione, di contrabbando, di vendita e di acquisto. Abbiamo le prospettive non solo dei narcos e degli spacciatori, ma anche della polizia e degli utenti che cercano questo tipo di merce, la loro dipendenza e la consapevolezza che spesso gli spacciatori taglino la merce pura con elementi estremamente tossici e mortali. Eppure i tossicodipendenti la comprano lo stesso, rischiando ogni giorno la morte, e gli spacciatori trovano sempre modi più astuti e malvagi per trarre profitto dalla dipendenza di queste persone, spesso cadute nella dipendenza da oppiacei a seguito di un infortunio che necessitava l’uso di farmaci. Un mondo sconvolgente, ma che vediamo con l’occhio imparziale di Dope, il quale dà voce a tutte le parti coinvolte, esponendo realtà difficili ed estremamente complesse.

Anche per questo articolo è tutto, fatemi sapere se avete visto qualcuno di questi documentari, se siete curiosi di vederli e se avete altre serie-documentario da consigliarmi. Alla prossima!

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Silvia Speranza

Edel Jungfrau sul forum
Traduttrice/dialoghista per professione, blogger appassionata di makeup e serie TV. Più di ogni cosa, preferisco le serie drammatiche e i period drama: più sono cruente e sconvolgenti e più mi piacciono, ma datemi un manzo vichingo con la barba e farete di me una bimba felice. Blogger dal 2012, spietata correttorA di bozze dal 2014 e traduttrice dal 2015, amo Italiansubs come una seconda famiglia e odio in maniera viscerale la parola "disturbante". Non esiste, deal with it.
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