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Broadcast e Cable: gioie e dolori di un produttore

Un’intervista a Howard Gordon, autore in Homeland e executive producer di 24, sulla dura realtà della fabbrica dei sogni oggigiorno.

L’occasione è l’uscita del suo secondo romanzo, Hard Target. Ma Howard Gordon si è affermato negli ultimi anni soprattutto grazie al piccolo schermo: da produttore esecutivo di 24, creato e prodotto dal suo grande amico Joel Surnow, fino al successo di Homeland, la serie Showtime che ha convinto critica e pubblico (si tratta, per completezza d’informazioni, di un reboot di una fortunata serie israeliana). Un’altra serie che ha prodotto, Awake, ha debuttato ieri su NBC; ed è nel team che sta realizzando il film di 24: insomma, un tipo molto occupato.

Ha però trovato il tempo di discutere con Deadline sul mondo di Hollywood oggi, su cosa sinifica produrre una serie tv e, soprattutto, ha risposto a un paio di domande scomode sull’influenza che la politica ha all’interno degli studios. Vi proponiamo alcuni dei passaggi più significativi dell’intervista.

DEADLINE: Allora, sei prima uno scrittore o un produttore TV?
GORDON: Oh, per favore. Credo di aver chiuso con i romanzi, per  il momento. Ho troppo da fare. E’ già stata dura riuscire a finirlo scrivendolo nel tempo libero; se dovessi provarci di nuovo, prima sarebbe meglio far visita allo psicologo.

DEADLINE: A che livello sei coinvolto nella produzione del film di 24?
GORDON: Sono molto preso dalla stesura della sceneggiatura, lavoro con Mark Bomback sulla riscrittura, e anche con Kiefer (Sutherland, NdR). C’è un sacco di gente coinvolta, della Imagine e della 20th Century Fox. Mi hanno assegnato il ruolo di “anello di congiunzione” con lo show televisivo, e curo il modo in cui la storia precedente sarà rappresentata nel suo prossimo capitolo. Ma non so che tipo di ruolo formale ricoprirò esattamente nella crew.

Bona e cattivo

DEADLINE: Com’è nato questo fenomeno, Homeland?
GORDON: Sarò sincero, mi ha preso del tutto alla sprovvista. Non ho mai vissuto niente del genere nel corso della  mia carriera. Cioè, credimi, lo show mi piace davvero tanto. Ma non avrei mai immaginato la risposta che ha ricevuto. Hai sentito? E’ uno degli show preferiti del Presidente Obama, insieme a Boardwalk Empire. E’ stupefacente.  Ciò che è più gratificante è che temevo l’inevitabile confronto con 24, e invece con è mai davvero arrivato. Devo dire che buona parte del merito deve andare al mio collega sceneggiatore e produttore Alex Gansa, che è anche il mio migliore amico. Ha un gusto unico ed è uno showrunner fenomenale.

DEADLINE: OK, visto che tu non lo fai, ci proviamo noi a confrontarlo con 24. Che era molto più violento di Homeland. L’avete volutamente ammorbidito? Perchè non vi siete spinti oltre?
GORDON: E’ vero, in Homeland la violenza è più implicita. Persino io sono stupito di come ci siamo trattenuti con sangue e morti nella Stagione 1. Sapevamo di non voler esagerare: quando muore molta gente, può funzionare, oppure può sabotare lo show. Abbiamo deciso di lasciare che la storia si raccontasse da sola senza infarcirla di elementi “estetici”. In questo senso, Homeland è più un thriller psicologico, piuttosto che un action thriller, come 24. Certo, è anche vero che a 24 non è mai stato dato credito per molti degli elementi psicologici che conteneva. Tuttavia, in Homeland non dobbiamo alzare il ritmo al livello richiesto da una emittente generalista. Non dobbiamo creare pause artificiali nella storia per sostenere le pause pubblicitarie. Siamo su Showtime ora, quindi possiamo prendere tempo e respirare. La libertà di cui disponiamo adesso rispetto a prima è davvero tanta. Non solo perchè siamo su una rete cable, ma anche perchè David Negins (capo della programmazione Showtime, NdR) ci capisce. Ho con lui una delle migliori collaborazioni della mia carriera.

DEADLINE: Che aspettative hai con Awake? Si prepara un nuovo successo?
GORDON: Non si sa mai con queste cose. Lo show è nato da uno spec pilot (soggetto scritto su liberà volontà dell’autore, NdT) scritto dal suo attuale showrunner, Kyle Killen, che mi ha colpito per la sua voce ingegnosa e incredibilmente originale. Me ne hanno mostrato una copia proprio agli inizi; quando la NBC ha deciso di farne un pilot, mi hanno chiesto di intervenire. Ero davvero intrigato dal pilota. Mi comunicava davvero qualcosa, l’avere a che fare con un uomo che deve affrontare nel migliore dei modi una terribile perdita. Ed eccoci quasi un anno dopo. E’ stata una sfida portare lo show fino a questo punto, ma è stata anche un’esperienza incredibilmente gratificante.

