Black Mirror

Cinque serie da non perdere

Da qualche anno i miei amici hanno cominciato a chiamarmi “la pusher delle serie”, per via della mia passione per le serie TV, che di sicuro qui è più che condivisa.

5 serie da vedere

Spesso mi chiedono di suggerirgli qualche serie “su misura”, ossia ricamata su profilo personale, gusti, tendenze, carattere, modo di vedere ecc. Insomma… una parola! La scelta di una serie TV è frutto di un insieme di fattori alchemici che alla fine danno come risultato o un profondo amore o indifferenza o, addirittura, un profondo odio. Quindi non è mica facile, eh! Certamente le proprie idee, le letture favorite, la visione politica e lo stile di vita sono tutti fattori che contribuiscono fortemente a tracciare un profilo di spettatore, e quelle sono le costanti ma poi tocca ammettere che ci sono le variabili… ecco, quelle sono imprevedibili e magari ti portano a scegliere una serie sulle favole pessimamente recitata che pure continui a vedere per qualche strambo motivo (storia personale). Quindi spesso ci azzecco, altre volte no. Da tutta questa premessa ho pensato che se scrivessi una lista delle serie davvero imperdibili che ho potuto vedere nel 2013, sicuramente il gusto di una buona fetta di voi lo incrocio, spero! E quindi eccole, le cinque serie da recuperare se non le aveste ancora viste. La maggior parte di loro è nata nel 2013, eccetto una che risale ad anni precedenti e che per me ha rappresentato una piacevole scoperta. (NB. L’ordine non è per apprezzamento).

Elisabeth Moss_Top of the Lake1. Top of the Lake (2013). Miniserie scritta da Jane Campion (recentemente chiamata a presiedere la giuria del prossimo Festival di Cannes) e Gerard Lee, trasmessa da Sundance Channel negli States, BBC2 in Inghilterra e UKTV in Australia e Nuova Zelanda. Vede come protagonista l’incredibile Elisabeth Moss (vincitrice del premio come miglior attrice in una miniserie ai Golden Globe 2014) nei panni di Robin Griffin, detective neozelandese che lascia momentaneamente gli States, dove lavora, per fare ritorno al paese di origine, dove si troverà ad indagare sulla sparizione di una bambina dodicenne, Tui Mitcham, incinta di cinque mesi. Sei episodi in tutto, durante i quali lo spettatore si confronterà con i temi della vita e della coscienza: il bene, il male, la doppiezza, la corruzione, il rimpianto, il peccato, lo scandalo, il trauma, la famiglia, la memoria, la sofferenza e la speranza. Un’eccellente Holly Hunter interpreta G.J., una guru sui generis accampata in una riserva chiamata Paradise, più per aspirazione che per dato di fatto, dove si rifugiano donne scampate ai peggiori traumi della propria esistenza. Il paesaggio mozzafiato della Nuova Zelanda la fa da padrone, in un dialogo costante con il paesaggio interiore di Robin che, attraverso la ricerca di Tui, riporterà alla luce parti di se stessa che ha sempre preferito rimuovere. Troveremo verdi vallate e fiumi gorgheggianti, ma anche aride pareti rocciose, bruma e campi brulli e tetri, così come l’anima non può essere sempre verde e assolata.

