Cinema

X-Men: Apocalypse – La Recensione

Bryan Singer fonda un genere. Bryan Singer rivoluziona il genere. Bryan Singer se ne va, Bryan Singer ritorna. Bryan Singer… decide di spaccare tutto.

SONO PRESENTI SPOILER MINORI DAL FILM. SE NON L’AVETE VISTO, FERMATEVI QUI CON LA LETTURA.

TRAMA: Il mutante psichico En Sabah Nur (capace di spostarsi da un corpo di un mutante all’altro, assorbendo i loro poteri), anche conosciuto come Apocalisse (Oscar Isaac), regna sull’Antico Egitto; ma, a un certo punto, viene tradito da alcuni suoi sottoposti, i quali lo seppelliscono vivo. Tuttavia, i luogotenenti di En Sabah Nur, i Quattro Cavalieri, si sacrificano per proteggerlo e preservarlo. Risvegliatosi nel 1983 e credendo che, senza la sua presenza, l’umanità si sia smarrita, En Sabah Nur decide di distruggere il mondo e ricrearlo a sua immagine. Così inizia a reclutare nuovi Cavalieri che possano aiutarlo a portare a termine la sua missione. Charles Xavier (James McAvoy) e i suoi X-Men potrebbero essere gli unici in grado di fermarlo, non senza pagare un alto prezzo.

X-Men: Apocalypse può essere descritto con una scena del film stesso: quella in cui Xavier, sottratto all’apparente utopia della sua scuola molto british e tanto anni ’80, viene portato al Cairo dove il personaggio di Apocalisse lo costringe a prestargli voce e poteri per comunicare al mondo intero un messaggio di distruzione. Lo stesso sembra essere successo nella realtà. Un po’ mi immagino Apocalisse: faccia unta e signorile del produttore medio della Fox, nonché aspirante sceneggiatore dagli anni ’40 e quindi geloso di cotanti “artistoidi” che da sempre gli passeggiano davanti agli occhi. Me lo immagino mentre frulla la mente del buon Singer, rubandogli voce, corpo e vestiti per seminare morte e distruzione sul set di uno dei film mutanti più attesi di sempre, giusto per ripicca. L’ennesima lotta di classe, insomma. Nulla di nuovo sotto il sole.maxresdefault-7

X-Men: Apocalypse non è un film di Bryan Singer. E non è nemmeno un buon film. X-Men: Apocalypse è il brutto film di un produttore cinematografico eccessivamente geloso o, in alternativa, potrebbe essere l’ennesimo, brutto film di Roland Emmerich. Una pellicola vuota, degna del palinsesto della domenica pomeriggio di una TV via cavo. Senza idee, debitrice del passato e sporca di una trama sciatta e irrilevante.

Il canone fondato nel 2000 da Singer stesso (e portato avanti con maestria nel primo sequel e nei successivi reboot) viene tradito dal suo stesso creatore. I toni posati, ispirati alla fantascienza classica di Star Trek, i lunghi dialoghi, i conflitti politici, morali, etici, filosofici e soprattutto sociali, scompaiono in una nuvoletta di caos e CGI mal realizzata. La tensione sviluppata in First Class e Days of Future Past si sgonfia in un minestrone di cliché e catastrofismo “dei poveri”. Se prima era la parola, ora è la scazzottata. E nemmeno tanto divertente, a dire la verità.

I nostri giovani mutanti, ormai collaudati e apprezzati nei due ottimi film precedenti, qui diventano macchiette intrappolate in una sorta di brutto reshoot del già brutto Transformers 2, con una spruzzata di Power Rangers. Tinte viola e pupazzi ovunque, in Egitto, in Polonia, in America. Una sceneggiatura che si spezza in due distinti tronconi: il primo, quello in cui Apocalisse, semplicemente facendo “voce grossa” e muovendo la manina, convince dei perfetti sconosciuti a seguirlo nella sua missione; il secondo, dove assistiamo a uno spreco di budget in vortici di macerie, relitti marini che riaffiorano dall’oceano e improbabili piramidi costruite dal nulla. Storia assente insomma, tutta concentrata sul muovere il più velocemente possibile le fila di mutanti contro la forza divina del villain di turno.

