Curiosità

Come nasce un palinsesto?

Gli orari contano. Un articolo di Vulture ci spiega secondo quali logiche (?) vengono costruiti i palinsesti dei network americani.

In questi giorni di upfront, molti di noi guardano con curiosità alle serie dell’anno prossimo. Ma più ancora delle trame, degli attori e dei soggetti, una battaglia più sottile si combatte a suon di slot e orari: e può segnare il destino di una serie tv. Sapete che il prime time americano è molto diverso dal nostro, e non solo perchè hanno 4 fusi orari: in genere si estende dalle 20 alle 23, dopo il quale ci sono i Late Night Show fino, al massimo, all’una. Sapete anche che, a differenza dell’Italia, il sabato sera negli USA conta come il due di picche, questo perchè il target commerciale è molto giovane (gli ultracinquantenni sono fuori dai giochi) e raramente passa la serata davanti alla tv. Per la stessa ragione il venerdì tende ad avere risultati modesti e la domenica, dedicata al football, non lascia ampio spazio alla concorrenza.

Il risultato è che in una manciata di ore si giocano contratti multimilionari ogni settimana. Quindi scegliere gli orari degli show può essere cruciale: due sono i fattori principali. Il primo è la concorrenza: in questo gioca un ruolo fondamentale il target, nel senso che da un lato gli inserzionisti sono interessati a target specifici, prima ancora di quelli generici; dall’altro la “spartizione” dell’audience è un massacro quando due show simili per target si sovrappongono, mentre è relativamente senza effetti per serie molto diverse fra loro.

Il secondo fattore riguarda gli effetti traino (di spinta e di “riporto”) che gli show più stagionati o più affermati hanno su quelli più giovani o in difficoltà. E’ necessaria una minima affinità fra i due show, ma l’effetto può essere consistente solo se il prodotto trainato è davvero buono: altrimenti, ci si mette poco a cambiare canale. Si fa l’esempio di Bones che, posizionato subito dopo American Idol, quest’anno si è rafforzato notevolmente, sebbene abbia raggiunto una certa maturità. Una mossa coraggiosa (c’era il rischio di far perdere ad Idol i suoi numeri) ma ha funzionato.

Preston Beckman, che lavora alla Fox e fa palinsesti da oltre trent’anni, da’ a quelli di Vulture un’indicazione di come funzioni il suo lavoro. Il grid-man (uomo dei palinsesti) viene coinvolto nella definizione della prossima stagione fin da febbraio, attraverso la selezione di piloti da ordinare, in genere consigliati da una piccola truppa di collaboratori  che gli indica i più promettenti. A questo punto vengono creati diversi palinsesti alternativi, fatti sulla base della concorrenza, degli show che verranno rinnovati, e chiaramente dei target a cui si punta. Il grid-man segue nello sviluppo i pilot, cercando di capire se le potenzialità si traducono in successo. A maggio, quando i network hanno in mano i piloti, arriva il momento di decidere: tutti i capoccia (Murdoch compreso, a quanto pare) fanno una visione dei piloti. Dopodichè si sceglie, tenendo conto di tutti i fattori, ma principalmente i mantra sono tre:

– Gli show sono funzionali ai “bisogni” di programmazione, non il contrario: quindi può arrivare anche il pilot del millennio, ma se il target per il quale è stato ideato è già coperto piuttosto bene da altri show, non ha senso rivoluzionare il palinsesto, e l’equilibrio ore-di-programmazione-per-target, per infilarlo a tutti i costi.

– Le ricerche di mercato hanno peso notevole, ma non sono decisive. In genere le emittenti fanno vedere i piloti a focus group di spettatori, scelti sulla base dei possibili target di ascolto. Se i risultati sono bassi, lo show ha ben poche possibilità di farcela. Ma se i risultati sono alti (MOLTO alti) non significa automaticamente che si tratta di un buon prodotto. I falsi positivi sono numerosi; inoltre una serie non è solo il suo pilota, e sono numerosi i casi recenti di serie partite benissimo e poi afflosciatesi col procedere dell’azione.

– Ragione e sentimento. L’istinto ha un peso importante, ma nel momento in cui uno show viene scelto, bisogna fare squadra. E’ ciò che è successo con Glee, che inizialmente aveva molti detrattori all’interno di Fox, fra cui lo stesso Beckman, che non lo considerava meritevole di una luce verde. Ma quando la scelta è stata fatta, tutti si sono messi al lavoro per dargli il giusto lead-in. E la cosa ha funzionato.

Anche le nuove tecnologie contano. Beckman indica lo spostamento di Fringe al venerdì come il segnale più importante in questo senso: Fringe è molto amato dal pubblico giovane e più tecnologicizzato, che fa ampio uso dei DVR, dello streaming on-line e degli strumenti che permettono di vedere le serie in differita. Lo spostamento al venerdì di una serie con un target così smart non avrebbe comportato grossi dolori sul fronte della perdita di pubblico. “Ma la maggior parte delle persone guarda la tv dal vivo, attraverso il televisore” conclude Beckman. “I palinsesti contano ancora molto”.


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