Banshee

Banshee, stagione 2: cosa ci aspetta

La serie Banshee di Cinemax è appena tornata per la seconda stagione e noi abbiamo qualche anticipazione su cosa ci aspetta nel futuro.

Collider ha potuto fare quattro chiacchiere con il produttore Greg Yaitanes quindi, se siete curiosi, continuate nella lettura.

BANSHEE-Season-2-Poster-CinemaxIntanto Greg ha detto che è estremamente orgoglioso della quinta puntata e che, durante questa stagione, verrà approfondito di più il passato di Lucas Hood (Antony Starr), l’arrivo inaspettato a Banshee di Jason Hood (Harrison Thomas), la crescente intesa tra Job (Hoon Lee) e Sugar (Frankie Faison), il rapporto complicato tra Kai Proctor (Ulrich Thomsen) e la nipote Rebecca (Lili Simmons); inoltre ritroveremo il misterioso prete (Julian Sands) e ci informa che tutti gli extra pubblicati (origins, i comics e la stessa sigla) hanno una grande importanza e non vanno ignorati.

COLLIDER: Ci sono state cose della prima stagione che hai voluto fortemente proseguire nella seconda o che hai voluto cambiare?

GREG YAITANES: A partire dall’episodio sei, ho pensato di aver trovato davvero il ritmo giusto, sapevo come volevo che fosse lo show e abbiamo lavorato per ottenere quel tipo di spettacolo. Un gran lavoro che ci ha portato ad un ottimo finale di stagione. Tanto che ho voluto proseguire con i primi tre episodi della seconda stagione come se fossero il prosieguo della stagione precedente. Alla gente piace il nostro spettacolo perché i nostri personaggi rivelano sempre sorprese così come la storia che stiamo raccontando, senza essere ripetitivi. Tanto che Jonathan Tropper (creatore e produttore esecutivo, ndt) fa spesso riferimento a L’Impero Colpisce Ancora di Guerre Stellari, proprio per l’imprevedibilità di come sarebbe proseguita la storia e perché non si è mai certi di come può andare a finire. Non voglio che la gente alla fine pensi che voleva di più di quello che ha ottenuto, l’episodio quattro sarà estremamente soddisfacente per tutti.

C: L’episodio 5, “The Truth About Unicorns”, rappresenta un’interessante divagazione. Come ci siete arrivati?

G: Sono così orgoglioso di questo episodio. E’ il mio preferito. Il finale di stagione di quest’anno è uno dei miei lavori migliori ma come produttore, quando trovi un gran regista che valorizza al meglio una gran sceneggiatura, è davvero gratificante. Quando abbiamo introdotto il medaglione, nella stagione uno, sapevamo che saremmo entrati in quella casa un giorno. Per cui, avendo la possibilità di lavorare con lo svedese visionario Babak Najafi (il regista, ndt), non potevo chiedere di meglio. E’ come se Michael Mann e Terrence Malick (registi, ndt) avessero avuto un figlio e questo figlio dirigesse Banshee. Mi piace la sua sensibilità. Usa la musica in un modo meraviglioso, sorprendente. E’ una divagazione, ma fa comunque parte della serie. Con il suo lavoro penso abbia dato ancora più importanza alla storia che stiamo raccontando. Si può dire molto di noi, ma non si può negare che usiamo grandi registi. E Cinemax ci sostiene davvero molto. Non ci sono stati tagli rispetto al girato originale. E, andando avanti con la stagione, ciò che è successo nel quinto episodio non verrà dimenticato.

C: Come spettatori, non conosciamo molto il passato di Lucas Hood, prima che arrivasse a Banshee e prendesse il posto dello sceriffo locale. Sapremo di più del suo passato in questa stagione?

G: Certamente. Ne conosceremo un po’ di più. C’è tutta una seconda parte di stagione da vedere. Penso che la gente, conclusa questa stagione, avrà un’idea più chiara di chi è Lucas Hood, rimarrete sorpresi. Non sto evitando la domanda ma non voglio anticipare niente perché voglio che lo spettatore rimanga sorpreso quando arriverà il momento. Banshee vive alla giornata. Non abbiamo paura di guardarci indietro ma non abbiamo interesse a soffermarci nel passato. Vogliamo approfondire le relazioni. Questi protagonisti sanno chi sono e chi non sono. Per Lucas è come se il tempo si fosse fermato, lo scorso anno. E’ uscito di prigione dopo essere stato condannato poco più che ventenne, dopo aver scontato 15 anni di galera e non si è ancora ripreso adesso. Ma dalla puntata cinque ci sarà una svolta, è molto più padrone di quello che gli succede. Nell’episodio sei vedremo se sarà in grado di andare avanti con la sua vita.

C: State cercando di rendere il personaggio di Jason Hood e le sue motivazioni imprevedibili?

G: Mi piace sorprendervi. Non volevamo cadere nella monotonia. E’ una grande opportunità. Non sarà al centro della puntata ma ci sarà. Tornando all’episodio sei, ci sarà qualcosa in attesa per lui. Quella storia e dove stiamo andando a parare sarà qualcosa di imprevedibile, ma mi piace pensare che potrete iniziare a notare indizi che portano a un legame interessante ed inaspettato tra le due cose.

C: Oltre a Rabbit ancora fuori da qualche parte, da dove arriverà la più grande minaccia in questa stagione?