Rectify_the family2. Rectify (2013). Cominciamo col dire ‘cast spettacolare!’. Trasmessa da Sundance Channel e ideata da Ray McKinnon. Al centro della storia troviamo Daniel Holden (Aden Young) che viene rilasciato dal braccio della morte dopo diciannove anni di reclusione, grazie al riscontro di un vizio nella prova incriminante. Il dettaglio, quindi, è che non viene scagionato, ma rilasciato per mancanza di prove. Il crimine di cui fu accusato è lo stupro e l’assassinio dell’allora fidanzata. Daniel fa ritorno alla sua città d’origine, in Georgia, e si trova a dover fare i conti con la vita, quella vera, del tutto diversa dalla realtà che ha dovuto costruirsi mentalmente per vivere in una cella di due metri per tre e poter sopravvivere alla follia, alle allucinazioni, alla frustrazione e all’angoscia. Daniel sembra uscito da un sogno, o da un incubo; è del tutto assorto in quello che sembra essere un dialogo interiore, una sorta di presa di coscienza, mentre riprende i contatti con il resto dell’umanità, in primis la sua famiglia. Ruolo assolutamente preminente ha la sorella Amantha (Abigail Spencer, favolosa!) che ha sempre supportato il fratello, accanendosi sulla sua innocenza. La madre di Daniel nel frattempo si è risposata e così in scena entrano un patrigno, un fratellastro e una cognata acquisita (Adelaide Clemens) che sembra da subito entrare in sintonia con l’interiorità tutta unica di Daniel. L’ambiguità è l’elemento centrale della serie, non si cerca di delineare perfettamente la separazione tra i buoni e i cattivi. Si fa intravedere il dubbio, l’equivoco, il complotto, ma si lasciano nell’ombra i fautori di tutto ciò, concedendo qualche traccia di umana rabbia e cattiveria anche a Daniel, salvandolo dal ruolo del martire. È un viaggio nell’inconscio, nelle dinamiche familiari contorte e dolorose, nei dialoghi silenziosi, rimanendo al contempo un ottimo giallo con tutti gli elementi che fanno rimanere avvinghiati allo schermo. Buone notizie: la serie è stata rinnovata.

Black Mirror_ Waldo3. Black Mirror (2011). Serie televisiva britannica creata da Charlie Brooker e trasmessa da Channel 4. Due stagioni entrambe da tre episodi, ognuno slegato narrativamente dall’altro e autosufficiente. Unico filo conduttore che accomuna gli episodi è la degenerazione della tecnologia incastonata nella vita di tutti noi. Proiezioni futuristiche a confronto con le passioni e i vizi degli umani generano un mix esplosivo che sfocia nella tragedia e nell’amarezza. Una serie su cui si potrebbe parlare per ore, a partire dal classico e intramontabile conflitto tra Apocalittici e Integrati circa opportunità e minacce delle tecnologie moderne e dell’uso che se ne fa. Troveremo il lato oscuro dell’avere a portata di mano i propri e gli altrui ricordi, da poter scandagliare a piacimento in ogni momento. Vedremo l’aspetto inquietante dei reality show e come essi possono trasformare il mondo. Affronteremo il problema della morte apparentemente insolubile e degli avatar come surrogati emotivi. Vedremo una politica demagogica e populista al servizio dell’intrattenimento. Ci interrogheremo sui limiti dell’arte e poi su quelli della giustizia amministrata dal popolo. L’angoscia è un leit motiv, e ciò che più attanaglia non è la paura della tecnologia, credetemi, ma quella dell’uomo. Imperdibile.