DEADLINE: Awake ha un soggetto abbastanza insolito per la TV broadcast, visto che racconta la storia di un uomo che cerca di riconciliare due realtà parallele che gli si pongono di fronte dopo l’incidente dell’auto su cui viaggiavano sua moglie e suo figlio. Come sei riuscito a portare lo show sul network. 
GORDON: Credo sia esemplificativo di ciò che i network sono costretti a fare oggi per restarecompetitivi. Devono competere non solo con altro intrattenimento, come i DVD e i videogiochi, ma devono pure attirare l’attenzione del pubblico cable offrendo storie più coinvolgenti. Le emittenti si trovano oggi in un mondo post-ER, e non credo che queste genialate per tutti funzionino più.

DEADLINE: Cos’ha la televisione oggi che non va?
GORDON: Beh, per cominciare, ci sono troppe time slot (le frazioni orarie in cui il palinsesto è suddiviso, NdT) e troppi pochi show abbastanza buoni da riempirle. Non che ogni show debba essere da Emmy; ma c’è un sacco di paccottiglia. E la buona TV è davvero una impresa darwiniana. Credo che la maggior parte degli show buoni trovino la propria audience… Il processo, comunque, è incasinato. Il modo in cui si creano gli show TV: questo è il sistema da correggere. Parlo del produrre e visionare i pilot di tutti quegli show, e quella specie di gioco delle sedie a cui costringono un sacco di persone talentuose ogni anno. E’ un processo imperfetto, che la gente dice dev’essere cambiato, ma nessuno c’è mai riuscito nei 25 anni che ho passato lavorando per la TV.

DEADLINE: Sembra che tu parli soprattutto del creare show per la tv broadcast. Che differenza c’è con quella cable, visto che negli ultimi anni tu hai lavorato per entrambe?
GORDON: Dipende tutto dalla libertà. Non puoi mai sottovalutarne l’importanza. Questo, e il fatto di non doversi preoccupare della pubblicità. Come pure il fatto che il pubblico necessario è molto più limitato. In più, nella cable la pratica e le abitudini di produzione coincidono con i contenuti, col linguaggio. C’è il falso mito che fare 12 o 13 episodi per la tv cable sia più facile che farne 23 o 24 per la tv broadcast. Non è per nulla vero. Ma puoi lavorare meglio se ti concentri su pochi episodi. Con 24, eravamo costretti a correre una maratona come se fosse una gara di velocità. Eravamo a malapena capaci di prendere fiato alla fine della stagione e già dovevamo cominciare quella successiva. Con 12 episodi, puoi concepire un inizio, uno sviluppo e la fine di un “arco” (una storyline, NdT).

Ciao, sono Joel Surnow e amo il waterboarding

DEADLINE: Il tuo amico e collega Joel Surnow (creatore di 24, NdT) è un conservatore piuttosto noto, il che lo rende una specie di paria, a Hollywood. Eppure, è un produttore di successo. E tu? Da che parte stai?
GORDON: Sono registrato come Democratico. Però uno dei miei punti di forza come scrittore è un punto debole nella vita reale. Non amo la politica, o la polemica. Tendo a vedere tutti i lati di un problema come di pari peso. La mia paura è che un giorno su una lapide scriveranno: “Se la cavava con le parole, ma non con le opinioni”. Sono insoddisfatto da entrambi i partiti principali, oggi. Se ci fosse un candidato repubblicano che catturasse la mia immaginazione e mi ispirasse, voterei per lui in mezzo secondo. E lo stesso vale per i Democratici. Per me, è più una questione di persone, e non di partiti. E devo dire che sono deluso anche dalla nostra leadership. A questo punto, mi definisco Indipendente. Però credo che il modo in cui 24 ha gettato luce sulla tortura e sulla fobia dell’Islam abbia portato a tirare conclusioni su di me e su tutto lo staff dello show. Invece, gli sceneggiatori coprivano tutto lo spettro politico, e ci sono state diverse battaglie, nella writer’s room (la stanza dove gli sceneggiatori si ritrovano per discutere la storia, NdT), che non sono finite nella trama principale.

DEADLINE: Credi che i conservatori siano su una specie di lista nera, a Hollywood?
GORDON: “Ho molti amici conservatori fino all’osso, come Joel, e ho capito che esserlo può diventare molto difficile; e molti amici liberal non riescono a dare a quel punto di vista il credito che merita, ne sono sicuro. Ma secondo me non esiste una vera lista nera. E’ che a Hollywood c’è più gente orientata a sinistra che a destra, e la gente è campanilista e preferisce stare con altri che la pensano uguale. Ma non ho mai sentito la frase: non lo assumo perchè è conservatore.

 

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