G: Lui è una minaccia davvero interessante, che aumenterà e adoro che sia là fuori. Le minacce sono molteplici. Mi piace l’inserimento di Chayton Littlestone. E’ grande e lo amiamo per questo. E’ forte. Poi ci sono Racine, Proctor e Jason. Minacce di ogni tipo, grandi e piccole, sono ovunque. Tutti contro Hood, non c’è tregua.

C: Lucas Hood è al punto di non ritorno? Potrà mai andarsene e vivere una vita normale?

G: La questione rimane in sospeso. La storia di Banshee si svolge in pochi mesi, per ora. Le cose stanno succedendo abbastanza in fretta anche come sviluppo dei personaggi. Ma per quanto riguarda fare i bagagli e andarsene, Hood ha qualcosa che lo trattiene a Banshee. Ha scoperto di avere una figlia che ignora chi sia lui, è un rapporto in crescita e non può andarsene ora. E Siobhan lo trattiene in città. Sono tutte cose complicate. All’inizio dell’episodio 6 Job dice: “Accadono cose brutte alle persone che ti sono vicine”. Ed è qualcosa che sta davvero succedendo e che tormenta Lucas. Se ti avvicini a lui vieni colpito.

lucashoodC: Avendo a che fare con un mondo così violento, pensi di dover uccidere qualche personaggio principale per rendere la minaccia più reale, ad un certo punto?

G: Sì. E’ un tipo di serie in cui chiunque può morire in qualsiasi momento. Abbiamo stretto accordi diversi con persone diverse, e stiamo andando a rinegoziare un contratto con uno di loro. Penso che ognuno di loro sappia che è uno show dove tutto può accadere e nessuno è al sicuro. Chiunque può andarsene.

C: Quando hai capito quanto fosse grande l’interazione tra Job e Sugar?

G: Nasce tutto dalla loro chimica. Non mi sarei mai aspettato che succedesse ma poi li abbiamo visti lavorare insieme ed è stata una rivelazione. Per cui abbiamo deciso di continuare. Sono semplicemente fantastici, la nostra strana coppia. Sapevamo già cosa sarebbe successo nella stagione due ancora prima della messa in onda della prima, così come sapevamo gran parte della terza prima di mandare in onda la seconda. Non vogliamo farci influenzare dalle reazioni. Vogliamo sempre essere sulla corda e fare solo lo spettacolo a modo nostro perché sappiamo che il pubblico ci amerà.

C: Il rapporto tra Kai Proctor e Rebecca sembra così contorto, inquietante e sbagliato. E’ una cosa voluta?

G: E’ complicato. E’ così sbagliato. Sembra tutto sbagliato. E’ un rapporto affettuoso ma molto complesso. Apparentemente contorto. Il nostro creatore è un tipo contorto. Che cosa posso dirvi? E’ così che l’ha pensata Jonathan. Ulrich e Lili sono semplicemente meravigliosi nel loro ruolo. In un certo senso sappiamo come andrà a finire con loro, ma vogliamo che la gente si goda questo viaggio e che sappiano che esiste un piano. Sarà molto divertente, se ci seguiranno.

C: Cosa ci può dire del prete, interpretato da Julian Sands?

G: Penso che sia giusto dirvi che non sarà l’ultima volta che andremo a New York in questa stagione. Potete interpretarlo come volete. Lui è un personaggio interessante. Abbiamo anche fatto alcuni ottimi episodi di Origin con lui. Uno insieme a Racine e uno insieme a Rabbit, che si possono trovare online.

C: Quanto è importante avere del materiale aggiuntivo e poter così affrontare momenti che non hai tempo di sviluppare nella serie?

G: Hai ragione. Banshee è un racconto e abbiamo tante cose che vogliamo raccontarvi. Non si possono concentrare tutti nell’episodio. Banshee: Origins, il fumetto e la stessa sigla, sono tutti modi per integrare la storia che vogliamo raccontare. Origins e il fumetto raccontano i retroscena. Entrambi avranno molto più senso nel corso della stagione. La sigla racconta cose che stanno accadendo. Ogni settimana cambia. La numerologia è molto marcata quest’anno. Racconta tutta la stagione e il super fan può scoprire cosa significa. Voglio che ogni cosa sia uno spettacolo di qualità. Jonathan ha scritto il fumetto, io ho creato le immagini e Alan Ball la pianificazione. Gli episodi di Origins sono scritti da Jonathan e quasi tutti diretti da me. Sono parti integranti della storia. Se li guardano solo in cinque non mi interessa, devono essere belli come la serie TV. Voglio che la gente abbia come una grande coperta che li avvolga e li intrattenga ogni venerdì. Mentre sembrano episodi a sé stanti, saranno tutti significativi per dove andremo a parare con il finale di stagione.

Banshee vi aspetta ogni venerdì su Cinemax.

Fonte: collider.com

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Manuela Raimo

Frequentatrice di ItaSA dal 2007, moderatrice dal 2008 e blogger ostinata dal 2010, la mia politica è concedere almeno un pilot a quasi tutto quello che passa sullo schermo o quasi. Nutro poco amore per le comedy. Datemi una coppia e sarà la mia gioia o naufragherò con loro. La mia serie preferita? Facciamo tre: Battlestar Galactica, Sons of Anarchy e Veronica Mars.

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