Krugere & Bichir_The Bridge4. The Bridge (2013). Trasmessa dal canale FX e creata da Meredith Stiehm e Elwood Reid, The Bridge è un thriller/giallo (ma definirlo così è riduttivo) remake americano di una serie danese/svedese. I due protagonisti sono quelli che rendono la serie un gioiellino, il messicano Demián Bichir e la tedesca Diane Kruger. Se avete amato Homeland per l’interpretazione della Danes, cadrete in ipnosi per l’interpretazione della Kruger, tanto che arriverete al punto di chiedervi ‘ma ci fa o ci è?’. La storia prende il via dal ritrovamento, dopo un black out, di un cadavere posizionato perfettamente a metà tra il confine americano di El Paso e quello messicano di Ciudad Juarez. Questo porterà a un collaborazione forzata i due detective delle rispettive città, ognuno con il proprio modus operandi, non proprio da manuale nel caso del poliziotto messicano abituato ad avere a che fare con una criminalità efferata, modus vivendi messicano, e con omicidi insoluti a palate. Quello che connota questa serie come assolutamente meritevole è una narrazione completamente distinta da quella classica del genere e, anche qui, un’ambiguità che non permette mai di individuare definitivamente il bene ed il male. Molta attenzione viene posta alla caratterizzazione psicologica dei personaggi e ai rispettivi background. È inoltre una serie molto verosimile che offre uno spaccato quasi documentaristico sulla realtà del confine USA-Messico e sul traffico di droga, armi ed esseri umani. Se vista in parallelo alla lettura di ZeroZeroZero di Saviano, vi offrirà un quadro completo e desolante di ciò che (non) succede in quell’angolo di mondo dimenticato da Dio. I personaggi che girano intorno ai protagonisti sono indagati con attenzione e profondità, e spesso portano avanti filoni tematici paralleli e quasi del tutto autonomi dalla trama principale. I colpi di scena sono assicurati, ma senza quell’aura di americanità che siamo troppo abituati a trovare nei numerosi polizieschi che affollano i nostri palinsesti. L’attaccamento ai personaggi non è immediato e scontato, ma è negoziato episodio dopo episodio, attraverso momenti di perplessità, disappunto ed empatia. Per finire, la serie si conclude senza la classica cesura netta tra la prima stagione e la seconda, con l’eventuale conclusione del caso, ma si chiude invece con la dipanatura dei primi filoni tematici che probabilmente caratterizzeranno la seconda stagione. E sì, è stata rinnovata.

Melissa George_The Slap5. The Slap (2011). Magistrale. Miniserie australiana trasmessa dal canale ABC1 e basata sul soggetto dell’omonimo romanzo di Christos Tsiolkas. La narrazione è particolarissima perché in otto episodi inquadra da diverse prospettive gli effetti relazionali ed emotivi derivati da un unico evento: uno schiaffo dato, durante un barbecue tra amici, da un parente di un amico al figlio piccolo di una coppia. Ogni episodio prende il titolo dal nome di uno degli otto protagonisti coinvolti nello spiacevole episodio. Ma lo schiaffo sarà soltanto un espediente per esplorare il folto sottobosco delle insoddisfazioni umane, tanto all’interno della famiglia ampiamente intesa, quanto nella coppia… ambito spesso claustrofobico. Tradimenti, o tentativi di tradimenti, recriminazioni, morbosità materna, frustrazioni professionali, tortuosi compromessi familiari, tradizioni e persecuzioni, background insostenibili. Una carrellata di situazioni umane in cui prima o poi capita di rivedersi. Spunto di riflessione e di autoanalisi, questa serie posa con maestria e delicatezza l’accento sul travaglio della crescita di ogni essere umano, dall’adolescenza all’età adulta, alla vecchiaia. Dall’eterna difficoltà a stare bene con gli altri, alla continua lotta per convivere con se stessi. Insomma, otto episodi che valgono quanto una serie di sedute psicanalitiche. Davvero sublime e consigliatissima.  Ah… E Melissa George (Rosie)? Una dea camaleontica della recitazione!

Allora, cosa ne pensate? Ne avete vista qualcuna, e se sì, che impressione avete avuto?

Ovviamente i sottotitoli li trovate di seguito…offerti da ItaSA!

Top of the LakeRectifyBlack MirrorThe BridgeThe Slap.

Per incuriosire chi ancora non abbia visto uno di questi capolavori, vi lascio con i rispettivi trailer.

Buona visione!

 Valeria Susini

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Lola23

Lunatica, incasinata, perennemente indecisa, una ne faccio e mille ne penso. Quattro elementi chiave della mia vita: Famiglia, Mare, Etna, Scrittura. Le serie TV sono il Quinto Elemento, una vera e propria dipendenza, meglio farsene una ragione. Le mie preferite? Non chiedetemelo! Vabbè, ve ne dico 3: Six Feet Under, The Wire, Treme... Mad Men! Ah sono 4... Ve l'ho già detto che non so decidere?
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