Apocalisse ha uno spazietto piccolo, piccolo, ritagliato giusto per ricordare che c’è un super villain da combattere. È un peccato vedere un attore come Oscar Isaac sprecato in un ruolo così povero e dimenticabile. Il suo personaggio non fa altro che farfugliare sentenze su un mondo a lui sconosciuto e alieno; alcuni spunti sarebbero anche interessanti ma l’assenza di background impedisce di legarsi emotivamente alle sue gesta. A conti fatti, Apocalisse diventa un semplice “mostro” stupido e cieco che non desidera altro che spaccare tutto. Al suo seguito, i Quattro Cavalieri dell’Apocalisse sono impegnati a fare le belle statuine per un calendario di moda mutante.

La mano di Singer è impercettibile, tanto che in certi momenti si cade addirittura nella parodia involontaria: la tragica scena di cui è protagonista Magneto (Michael Fassbender) all’inizio del film fa scappare più di un sorrisetto per come è realizzata. Assurdo pensare che sia diretta dalla stessa persona che nel 2000 ha saputo definire in pochi minuti la psicologia del medesimo personaggio, con quella bellissima sequenza ambientata nel campo di concentramento di Auschwitz. 56448_pplLa stessa distruzione proposta nel terzo atto non presenta una chiara identità estetica. Ci sono cose che volano, cicloni di materia indistinta e esplosioni, esplosioni, e ancora ESPLOSIONI! L’occhio non sa mai su cosa concentrarsi, tanto è invadente la CGI.

Anche la chiave di lettura del film risulta quanto mai atipica per la saga mutante, chiudendosi con un Charles Xavier che sembra accettare a cuor leggero e colmo di fierezza di fondare un esercito di mutanti (perché come tale viene dipinto), contravvenendo al suo sogno di pace e collaborazione con gli umani. Gli X-Men non sono mai stati soldati, lo stesso Singer volle precisarlo in tutti i film precedenti. Qui, tuttavia, perdono il loro ruolo di “insegnanti” che tanto li aveva contraddistinti rispetto ai loro colleghi supereroi.

Bella la scena di Quicksilver, addirittura più divertente del suo siparietto in Days of Future Past se possibile. Ottimo il cast, sia nelle sue fila “storiche” che nelle nuove entrate: Sophie Turner è perfetta nei panni di Jean Grey e Tye Sheridan è un ottimo Ciclope.

X-Men: Apocalypse è l’ennesimo passo falso di un 2016 supereroistico povero e deludente. Resta comunque una spanna al di Captain America: Civil War e Batman v Superman: Dawn of Justice, non che ci volesse molto; non per questo merita applausi. Ma in questo guazzabuglio di cliché e trash involontario, vengono fatte molte succose promesse per il futuro che, si spera, verranno mantenute.

Il canone è spezzato: poco cervello e tanto Dragon Ball. L’amaro in bocca è forte perché, a conti fatti, X-Men: Apocalypse perde lo scontro con il fratello cattivo diretto da Brett Ratner. E di ben poco conto sono la bellissima scena splatter con protagonista Wolverine e le gesta mirabolanti di Pietro, in un film che tradisce così tragicamente una trilogia altrimenti impeccabile.

E voi cosa ne pensate?

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lost2010

Itasiano grazie a Lost e X-Files dal 2009 e blogger dal 2014. Tentata (ma presto abbandonata) la via delle Scienze Umane e dell'Antropologia, mi sono lanciato nella Grafica Pubblicitaria, studiando contemporaneamente Sceneggiatura per Fumetto. Sono un nerd a 360 gradi, mastico di tutto. Pur conservando una certa predilezione per la fantascienza e il soprannaturale.
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